Archivio mensile:giugno 2018

Concorsi di colpa

Ha sollevato un certo allarme a Civitanova Marche il gesto di una donna che, dopo essere entrata in un bar, ha iniziato a declamare versetti della Bibbia. Qualcuno, forse un po’ troppo ansioso, ha temuto si trattasse di una terrorista e ha chiamato la Polizia, che con il suo intervento ha svelato l’arcano: la donna – una nigeriana incensurata e in regola con il permesso di soggiorno – semplicemente era solita usare questo sistema per diffondere la Bibbia.

Purtroppo, come spesso accade, gli equivoci nascono in concorso di colpa: se da un lato suona singolare che nessun avventore del bar abbia riconosciuto le parole delle Sacre Scritture – e tanto più sorprende che qualcuno le abbia addirittura scambiate per sure del Corano – dall’altro risulta improvvido il gesto di chi, evidentemente, allo zelo per la Bibbia dimentica di abbinare la conoscenza, se non altro la conoscenza degli usi e costumi del luogo in cui vive (e di un momento storico in cui un proclama fuori contesto può sollevare notevole preoccupazione).


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Le colpe di un successo

“Se Fabrizio Corona è un eroe è colpa nostra“: Alberto Mattioli sulla Stampa punta il dito su una verità che, forse, preferiamo non vedere. Il noto e controverso personaggio non ha mai perso la sua baldanza nonostante le sue disavventure professionali e giudiziarie, e pochi giorni fa è tornato in tv, protagonista di una trasmissione che ha ripercorso la sua vicenda tendendo a esaltare il suo rocambolesco percorso di vita.

Nulla di assurdo, dato che l’inversione dei valori in tv è ormai un dato di fatto, e perfino i camorristi di Gomorra tendono a diventare eroi; tuttavia, spiega Mattioli, è troppo comodo «strillare sui social o vergare pensosi e penosi commenti contro la tele-assoluzione quasi glorificazione di Corona, approdato in tivù non nonostante sia un pregiudicato, ma appunto perché lo è». La colpa, nota Mattioli, «è tutta nostra. La colpa è di chi l’altra sera non ha cambiato canale, delle tricoteuses da rotocalco, dei voyeur del trash, di chi davvero si interessa a personaggi di questo livello». La libertà di La7 e del compiaciuto conduttore nello scegliere gli ospiti non si discute. Proprio come è indiscutibile la libertà, da parte degli spettatori, di opporre a quella scelta – o a qualunque altra – una infastidita sorpresa, un indifferente disinteresse, uno sdegnato oblio.


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Citazioni interessate

Un versetto della Bibbia è al centro delle polemiche di questa settimana. Il ministro Salvini decide di rifiutare l’attracco alla Aquarius, nave che trasporta decine di migranti soccorsi davanti alle coste libiche; lo stallo, reso più critico dal contestuale rifiuto di Malta, alla fine è stato superato grazie alla disponibilità spagnola, e a quel punto è partito un tutti contro tutti: l’Italia ha ribadito la sua posizione (“non possiamo pensarci sempre noi”), Malta se n’è lavata le mani citando le leggi internazionali (che, sembra, non sono così chiare), la Spagna ha fatto la figura migliore ma si è sentita rinfacciare che nelle sue enclave di Ceuta e Melilla segue una politica decisamente meno generosa, la Francia ha criticato pesantemente l’Italia ed è stata a sua volta rimbrottata («No, monsieur le president: lezioni da altri, ma da lei proprio no», ha scritto Enrico Mentana).

In mezzo al bailamme i detrattori di Salvini si sono scatenati rilanciando le celebri parole di Gesù: «Ero straniero e non mi avete accolto» (Matteo 25,43), leit motiv riproposto anche da Gianfranco Ravasi, che a sua volta non si è salvato dalla gragnuola di critiche da parte di chi, evidentemente, considera colma la misura dell’ospitalità italica. I sostenitori dell’accoglienza hanno replicato che chi sbandiera il vangelo in campagna elettorale come garanzia dei propri valori non può poi condannare chi lo usa per commentare le mosse derivate da quei valori; e così via, in un crescendo rossiniano di slogan, generalizzazioni e insulti.

A lasciare perplessi, a margine di questo fitto scambio, non è tanto la dialettica da social, quanto piuttosto l’abitudine, ormai ampiamente diffusa, di fare un uso partigiano delle parole di Gesù utili ad accreditare il proprio pensiero, dimenticando i restanti risvolti della sua predicazione e, va da sé, il senso stesso del suo messaggio.


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Giuramenti mancati

La Spagna ha un nuovo premier: Mariano Rajoy ha ceduto il passo al socialista Pedro Sanchez, che si è distinto da subito per essere stato il primo – lo hanno rilevato Corriere, Repubblica, StampaGiornale – ad aver giurato senza una Bibbia sul tavolo. Anzi: stando al Manifesto, l’ateo Sanchez non ha nemmeno “giurato”, ma semplicemente “promesso”: una scelta che, per eterogenesi dei fini, è molto più biblica di quanto sembri.

Verso il cambiamento

Dopo una serie di colpi di scena, giravolte, mosse tattiche e voltafaccia, a tre mesi dalle elezioni abbiamo un governo: il nuovo presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha giurato insieme ai suoi ministri e iniziato a lavorare per il cambiamento che campeggia nel frontespizio dell’accordo tra gli ex contendenti (divisi da una differenza di prospettive espressa plasticamente già nel modo di definire quelle pagine, che per gli uni sono “programma”, per gli altri “contratto”).

La fase delle valutazioni preventive lascia il posto al momento delle speranze (con qualche eccezione): «speriamo che il Governo che giurerà oggi – scriveva Francesco Riccardi ieri su Avvenire – ci sorprenda per l’equilibrio, la competenza e la misura ben conosciute e riconosciute in alcune delle personalità che ne sono parte. Perché l’indecente canea scatenata contro il saggio e paziente presidente Sergio Mattarella nelle ore successive al primo tentativo di formare una compagine giallo-verde dà la misura dei miasmi che ancora aleggiano e che potrebbero tornare ad avvelenare il clima delle prossime settimane e mesi».