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Luci senza la Luce

Si comincia già a parlare di natale, e le prime notizie, che arrivano da Oxford, non sono rassicuranti.  Segnalano le testate che il consiglio comunale della cittadina inglese ha deciso di cancellare la parola “Christmas”, Natale, dalle celebrazioni di fine anno per rendere i festeggiamenti “più inclusivi”.

Al posto del tradizionale Christmas verrà proposto un “Winter light festival”, festa della luce d’inverno. Che suona anche suggestiva, come definizione, ma è un’altra cosa.

La trovata non è piaciuta a nessuno, creando un inedito asse trasversale che passa per i cristiani e arriva agli islamici e agli ebrei.

Il vicesindaco di Oxford minimizza: «Ci sarà un albero di Natale in città, anche se lo chiameremo diversamente»; e, senza rendersene conto, ha toccato il cuore del problema.

Il natale, come festa di ispirazione cristiana, è il ricordo di un evento molto preciso: la nascita di Gesù. Va da sé che eliminare Gesù dal natale è come organizzare una festa di compleanno senza invitare il festeggiato.

D’accordo: contrariamente a ogni logica, bisogna ammettere che il natale non è una festa propriamente cristiana, che non è stata istituita da Gesù né se ne trova traccia nella Bibbia, che buona parte dell’immaginario natalizio (alberi, buoi, asinelli, luminarie e via festeggiando) non ha attinenza con il racconto della natività contenuto nei vangeli (verificare per credere), che il periodo natalizio molto probabilmente non c’entra per nulla con quello in cui Gesù effettivamente nacque, e che la scelta del 25 dicembre affonda le sue radici in una religiosità pagana.

Tutto vero. Eppure l’idea di ricordare la nascita di Cristo, per quanto non strettamente biblica, non è sbagliata in partenza: il problema è il “come”, non il “cosa”.

Il diavoletto Berlicche avrebbe consigliato al suo interlocutore: «se vuoi far dimenticare la fede, non convincerli ad abolire le feste: svuotale del loro significato».

Una linea vincente ieri come oggi: fino a ieri il pericolo era la tradizione, che faceva perdere di vista i caratteri genuini della natività e quindi copriva il ricordo vero di Cristo – il significato della sua venuta al mondo – con mille falsi miti capaci di distogliere l’attenzione dei credenti; oggi, invece, per togliere significato alla festa è sufficiente sbandierare un malinteso senso di rispetto, secondo il quale la maggioranza non deve imporre, anteporre, e nemmeno proporre alcunché di caratterizzante.

La strategia funziona, a giudicare dalle cronache, anche se qualche volta il legislatore – qui è un sindaco, ma talvolta si tratta di un preside, un caporeparto e così via – finisce per essere più realista del re, tanto da far prendere le distanze perfino a coloro che vorrebbe tutelare.

Con un paradosso: mentre i musulmani e gli ebrei si dicono “delusi e offesi” da un’iniziativa che considerano fuori luogo (e, forse, controproducente sul piano dell’immagine), probabilmente il sindaco si troverà invece difeso da quei cristiani che, travolti dalla furia iconoclasta, non riescono a distinguere il ricordo dalla tradizione, il simbolo dall’immagine, la commemorazione dal rito.

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