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Religioni improvvisate

Quali sono le caratteristiche in grado di distinguere, almeno sul piano legale, una religione vera da una fede inventata di sana pianta? Una domanda che ci si è posti a lungo quando esordì Scientology, e che è tornata in evidenza in tempi di pastafarianesimo, una dottrina piuttosto bizzarra creata nel 2005 a tavolino – non senza una certa dose di ironia – da un pensatore che, evidentemente, voleva minare la credibilità delle religioni rivelate. Nel tempo il pastafarianesimo ha ottenuto un parziale riconoscimento in diversi Paesi, ancorché limitato alla possibilità di sfoggiare un certo abbigliamento nelle foto inserite sui documenti d’identità o di ricevere l’autorizzazione alla celebrazione di matrimoni naif.

Ora però il gioco pare finito, almeno nei Paesi Bassi: «una corte olandese – segnala Antonio Gurrado sul Foglio – ha sancito che il pastafarianesimo manca di serietà e coerenza sufficienti ad annoverarlo fra le fedi», ponendo nel contempo alcuni punti fermi che, forse, faranno scuola anche nei Paesi che si erano lasciati abbindolare dalla pretesa della sacralità prêt-à-porter.


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Interessi convergenti

Dodici braccianti stranieri sono morti nel foggiano a distanza di pochi giorni in due incidenti stradali, mentre venivano trasportati – in condizioni evidentemente del tutto insicure – tra i campi e le baracche dove alloggiavano. Immancabile l’indignazione generale, condita dalle parole di prammatica che la politica non può non elargire a piene mani in occasioni come questa, insieme alla promessa di inasprire leggi e fare piena luce. Che nel profondo sud (ma anche al nord) le condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori irregolari – italiani e stranieri – siano vergognose pare ormai difficile da contestare. Ma la risposta, riflette su Repubblica Carlo Petrini, non passa per la politica: «immagino – scrive il fondatore di Slow Food – sia capitato a tutti di trovare, nella propria cassetta postale, “volantini” di ipermercati, supermercati e discount che pubblicizzano prodotti sottocosto, sconti imperdibili e altre meraviglie. A leggere determinati prezzi si rimane a bocca aperta, ma cosa c’è dietro tutto questo?».

Colpa della grande distribuzione e forse delle leggi (che, quando ci sono, rimangono comunque inapplicate), ma – in fondo – anche del cliente che approfitta di prezzi impossibili. Del resto il consumatore, fatalmente, farà sempre quello che ritiene il proprio interesse, almeno fino a quando non capirà che il suo interesse non è così distante da quello dei braccianti: i prodotti ultraeconomici spesso non vengono trattati molto meglio dei lavoratori utilizzati per raccoglierli o produrli. La mucca pazza o il metanolo qualcosa dovrebbero aver insegnato.


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Deja vu religiosi

Sapete chi sono i salafiti? Se vi sfugge potete fare il punto con questo utile articolo di Oasis, che presenta il movimento, il suo credo, le differenze rispetto ai sunniti e il suo approccio teologico. Scorrendo l’approfondimento si scopre un movimento fondamentalista, letteralista (“tornare alle fonti” è la parola d’ordine), contrario alle innovazioni teologiche che travalichino il testo sacro e scettico sulle interpretazioni analogiche, unico alfiere della verità tra tutte le correnti islamiche; i salafiti si considerano stranieri in questo mondo, si sentono chiamati a purificare la dottrina (altrui), si dicono contrari a ogni festività non strettamente scritturale, incluso il natale (di Maometto, ovviamente). E, nonostante un approccio così granitico, si presentano piuttosto frammentati. Insomma, per essere un movimento islamico provoca un curioso senso di deja vu.


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Mezzo secolo senza Guareschi

Cinquant’anni fa, il 22 luglio 1968, moriva lo scrittore e giornalista Giovannino Guareschi, artista versatile che divenne noto al grande pubblico in particolare come autore della saga di Don Camillo e Peppone. Un lascito che ancora oggi fa riflettere: impossibile non provare una punta di malinconia di fronte al racconto divertito di un’Italia ormai perduta (citato come esempio anche da personaggi insospettabili), figlia di un tempo in cui le posizioni ideologiche si confrontavano in maniera determinata, ma alla fine sapevano trovare l’elasticità necessaria a garantire a tutti una convivenza dignitosa sotto lo stesso cielo.

All’Italia di oggi manca l’ironia di Guareschi, che danzava sull’immaginario senza mai scivolare nel sarcasmo o nella volgarità. Ma, forse, manca soprattutto l’umanità di Don Camillo e Peppone.


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Un Chicco di ironia

Polemiche per il nuovo spot della Chicco, ironico e brillante, che lancia un messaggio di questi tempi piuttosto coraggioso: fate figli. Messaggio ovviamente interessato, che ha prodotto negli entusiasti e nei detrattori un curioso doppio salto nel passato: c’è stato chi, tornando a novant’anni fa, si è entusiasmato per quel “facciamolo per l’Italia”, eletto a slogan contro la incipiente “sostituzione etnica”, e chi invece – con un linguaggio vecchio di mezzo secolo – lo ha contestato ritenendo che la campagna “metta il naso nei diritti riproduttivi”.

Comunque sia, tra critiche e lodi, la campagna è di impatto. E lo spot merita un’occhiata.


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A casa nostra

A Pontida si è celebrata la svolta di una Lega che dalla Padania si allarga a tutta la Penisola. Non sono mancati i soliti elementi folkloristici e qualche slogan sopra le righe, come quello – riportato dai giornali – di una giovane signora che, in un cartello scritto a mano, sintetizzava spiccia: “se non vuoi il crocifisso torna al tuo Paese”. Se la signora ci concede l’ardire, saremmo lieti di scoprire dove debbano andare tutti gli italiani doc – absit iniuria verbis -, la cui storia familiare e personale non ha mai dato segni di cedimento rispetto alla propria appartenenza, ma che per una questione di fede che la signora probabilmente nemmeno concepisce (anche se, curiosamente, fa riferimento proprio al Vangelo sventolato appena qualche mese fa dal suo leader) non possono riconoscersi in quell’immagine brandita con tanto orgoglio. Per carità, non si fraintenda: non è una polemica politica. Il discorso sovranista è legittimo come ogni altro pensiero strutturato, purché rispetti il principio di umanità e, possibilmente, abbia una sua coerenza di fondo. Insomma, purché eviti di fare di tutta l’erba un Fascio.


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Concorsi di colpa

Ha sollevato un certo allarme a Civitanova Marche il gesto di una donna che, dopo essere entrata in un bar, ha iniziato a declamare versetti della Bibbia. Qualcuno, forse un po’ troppo ansioso, ha temuto si trattasse di una terrorista e ha chiamato la Polizia, che con il suo intervento ha svelato l’arcano: la donna – una nigeriana incensurata e in regola con il permesso di soggiorno – semplicemente era solita usare questo sistema per diffondere la Bibbia.

Purtroppo, come spesso accade, gli equivoci nascono in concorso di colpa: se da un lato suona singolare che nessun avventore del bar abbia riconosciuto le parole delle Sacre Scritture – e tanto più sorprende che qualcuno le abbia addirittura scambiate per sure del Corano – dall’altro risulta improvvido il gesto di chi, evidentemente, allo zelo per la Bibbia dimentica di abbinare la conoscenza, se non altro la conoscenza degli usi e costumi del luogo in cui vive (e di un momento storico in cui un proclama fuori contesto può sollevare notevole preoccupazione).


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Le colpe di un successo

“Se Fabrizio Corona è un eroe è colpa nostra“: Alberto Mattioli sulla Stampa punta il dito su una verità che, forse, preferiamo non vedere. Il noto e controverso personaggio non ha mai perso la sua baldanza nonostante le sue disavventure professionali e giudiziarie, e pochi giorni fa è tornato in tv, protagonista di una trasmissione che ha ripercorso la sua vicenda tendendo a esaltare il suo rocambolesco percorso di vita.

Nulla di assurdo, dato che l’inversione dei valori in tv è ormai un dato di fatto, e perfino i camorristi di Gomorra tendono a diventare eroi; tuttavia, spiega Mattioli, è troppo comodo «strillare sui social o vergare pensosi e penosi commenti contro la tele-assoluzione quasi glorificazione di Corona, approdato in tivù non nonostante sia un pregiudicato, ma appunto perché lo è». La colpa, nota Mattioli, «è tutta nostra. La colpa è di chi l’altra sera non ha cambiato canale, delle tricoteuses da rotocalco, dei voyeur del trash, di chi davvero si interessa a personaggi di questo livello». La libertà di La7 e del compiaciuto conduttore nello scegliere gli ospiti non si discute. Proprio come è indiscutibile la libertà, da parte degli spettatori, di opporre a quella scelta – o a qualunque altra – una infastidita sorpresa, un indifferente disinteresse, uno sdegnato oblio.


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Citazioni interessate

Un versetto della Bibbia è al centro delle polemiche di questa settimana. Il ministro Salvini decide di rifiutare l’attracco alla Aquarius, nave che trasporta decine di migranti soccorsi davanti alle coste libiche; lo stallo, reso più critico dal contestuale rifiuto di Malta, alla fine è stato superato grazie alla disponibilità spagnola, e a quel punto è partito un tutti contro tutti: l’Italia ha ribadito la sua posizione (“non possiamo pensarci sempre noi”), Malta se n’è lavata le mani citando le leggi internazionali (che, sembra, non sono così chiare), la Spagna ha fatto la figura migliore ma si è sentita rinfacciare che nelle sue enclave di Ceuta e Melilla segue una politica decisamente meno generosa, la Francia ha criticato pesantemente l’Italia ed è stata a sua volta rimbrottata («No, monsieur le president: lezioni da altri, ma da lei proprio no», ha scritto Enrico Mentana).

In mezzo al bailamme i detrattori di Salvini si sono scatenati rilanciando le celebri parole di Gesù: «Ero straniero e non mi avete accolto» (Matteo 25,43), leit motiv riproposto anche da Gianfranco Ravasi, che a sua volta non si è salvato dalla gragnuola di critiche da parte di chi, evidentemente, considera colma la misura dell’ospitalità italica. I sostenitori dell’accoglienza hanno replicato che chi sbandiera il vangelo in campagna elettorale come garanzia dei propri valori non può poi condannare chi lo usa per commentare le mosse derivate da quei valori; e così via, in un crescendo rossiniano di slogan, generalizzazioni e insulti.

A lasciare perplessi, a margine di questo fitto scambio, non è tanto la dialettica da social, quanto piuttosto l’abitudine, ormai ampiamente diffusa, di fare un uso partigiano delle parole di Gesù utili ad accreditare il proprio pensiero, dimenticando i restanti risvolti della sua predicazione e, va da sé, il senso stesso del suo messaggio.


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Giuramenti mancati

La Spagna ha un nuovo premier: Mariano Rajoy ha ceduto il passo al socialista Pedro Sanchez, che si è distinto da subito per essere stato il primo – lo hanno rilevato Corriere, Repubblica, StampaGiornale – ad aver giurato senza una Bibbia sul tavolo. Anzi: stando al Manifesto, l’ateo Sanchez non ha nemmeno “giurato”, ma semplicemente “promesso”: una scelta che, per eterogenesi dei fini, è molto più biblica di quanto sembri.