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Natale alla cinese

La Cina è più vicina: in un impeto di cordialità (interessata) per l’occidente, da quest’anno nell’Impero di mezzo non sarà più proibito festeggiare il natale. Be’, forse “natale” è una parola grossa: si festeggerà il 25 dicembre (ma anche il 31), e a tale scopo nelle metropoli di Pechino, Shanghai e Shenzen sono stati allestiti 170 chilometri di luminarie, abbinati nella capitale a 15 mila abeti elettrici.

Il dettaglio – spiega Repubblica – è che il natale e il capodanno occidentale verranno festeggiati in un contesto decisamente laico, tanto che le due ricorrenze prenderanno il nome di “Festival del regalo”.

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Pugni alla coscienza

Diciott’anni, due pugni e una vita sulla coscienza. Ci si può rovinare l’esistenza anche così, dando in escandescenze per difendere un diritto inesistente e un atto palesemente antisociale.

È successo a Torino dove un settantaseienne è stato preso a pugni in faccia da un giovinastro che insisteva per salire in bicicletta sul bus. L’autista, una donna, non sapeva più quali armi usare per convincerlo a restare a terra, e l’uomo, con un passato da tramviere, è intervenuto per rasserenare il ragazzotto. A onor del vero non sappiamo ancora se l’ictus che ha ucciso l’anziano sia stato una conseguenza diretta dei pugni presi sul bus, anche se la logica e il buonsenso lo suggerirebbero.
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Quando manca il sole

Troppo sole spinge al suicidio: lo ha scoperto uno staff di ricercatori che ha rilevato come «non sia l’oscurità a deprimere le persone, ma l’eccessiva esposizione alla luce solare».

La ricerca è partita dai dati relativi «ai crimini violenti avvenuti in Groenlandia dal 1968 al 2002: in quel periodo ci sono stati 1.351 suicidi e 308 omicidi», ma mentre gli omicidi hanno una distribuzione omogenea nel corso dell’anno, «i suicidi mostrano un marcato picco a giugno e un drastico calo in inverno», e la percentuale aumenta con il crescere della latitudine: ci si suicida di più a nord, «dove per sei mesi non fa mai buio».

L’equipe si è accorta che il discorso non vale solo per un paese anomalo come la Groenlandia, ma anche nel resto del mondo e in entrambi gli emisferi.

Che delusione per chi crede che il sole cambi le cose. Naturalmente nessuno nega che una bella giornata metta di buonumore, ma riesce a farlo solamente se, di fondo, la disposizione d’animo è positiva. O, per dirla in termini più spirituali, se il nostro animo è sereno e ben disposto.

La gioia, se prescinde dalla serenità, resta un effimero barlume di felicità. E non possiamo essere sereni se siamo sommersi da stress, depressione, problemi familiari.

Le condizioni critiche potrebbero essere state causate da situazioni oggettive come il superlavoro o un familiare difficile, o dal nostro approccio sbagliato alla questione: non possiamo dare la priorità al lavoro, alla famiglia, a un vizio – la Bibbia, meno benevola, parla di “idoli” e “falsi dei” – e pretendere di vivere bene comunque.

Come per la conversione e le dipendenze, ammettere il problema e riconoscerne le cause è il primo passo per risolverlo. Impegnarsi a cambiare le condizioni che ci hanno portato in quella situazione è il passo successivo.

È il caso di non sottovalutare le situazioni critiche, ma di affrontarle sul serio e subito: perché le cose, si sa, tendono a complicarsi con il passare del tempo.

Se aspettiamo che sia una bella giornata a risolverci la vita, siamo fuori strada: non sarà il sole a cambiare le cose.

Per vivere un’esistenza migliore, il sole bisogna averlo dentro.