La luce che illumina le genti

Domani è Natale. Una festa curiosa: la celebrazione cristiana ha soppiantato una solennità pagana, si è poi stemperata in un momento laico dedicato alla famiglia e ai buoni sentimenti, e rischia ora di soccombere di fronte alla religione imperante, il consumismo.

La ricorrenza potrebbe essere una splendida occasione per riordinare le idee e ricordare al mondo che «oggi, nella Città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore», ma l’occasione viene scartata da molti cristiani biblici per paura di sembrare pagani (sì, qualcuno teme ancora che guardare un abete decorato ci trasformi in druidi e sbirciare un banale presepe ci classifichi come idolatri), salvo poi festeggiare ufficiosamente e senza troppi imbarazzi in famiglia (purché, beninteso, nel corso della giornata non venga mai nominata la parola con “N”).

L’incoerenza dei cristiani biblici è surclassata dall’ipocrisia dei cristiani nominali: il Natale è ormai una festa che ha perso di vista il festeggiato ma non i regali, ha smarrito il messaggio di speranza in favore di un sordo cinismo, ha abbandonato il senso di solidarietà per dirigersi non verso la famiglia, ma verso un familismo sempre più egoista.

Insomma: sia come sia, ci sarebbe poco da festeggiare. Se non fosse che Natale è, e resta, una festa vera. Convenzionale quanto si vuole (anche il compleanno lo è, del resto), ma testimonianza di un fatto reale: la storia di una nascita che ha cambiato la Storia. Una nascita complicata dalle circostanze e minacciata da un re crudele, e allo stesso tempo onorata dai pastori e venerata dai Magi d’Oriente. Una nascita che ha permesso l’ingresso nella storia umana di Colui che avrebbe annunciato un messaggio di vita e dimostrato il suo amore per l’essere umano fino a morire per lui. E che ancora oggi gli tende la mano, in attesa di incontrare la sua.

«I miei occhi hanno visto la tua salvezza, che hai preparata davanti a tutti i popoli, luce che illumina le genti», esclamò il vecchio Simeone di fronte a Gesù neonato. Questo dovrebbe essere, il Natale; il resto sono chiacchiere. E allora, per quanto ci riguarda, viviamolo – serenamente e consapevolmente – per quel che è, lontani da logore polemiche e scintillanti distrazioni. Consapevoli della buona notizia che quella nascita ha portato in un mondo – allora come oggi – povero, cieco, disorientato. Una buona notizia che – allora come oggi – dà un senso all’esistenza e cambia la vita.

natale2016

Annunci

Pubblicato il 24 dicembre, 2016 su editoriali. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. Perche’ dovremmo celebrare una festa di cui non ci e’ stata ordinata l’osservanza? La Bibbia ci insegna a celebrare il Signore. Il Natale e’ una festa religiosa pervasa dal paganesimo. Non e’ piu’ saggio, invece, attenersi all’insegnamento della Bibbia ed a praticare il “non oltre quello che e ‘ scritto?”.
    Un fraterno saluto in Cristo. R. Paglia

  2. Caro fratello, il precetto “non oltre ciò che è scritto” è di fondamentale importanza quando si tratta di introdurre cose contrarie alla Parola di Dio. Ma siamo sicuri che voler ricordare il giorno della nascita del Signore sia una cosa dannosa e negativa? Direi che non è contrario alla Bibbia dato che tutti i cristiani evangelici in tutto il mondo festeggiano la nascita del Signore. Se qualcosa non è vietata apertamente dalla scrittura, né va contro l’insegnamento complessivo, abbiamo come guida la libertà cristiana insegnata da Paolo:«Uno stima un giorno più di un altro; l’altro stima tutti i giorni uguali; sia ciascuno pienamente convinto nella propria mente» (Romani 14). Vorrei portare alla tua attenzione un altro episodio biblico utile alla riflessione su questo tema, cito solo la conclusione:« Così l’ordine di Ester confermò l’istituzione dei Purim, e ciò fu scritto in un libro» (Ester 9:32). Gli Ebrei istituiscono una festa non prevista nella legge di Mosè, ma non vengono per questo condannati dal Signore. Anche la festa di Purim andava “oltre ciò che era scritto” e non era stata comandata da Dio, nonostante si fosse sotto l’AT, in un rigido sistema rituale. Un fraterno saluto anche a te! Giambattista

    • Il Natale, per il mondo, vuol dire mangiare, bere e divertirsi. Il riferimento al ricordo della nascita di Gesu’ e’ biblico. Tutto il paganesimo che invece, accompagna queste festivita’, no! Se Gesu’ avesse voluto la celebrazione della Sua nascita ce lo avrebbe detto. Celebrare il Signore e’la festa piu’ bella ed importante per il credente. Quanto agli esempi tratti dall’ Antico Testamento, vanno interpretati alla luce del Nuovo Testamento. Gli apostoli e la Chiesa del tempo apostolico, non hanno mai celebrato il Natale. Perche’ dovremmo farlo noi?

  3. Ringrazio entrambi; immagino che ognuno resterà sulle sue posizioni, quindi suggerisco di considerare chiusa la discussione.

    Per quanto riguarda la domanda posta da Paglia: leggendo il mio intervento noterà che non incoraggio a “celebrare” il Natale, quanto piuttosto a sfruttare questa ricorrenza per annunciare la Buona Notizia. “Serviti di ogni occasione”, dice l’apostolo Paolo: ed è proprio quello che – per quanto mi riguarda – desidero fare, anziché fermarmi a polemizzare su un passato che, grazie a Dio, non mi appartiene.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: