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Vite d’azzardo

Che i soldi non facciano la felicità è una certezza. Che vincere alla lotteria possa portare più svantaggi che vantaggi, è stato segnalato molte volte: giocare d’azzardo rilascia endorfine e quindi può portare a una dipendenza, e anche chi ne fosse immune rischia di non resistere al meccanismo della rivalsa (“devo recuperare quel che ho perso”), trascinato in un pozzo senza fondo di giocate senza esito, fino a ritrovarsi sul lastrico.

Insomma, che il gioco d’azzardo sia una piaga sociale e tenersene lontani sia meglio è fuori di dubbio: paradossalmente lo ammettono a mezza bocca perfino alcuni gestori di lotterie istantanee, casinò online e affini, nel momento in cui raccomandano di “giocare responsabilmente”.

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Suocera si diventa

Un corso educativo per suoceri: è la proposta della curia udinese, che ha organizzato «un vero e proprio corso per educare le suocere a non fare le “suocere”».

Consapevoli che tre matrimoni su dieci (ma, in certe zone, addirittura il 50%) naufraga anche a causa di interferenze che provengono dalle famiglie d’origine dei coniugi, l’arcidiocesi ha deciso di proporre, in collaborazione con tre psicologhe, alcuni incontri su temi per niente scontati: “E vissero felici e contenti. Relazioni familiari tra illusioni e realtà”, “A pranzo con i miei. Storie di ordinaria amministrazione”, “Mi tieni il bambino? La solidarietà tra generazioni”.

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Se anche Bill dice basta

Se si è stufato lui, figurarsi noi. Bill Gates, fondatore dell’informatica di consumo, autore dei programmi e dei problemi dei nostri computer, annuncia la sua decisione di lasciare Facebook: il suo profilo sul social network più diffuso al mondo, infatti, era diventato ingestibile, con le diecimila richieste di amicizia che lo hanno raggiunto.

«Mi sono reso conto che si trattava di un’enorme perdita di tempo… Era diventato ingestibile, alla fine ho dovuto rinunciare» ha spiegato.

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Fine e principio

Siamo arrivati al 31 dicembre. E, come ogni anno, viene spontaneo lanciare uno sguardo a quello che è successo nel corso dell’anno che si sta concludendo.

Lo abbiamo fatto stamattina in onda, come nostra abitudine, sfogliando le notizie di evangelici.net, che nel suo piccolo ormai da cinque anni segue l’impegno di informare i cristiani su quello che avviene nel mondo e, in tutto o in parte, li riguarda.

Come ogni anno, il 2008 non fa eccezione: fatti tristi, drammatici, penosi si alternano a situazioni gioiose, positive, costruttive che offrono buone speranze per il futuro. Non possiamo non cominciare ricordandoci dei nostri fratelli che soffrono. E il 2008, come gli anni precedenti, ha visto un continuo, martellante assalto alla libertà di espressione e di culto dei cristiani nel mondo.

Un mondo piccolo, accomunato dalla persecuzione. Già a gennaio piangevamo i cinquanta cristiani morti in Kenia a seguito dell’incendio della loro chiesa, e la situazione non è per niente migliorata con il passare dei mesi, con una lunga fila di tragedie e persecuzioni dalla Nigeria all’Iraq, dall’Iran alla Cina, dalle Filippine all’Arabia Saudita, dall’India al Bangladesh, per citare solo alcuni dei Paesi interessati. Ma potremmo estendere l’elenco anche alla civilissima Milano, dove una chiesa viene regolarmente vessata dai vandali, e solo a distanza di anni comincia a vedere un intervento da parte delle autorità.

Non sono mancate anche le buone notizie. Abbiamo assistito alle testimonianze pubbliche di personaggi noti, sportivi in primo luogo, ma anche artisti: Ornella Vanoni, per esempio, nel cinquantenario del suo esordio musicale, ha avuto occasione di parlare ampiamente della sua fede e del suo rapporto con Dio. Ma anche il giornalista Magdi Allam e il leader pentito delle “Bestie di Satana”, Andrea Volpe.

Tra tante notizie distorte in relazione alla fede cristiana e al mondo evangelico non sono mancate alcune soddisfazioni: a livello nazionale si sono visti servizi televisivi su chiese e gruppi musicali; sul piano internazionale non si può non ricordare con soddisfazione l’ampio spazio dato a Rick Warren per la sua intervista doppia con Obama e Mc Cain, sfociata poi nell’invito del pastore alla cerimonia di insediamento del nuovo presidente.

Molto più in piccolo è capitato anche a noi di evangelici.net l’occasione di parlare di Dio in diretta a Chi l’ha visto, in occasione di una triste vicenda di cronaca nera cui – purtroppo – ancora non si è giunti a capo.

Abbiamo dimenticato sicuramente più di qualcosa, ma dobbiamo fermarci qui, per non rischiare di sforare nel 2009.

Perché ormai ci siamo: tra poche ore saremo tutti, o quasi tutti, intenti a festeggiare il nuovo anno che viene.
Non dimentichiamoci di rimanere responsabili, sobri, esemplari nel nostro comportamento. Di essere degni figli di degno Padre.

E poi, una volta smaltite le ore di sonno rimaste in sospeso, cominciamo bene il 2009.
Non dimentichiamoci di chi soffre. Come abbiamo visto non sono pochi, nel mondo, a subire privazioni e vessazioni a causa della loro fede: che, è bene ricordarlo, è anche la nostra fede.

Non dimentichiamoci di chi ci sta attorno: il mondo ha perso di vista i suoi valori, i suoi principi, i suoi punti di riferimento. Ed è disorientato, stanco, disilluso. Ha fame, sete di qualcuno che possa dargli una speranza. Quel qualcuno siamo noi: perché non siamo stati posti a caso nella città, nella cerchia di amicizie, nella posizione (professionale, umana, politica) in cui ci troviamo.

Non dimentichiamoci che la fede nasce e si rafforza nel rapporto quotidiano, costante, intimo con Dio. Dio ci ama come siamo, ma ci vuole per sé. Sta a noi impegnarci in questa sfida per essere più vicini a lui, consapevoli che è il meglio per noi.

Non dimentichiamoci che viviamo nel 2009. E il 2009 non è il 1959. E nemmeno il 1979 o il 1999. Non cambia solo il modo di vestire, il colore di moda, i tormentoni musicali.
Ogni anno ha il suo linguaggio, i suoi mezzi di comunicazione, i suoi modi e strumenti. Il nostro messaggio è sempre lo stesso: c’è speranza in Gesù Cristo. Ma dobbiamo comunicarlo a persone diverse rispetto a dieci anni fa. Forse più deluse, forse incattivite. O forse più furbe, più colte, più preparate. In ogni caso, diverse.

Non trattiamo il 2009 come un anno qualsiasi. Sarà un anno importante, nel bene e nel male. Lo sarà perché siamo chiamati a farlo diventare importante. Non perdiamo il tempo che ci resta, sia poco o tanto. Non perdiamo le opportunità che abbiamo. Non sprechiamo i talenti, i doni su cui possiamo contare. Diamoci da fare. Che il 2009 sia un anno di impegno cristiano senza riserve, di intensa comunione – perché solo insieme si possono ottenere risultati -, di solidarietà, di riflessione, di onestà intellettuale. Per comprendere il punto a cui siamo arrivati, per riconoscere i nostri limiti e, con l’aiuto di Dio e dei nostri fratelli, superarli. Che il 2009 sia davvero tutto questo.

In questo caso sarà, davvero, un buon 2009.

Buona fine e buon principio a tutti. A chi festeggia, a chi riposa, a chi lavora. A chi spera e a chi prega. A chi si affida a Dio con tutto il suo cuore, e a chi sta imparando a farlo.

Noi ci fermiamo qui. Speriamo di avervi fatto buona compagnia. Anche scomoda, a volte, richiamando all’impegno cristiano e alla coerenza. Tutto quello che abbiamo fatto e detto, lo abbiamo fatto e detto con il cuore. Speriamo che sia servito.

Dio vi benedica.