Archivio mensile:settembre 2018

Consumatori a tempo pieno

Riposo domenicale: torna ciclicamente in primo piano la discussione sull’apertura dei negozi e dei centri commerciali nelle giornate festive, e stavolta è Luigi di Maio ad agitare la minaccia di fare marcia indietro rispetto alla liberalizzazione introdotta dal governo di Mario Monti. Non è del tutto chiaro se per il leader dei Cinque Stelle sia una battaglia di principio o di convenienza (anche solo, come sostengono i più maliziosi, per deviare l’attenzione dalle tematiche più critiche attualmente sul tappeto), ma la questione riporta in evidenza il senso di «un Settimo Giorno dedicato al riposo», che come rileva Michele Serra su Repubblica, «ha qualcosa di catto-comunista» perché «si celebra la momentanea abdicazione del primato del profitto, il fedele può finalmente pregare, il salariato finalmente riposare. La compravendita è sospesa. La macchina del Capitale, almeno per un attimo, fa finalmente silenzio». E di fronte a questa prospettiva, nota Serra, «si può non condividere la suggestione, ma non la si può negare». Il dibattito procede a schieramenti variabili: se i detrattori agitano il rischio di migliaia di posti di lavoro in meno, qualche supermercato furbo ha scartato verso la tradizione, dichiarandosi a favore della famiglia (ma lo hanno fatto anche le Coop). Senza voler fare paragoni anacronistici, i diversamente giovani ricorderanno che dieci anni fa i negozi, alla domenica, erano chiusi, e che nel secolo scorso esisteva addirittura uno stop obbligatorio infrasettimanale. Il problema quindi forse non è tanto l’apertura festiva – che talvolta può rivelarsi un sollievo per le nostre esistenze sempre più affannate – ma la ragione che ci ha spinto a trasformarci in consumatori a tempo pieno.


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Valori lontani

Il momento degli addii a John McCain e Aretha Franklin ha monopolizzato i commenti e le riflessioni di questa settimana: i funerali all’eroe di guerra e alla regina del soul ben hanno rappresentato l’affetto del Paese per due figure che lo hanno accompagnato attraverso decenni intensi, aiutando a forgiare la narrazione popolare degli USA contemporanei. Personaggi talmente significativi che sono stati in grado di parlare alla Nazione anche dopo la loro scomparsa: «nel contesto iper-polarizzato attuale – scrive America 101 -, la morte di McCain ha stimolato una riflessione sui valori fondamentali della democrazia americana, ed è servita come un momento unificante per tutti i suoi cittadini, indipendentemente dal colore politico… Secondo alcuni, il comportamento di Trump in questa situazione esprime la sua incapacità di / indisponibilità ad assumere il ruolo di leader morale del paese. In questo contesto, McCain ha esercitato quel ruolo in via postuma». In altre parole, per dirla con Federico Rampini, l’ultimo giorno di agosto è stato «una giornata in cui improvvisamente l’America si è ricordata di quello che può essere, di quello che è stata: tutti i valori più nobili che l’hanno tenuta insieme per generazioni, senza distinzione di colore politico, e che oggi sembrano lontanissimi».


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Il capitano gentiluomo

Si è spento a 81 anni il senatore americano John McCain, già candidato repubblicano alla presidenza USA e, prima ancora, a lungo prigioniero di guerra in Vietnam (dove, per i suoi compagni di sventura, si improvvisò anche pastore): da anni in cura per un tumore al cervello, ha deciso di sospendere le cure per “aspettare la fine alla sua maniera”, spegnendosi poi nel giro di poche ore. Amici e avversari politici lo descrivono come un uomo corretto, onesto e discreto, capace di collaborare per il bene del Paese anche con chi la pensava in maniera diversa dalla sua e di dissociarsi da chi tentava di attaccare le persone anziché le loro idee (celebre l’occasione in cui, a un dibattito elettorale, ha tolto la parola a una donna che stava criticando Obama, suo avversario alle Presidenziali nel 2008).

Dopo il saluto tributatogli dall’Arizona la salma è stata traslata a Washington, dove è stata allestita la camera ardente (qui il video della commemorazione) nella sede del Congresso federale (un onore riconosciuto a pochissimi americani, tra cui di recente Billy Graham), in attesa dei funerali di Stato che si terranno presso la cattedrale cittadina; alla cerimonia sono previste le orazioni funebri degli ex presidenti Barack Obama e George W. Bush, a testimonianza dell’apprezzamento trasversale che la figura di McCain riscuoteva; lo stesso Obama ha già espresso parole particolarmente generose verso colui che, nel 2008, si confrontò con lui alle Presidenziali.

Da registrare, con rammarico, che mentre tutta l’America si è stretta nel lutto nazionale attorno a uno dei suoi simboli e mentre perfino dal Vietnam giungevano parole di cordoglio, dalle nostre parti i social sono esplosi in maniera perfino più feroce del solito nei confronti del defunto (prendete nota, questa settimana sono tutti esperti di storia americana), lambiccandosi in complottismi e insulti che, una volta, il buonsenso avrebbe fermato almeno per qualche ora.


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