Archivi Blog

Ventiquattr’ore prima

2 agosto 1980: alla stazione di Bologna esplode una valigia che contiene duecento chili di esplosivo. 85 i morti, centinaia i feriti che porteranno per sempre, nel corpo e nell’anima, i segni di quella drammatica esperienza.

Sono passati trent’anni da quel due agosto. Era sabato, e la stazione di Bologna – centro ferroviario nevralgico per il nostro Paese – pullulava di viaggiatori: turisti stranieri, emigranti pronti a trascorrere al paese le agognate ferie, famiglie dirette al mare, ragazzi alle prese con le loro prime esperienze vacanziere senza i genitori.
Leggi il resto di questa voce

Annunci

Oltre i carboni ardenti

La vita di una celebrità è strana: a volte ci si prepara coscienziosamente per anni, si attraversano tutti i gradi del cursus honorum, dalla gavetta al nome in cartellone, e poi si finisce per venir ricordati per qualcosa di anomalo, talvolta perfino di poco attinente con la propria specializzazione.

I quotidiani, in questi giorni, ci ricordano che qualcosa di simile è successo a Mino Damato: giornalista, persona colta e di gran cuore, che i più ricordano per aver camminato sui carboni ardenti in una lontana edizione di Domenica In (quando Elisabetta Gardini non era un parlamentare della Repubblica, ma una giovane conduttrice televisiva).
Leggi il resto di questa voce

Il senso del limite

Abbiamo perso il senso del limite? Se lo chiede, in un interessante intervento su Panorama, Giulio Meotti, che rileva come «nella stagione delle nonne che diventano mamme, dei trans, delle discussioni infinite su aborto, eugenetica ed eutanasia, i confini non contano più… siamo così confusi da fare sempre più fatica a distinguere la vita dalla morte, il padre dalla madre, il maschio dalla femmina».

Un articolo lungo per lanciare un allarme e una speranza: «che dai casi che più hanno diviso l’opinione pubblica recentemente si possa trarre una lezione. Abbiamo perso il senso del limite».

Leggi il resto di questa voce

Il ritmo del messaggio

“God is my dj”, si intitolava la tournée musical-teatrale che Alice portava in giro per l’Italia tra brani sacri e pezzi meno convenzionali.

Chissà se l’iperbole di quello slogan ha qualche parte nella decisione della diocesi cattolica di Genova, che sulla spiaggia di Arenzano ha inaugurato la prima “discoteca cristiana”: l’obiettivo è «far ballare d’estate i turisti e i parrocchiani in allegria, pregando e divertendosi».

Leggi il resto di questa voce

Lo scrupolo del “perché io?”

È passato poco più di un mese, e come tutti i casi di cronaca, per quanto gravi siano, anche questo è stato ormai archiviato. Nessuno ne parla più, e in effetti non ce ne sarebbe motivo: un uomo, roso da un’instabilità mentale e da problemi familiari, ha ucciso la ex moglie e altre due persone con cui aveva un contenzioso, trasformando la Bassa padana in un far west e scatenando il panico tra la popolazione per un pomeriggio intero.

Loro sono morti, lui è in carcere (o in cura), il caso è chiuso. Eppure qualche domanda, a distanza di un mese, bisogna porsela: perché, rispetto a tanti uxoricidi, questo è complicato da due elementi che impensieriscono, o almeno dovrebbero farlo.

Leggi il resto di questa voce

La Parola senza parola

Una rasoiata sulla tela, improvvisa e inspiegabile: questa la scena di fronte alla quale si sono trovati gli organizzatori della mostra “Uomini dentro”, presso il Palazzo Ducale di Genova.

«La spiegazione del danno – racconta Il Secolo XIX – è arrivata poco dopo, insieme alla visita di un uomo sui quarant’anni, senegalese, presentatosi come “rappresentante di una comunità islamica”».

Leggi il resto di questa voce

Stragi nel silenzio

Nella notte tra mercoledì e giovedì, in Egitto, si è consumata una strage: nove persone sono state uccise all’uscita di una chiesa, dove avevano celebrato il natale copto.

Una notizia agghiacciante che merita attenzione per la gravità del fatto e per la scossa che una vicenda simile inevitabilmente porta nei rapporti tra comunità religiose e le ripercussioni che potrebbe avere anche in Europa.

Evidentemente, però, la pensiamo così quasi solo noi.
Leggi il resto di questa voce

La cosa giusta

Qual è la cosa giusta? Nella vita o su un campo di calcio non è facile individuarla. E quando si pensa di averla trovata, il contesto finisce per metterla in discussione.

Ne sa qualcosa Bepi Pillon, allenatore dell’Ascoli, da sabato soprannominato “mister correttezza” per un gesto senza precedenti. La sua squadra ha segnato un gol con un avversario a terra, e quindi senza rispettare il patto tra gentiluomini di solito osservato in questi casi; Pillon – dice lui “d’accordo con la squadra” – ha ordinato ai suoi di fermarsi e di lasciar segnare gli avversari per ristabilire la parità e ripartire con il gioco ad armi pari.
Leggi il resto di questa voce

Dal giusto al bene

Di falsi invalidi è pieno il nostro paese: dai telefonisti sordi ai ciechi con la patente, periodicamente emergono casi emblematici di un malcostume nazionale. D’altronde c’è da capirli: in mancanza di un’etica solida, non è facile dire no a un’indennità integrativa anche quando non se ne avrebbe il diritto. Lo fanno tutti, perché io no?

Ma non è solo questione di soldi: si sa, il denaro va e viene, e qualche espediente per riempire il portafogli si trova sempre. Quello che è difficile recuperare in altro modo è il privilegio. Il privilegio del contrassegno.

Leggi il resto di questa voce

In partes tres

Confessiamolo: un po’ ci eravamo illusi. Mentre le testimonianze dirette, le domande dei lettori, le prime reazioni al dramma si susseguivano a ritmo continuo sulla nostra scrivania, ci aveva sollevati la notizia di un coordinamento che raccogliesse e aiutasse a ottimizzare l’impegno delle realtà e dei credenti evangelici di fronte al terremoto in Abruzzo. Un coordinamento composto da una quindicina di chiese locali provenienti da varie aree denominazionali, oltre a una missione rilevante e all’Alleanza evangelica, disposte a organizzarsi insieme per servire al meglio i bisogni della gente che ha perso tutto.

Sono bastati pochi minuti per sfatare il mito di un’azione congiunta. Il tempo di ricevere un nuovo comunicato di chi preferiva fare da sé, avvalendosi di competenze specifiche e un’esperienza maturata sul campo. Il tempo di scoprire, poco dopo, che una seconda realtà nazionale di peso aveva deciso di muoversi secondo i propri canali.

Naturalmente abbiamo deciso di non fare distinzioni: l’impegno di fronte a un dramma come questo è sempre benvenuto. Certo, sarebbe davvero amaro scoprire, nei prossimi giorni, che il desiderio di operare per conto proprio potrebbe aver causato sovrapposizioni, doppioni, sprechi.

Non succederà, ne siamo certi, perché la buona volontà e il buonsenso prevarranno, e dall’Alto si metterà una pezza ai nostri limiti. Resta un punto interrogativo. Che, viste le premesse, è destinato a resistere a lungo.