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Rapporti alla pari

Per un cristiano c’è sempre da imparare dalla realtà ebraica. Sul piano culturale, certo, ma anche relazionale.

La visita di Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma è stata definita storica. Al di là dei contenuti, da parte della comunità ebraica spiccava un approccio da cui, forse, anche la realtà evangelica dovrebbe prendere esempio.

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Bellezze a confronto

Può esistere un concorso di bellezza in cui l’estetica non giochi un ruolo dominante?

Se la vostra risposta è “no”, sappiate che vi state sbagliando. Ma non fatevene una colpa, le nostre convinzioni nascono dalla società in cui viviamo: siamo occidentali, e nella nostra società la forma (fisica) risulta determinante in molte aree della vita.

Non è così ovunque, però – e questo, per inciso, dimostra che dovremmo smetterla di considerarci al centro dell’universo, e soprattutto di crederci i migliori -: in Arabia Saudita sono capaci di organizzare un concorso di bellezza, o meglio un reality, cui partecipano centinaia di ragazze coperte dalla testa ai piedi. Spiccano solo gli occhi, e qualcuna delle giurate (tutte donne, va da sé) particolarmente schizzinosa sostiene che si dovrebbero oscurare anche quelli.

Le valutazioni delle candidate si basano su qualcosa che noi europei abbiamo dimenticato: ciò che uno è dentro, ciò in cui una persona crede, come si comporta. Blanditi dai guru del relativismo abbiamo cancellato dal nostro immaginario tutto ciò che c’era di nobile, profondo, significativo, e che proprio per questo poteva apparire poco politicamente corretto.

In Arabia Saudita, a quanto pare, sono più avanti. O più indietro, a seconda dei punti di vista. Basano un concorso di bellezza – l’unico del paese – su educazione, conoscenza della morale (e, supponiamo, dell’educazione), qualità del rapporto familiare. Quasi una bestemmia per una società come la nostra, dove il massimo dell’espressione intellettuale emersa agli ultimi concorsi di bellezza è stata una dotta disquisizione sul “lato b”.

Sia chiaro: non vogliamo dimenticare che stiamo parlando dell’Arabia Saudita, un paese che non può essere additato come fulgido esempio di democrazia. Basti ricordare la condizione subalterna della donna, la mancanza di libertà religiosa, o il divieto di importare libri cristiani o simboli di una fede diversa dall’islam.

Premesso questo, però, viene da chiedersi se questa sorta di ballo delle debuttanti in salsa berbera, sia davvero così ridicolo come, a un primo sguardo, ci potrebbe sembrare.

In fondo abbiamo poco da ridere. Guardandoci attorno, camminando per la strada, navigando in rete troviamo una gioventù triste, delusa, senza punti di riferimento né valori: nemmeno l’ombra di quello che un tempo si definiva buona creanza, senso civico, buona educazione.

I miti di oggi sono sguaiati, arroganti, falsi, arrivisti, senza scrupoli né pietà, privi del benché minimo senso di opportunità.

Difficile stupirsi se poi i giovani si ritrovano a tirare avanti un’esistenza pigra, arrabbiata, sciatta, se tra un sms e l’altro niente li entusiasma e nulla riesce ad attirare la loro attenzione.

Pochi adulti se ne preoccupano davvero: “Sono solo ragazzi”, “è un’età difficile”, “hanno diritto a divertirsi” sono le frasi che ricorrono più spesso.
Nel declinare ogni responsabilità nei loro confronti dimentichiamo che tra qualche anno questi stessi ragazzi saranno, a loro volta, genitori. Con obblighi e responsabilità di cui, oggi, non vogliono nemmeno sentir parlare.

E allora una soluzione va trovata, e in fretta. Aiutarli a trovare un senso alla loro vita, spirituale e sociale, è un obbligo morale per tutti noi.

Pazienza tecnologica

Arriva l’iPhone, ed è subito frenesia collettiva: «Coloro che volevano essere i primi a mettere le mani su questo manufatto-icona – spiega Alicenews -, già nel pomeriggio di ieri [giovedì 10/7, ndr] hanno iniziato a mettersi in coda presso quei rivenditori che hanno deciso di tenere orari straordinari per sfruttare l’apertura ufficiale delle vendite, scattata a mezzanotte». Ore in fila, fin dalla sera prima, e una mattinata di paziente attesa tra problemi tecnici e burocratici, prima di stringere l’agognato gioiello tecnologico.

Dalle foto che si vedono in rete, in fila davanti ai negozi ci sono centinaia di persone, soprattutto giovani, di cui sorprende la capacità di aspettare per ore e ore senza battere ciglio, anzi, con il sorriso soddisfatto di chi si sente “cool”, al passo con i tempi.

Bestie rare, questi giovani. Vorremmo incontrarli più spesso sulla nostra strada. Pazienti, cordiali, perfino simpatici in una situazione che, invece, rende nervosi quasi tutti i loro coetanei.

Sarà un caso, ma i giovani che incontriamo normalmente non sono molto pazienti: sorpassano con arroganza dove non si potrebbe e senza particolari motivi, fanno rombare il loro macchinone al semaforo sbuffando per l’attesa di pochi secondi, strombazzano a distesa quando chi sta davanti a loro si permette un riflesso meno che pronto. Non sono nemmeno cordiali: tentano abili manovre per guadagnare posti al supermercato, e davanti al distributore dei numeretti segnaposto non si guardano attorno, non sia mai che debbano provare pietà per una donna incinta o una vecchietta malferma. E non sono neanche simpatici: danno in escandescenze in posta, in banca, spingono e sgomitano in metropolitana, ridono e irridono sguaiati.

Che differenza, rispetto a questi pazienti seguaci delle tecnologie. Speriamo che, dopo la fila di ieri notte, non spariscano dalla faccia della terra, smaterializzati da qualche opzione del loro nuovo cellulare, lasciando campo libero agli impazienti e ai maleducati che, a quanto pare, l’iPhone non sanno nemmeno cosa sia.