Archivio mensile:dicembre 2017

Diritti e responsabilità

Sui giornali è tempo di bilanci e previsioni, classifiche e proiezioni. Economia, politica internazionale, nuove tecnologie si intrecciano e portano il discorso verso i massimi sistemi, ma il 2018 riguarderà inevitabilmente anche la quotidianità spicciola; Mattia Feltri sulla Stampa ha voluto ribadire il concetto e immaginare che cosa potrebbe aspettarsi il nuovo anno da noi. «Io farò il mio dovere – afferma, secondo Feltri, il 2018 -: avrete tutti i giorni e tutti mesi che vi spettano, non uno di meno. E non uno di più. Ecco è questo il punto, questo mi aspetto da voi: che continuiate a parlare di diritti ma ricominciate a parlare di doveri, perché la libertà senza responsabilità non è democrazia, è dispotismo»

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Il principe e i perseguitati

Il principe Carlo è tornato a occuparsi di cristiani perseguitati, riportando l’attenzione sulla condizione dei credenti in Medioriente. «Provoca un dolore indicibile vedere quanto dolore e sofferenza devono sopportare i cristiani oggi, semplicemente a causa della loro fede», aggiungendo che «come cristiani ricordiamo naturalmente che il nostro Signore ci ha chiamato ad amare i nostri nemici e a pregare per coloro che ci perseguitano, ma per quanti si trovano di fronte a un tale odio e a una simile oppressione posso solo immaginare quanto debba essere incredibilmente difficile seguire l’esempio di Cristo».

Il vero protagonista

Claudio Magris alla vigilia di Natale si è cimentato in una riflessione sulla nascita di Gesù. «A Betlemme – scrive sul Corriere – non c’è posto per le renne di un rubizzo, allegrone e svampito Babbo Natale; non ci sono preparativi affannati e iracondi per le feste, né pranzi grevi che pesano sullo stomaco e sul cuore. Ci sono semplicemente una famiglia e alcuni nuovi improvvisi amici. Anche lui, il bambino, alcuni anni dopo, parlando con sua madre, chiamerà fratelli e sorelle i suoi amici, uniti a lui da un legame più forte del sangue viscoso. Non è venuto a fondare una nuova religione, ce n’erano già troppe, ma a cambiare la vita».

Natale 2017

“L’aurora dall’alto ci visiterà”: così venne annunciata la nascita di Gesù. Che il ricordo più vero di quella nascita possa rallegrare anche oggi la vita di chi ha incontrato e di chi cerca quella luce.

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Scherza con i pacchi

In Germania un noto settimanale fa satira perfino sul Natale, accostando la mania degli acquisti online alla nascita di Gesù: in una vignetta Giuseppe, di fronte alla consegna, dice a Maria: “Io non l’ho ordinato”, e Maria risponde: “Possiamo cambiarlo?”.

Magari farà ridere i tedeschi; di certo, ha notato qualcuno, è meno rischioso delle battute su altre religioni.

Genitori airbag

I genitori di oggi, scrive Antonella Baccaro sul Corriere, ritengono che per i figli sia «sempre troppo presto per soffrire. Il loro compito sembra quello di allontanare dai figli l’amaro calice, quale che sia. Quindi, per prima cosa, intercettano strazio, lo fanno proprio, si interrogano su come fare per circoscriverlo e talvolta, pur di riuscirci, passano all’azione attraverso qualche diversivo. Una cintura di protezione cui i figli si adattano senza protestare, pensando di fare meno fatica. E hanno ragione. La fatica arriverà dopo, quando si accorgeranno di non aver sviluppato l’enzima che serve a sciogliere il dolore e trasformarlo in energia».

Strati di bugie

Sul pericolo delle fake-news riflette la Stampa con un interessante articolo in cui Massimiliano Panarari spiega che «la fake news è come un “salsicciotto”, o un derivato cartolarizzato, dentro cui si trovano variamente assortiti molteplici strati di bugie plausibili, falsità non immediatamente percepibili e qualche elemento oggettivo, il tutto spesso innaffiato di abbondanti dosi di sensazionalismo ed emotività». A quel punto, in un’epoca di comunicazione orizzontale, «ogni  utente-prosumer può convertirsi in un volonteroso – talvolta, inconsapevole o ignaro –  ambasciatore delle menzogne a geometrie variabili apparecchiate dai persuasori occulti».

La tentazione che divide

“Dio non induce in tentazione”: sono bastate queste parole di papa Francesco per sollevare una polemica raccolta da tutti i quotidiani nazionali. Quella usata tradizionalmente nel mondo cattolico, ha rimarcato Bergoglio, “non è una buona traduzione”. In realtà, ricorda Andrea Tornielli sulla Stampa, «nell’ultima traduzione della Bibbia curata dalla Cei nove anni fa il testo è cambiato, anche se la formula della più conosciuta e diffusa preghiera cristiana recitata nelle chiese, per il momento, è rimasta quella di sempre». Tra l’altro, rileva il Corriere, lo stesso Bergoglio nel suo primo intervento pubblico – subito dopo l’elezione al soglio pontificio – recitò la versione che oggi considera inadeguata.

A opporsi all’innovazione linguistica è Camillo Langone sul Giornale: «peccato – polemizza – che la traduzione “non buona” sia addirittura di San Girolamo, padre e dottore della Chiesa», e all’obiezione sul fatto che «non è mai Dio a indurci in tentazione ma Satana», segnala che questa posizione stride «con numerosi episodi biblici»: dalla storia di Giobbe, «sottoposto a ogni genere di prove proprio per verificare se cederà alla tentazione di maledire Dio» ad Abramo, «esplicitamente messo alla prova», fino all’intero popolo di Israele.

Sia come sia, nessuno dei principali media ha pensato di approfondire la questione, altrimenti avrebbe scoperto che da secoli tutte le versioni evangeliche – Diodati, Riveduta, Nuova Riveduta – traducono quel passo con “non esporci alla tentazione”(per i più meticolosi: la nuovissima versione della Riforma, presentata a fine ottobre, si discosta invece dalla classica tradizione evangelica proponendo un inusuale “non metterci alla prova”).

Amare è la risposta

«Scelgo di non aver paura, di prendere il mio cuore e di averne cura. Scelgo di crescere il coraggio, passo dopo passo viaggio dopo viaggio. Scelgo di non aver timori, di vivere ascoltando e di guardare fuori. Scelgo di lasciare il suolo, prendere il respiro e librarmi in volo… Amare è la risposta, amare a dismisura: perché l’amore sempre caccerà via la paura». Non ha vinto ma ha convinto “Scelgo-My choice”, la canzone italiana proposta allo Junior Eurovision Song Contest, un brano dalla melodia elegante e con un testo dai sentori biblici (probabilmente non sarà un caso che tra gli autori ci sia Stefano Rigamonti).

Clima propizio

Secondo una ricerca scientifica la temperatura media che garantisce una vita migliore si aggira attorno ai 22 gradi. Il tepore renderebbe infatti «più coscienziosi, socializzanti, estroversi, ben disposti e soprattutto più emotivamente stabili di chi vive in località più fredde o più calde rispetto a quel valore». I luoghi ideali dove vivere, suggerisce il Corriere, sarebbero città come Sciacca, Reggio Calabria o Bari. Peccato solo per il traffico, come diceva quello.