Pretese digitali

Negli ultimi giorni sono salite ai (dis)onori delle cronache le proteste degli utenti abusivi di Spotify, una piattaforma che consente l’ascolto di musica online. Il problema si è posto quando l’azienda ha avuto l’ardire di sollecitare quanti utilizzavano la versione premium (10 euro al mese) senza pagare: gli utenti si sono scatenati contro quella che hanno visto come un’ingiustizia o una truffa, ribaltando la prospettiva tra vittima e carnefice e ribadendo, di fatto, l’orgoglio di derubare la società, in nome di un teorico diritto alla gratuità. Un atteggiamento assurdo che non tocca solo Spotify, ma l’approccio degli utenti a ogni aspetto della rete: «a furia di regalare contenuti nel digitale – riflette Gigio Rancilio – il sistema non ha fatto crescere degli utenti o un pubblico ma ha fatto regredire molti adulti nel ruolo di bambini viziati che devono avere tutto ciò che desiderano senza alcuno sforzo o esborso. Gente che pretende. E se non ottiene subito ciò che vuole alle sue condizioni, protesta, offende, attacca, stronca. Senza mai sentire ragione. Senza mai farsi non dico un esame di coscienza ma almeno una domanda: non è che stavolta ho torto?». E persone di questo genere, conclude con una punta di amarezza, «spesso si comportano così in ogni ambito della vita».

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Pubblicato il 9 marzo, 2018 su guida alla settimana. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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