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Slow word

Nel presentare la nuova edizione del Salone del libro, il direttore Ernesto Ferrero sulla Stampa ha voluto riflettere non solo sull’importanza della lettura e sui contenuti, ma anche sul “come”: leggere non è un’attività banale, o almeno non dovrebbe esserlo, e per questo è importante tenere in considerazione i contenuti ma anche il metodo. Ferrero, richiamando la fortunata esperienza di Slow food (presente peraltro al Salone con un suo stand), ha preso in prestito una definizione del massmediologo Derrick De Kerkchove per parlare di “slow word”: parola lenta.

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Sbagliata fino in fondo

«Ma cosa crede, che a sessant’anni cambio vita, cerco un lavoro e mi metto a pulire i gabinetti?»: non sono le parole di una contessa caduta in disgrazia o di un’operaia licenziata dopo decenni di onorato servizio, ma di una donna di mezza età arrestata a Milano per spaccio di sostanze stupefacenti.

Di lei sappiamo solo le iniziali, C.M.: il nome non è stato reso noto, per quel malinteso senso della privacy che porta le autorità a sottrarre al pubblico ludibrio anche i nomi degli evasori dalla bella vita.

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Dieci anni dopo

Risulta sempre un po’ retorico, e piuttosto pericoloso, parlare di decenni: come esseri umani facciamo difficoltà a ricordare i fatti dell’ultima settimana, e con fatica mettiamo insieme gli avvenimenti dell’anno, figurarsi il senso di inadeguatezza e l’angoscia nell’affrontare un periodo dieci volte più ampio.

Eppure, con il 31 dicembre 2009, si chiude il primo decennio del nuovo secolo, o – absit iniuria verbis – del terzo millennio. Un decennio è già un lasso di tempo che perde di vista la quotidianità per tendere alle unità di misura adottate dalla storia: in un decennio – specie in un decennio di un’epoca come questa – il mondo cambia significativamente.

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Quello status di troppo

«Sono contrario a qualsiasi forma di esibizionismo, sia omo che eterosessuale»: la frase del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, mi è tornata in mente leggendo una notizia di Panorama, che segnala “il reality per chi non porta la taglia 42“.

«Signore e signorine grandi forme di tutt’Italia – scrive il settimanale sul suo sito – uscite dall’ombra: è arrivato il momento del riscatto. Lo ha deciso Italia Uno che ha mandato in onda, ieri sera in prima serata, la puntata pilota di un nuovo reality show dal titolo significativo: Ciccia è bella».

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Rick Warren è sbarcato in Europa

Ieri, giovedì 3 dicembre, sul Foglio è uscito un mio articolo di analisi sul fenomeno Warren; il contributo inaugura la mia collaborazione con il quotidiano di Giuliano Ferrara. Ve lo ripropongo qui, e resto in attesa dei vostri commenti.

IL PASTORE CHE HA BENEDETTO LA PRESIDENZA OBAMA È SBARCATO IN EUROPA

Il grande pubblico ha scoperto Rick Warren il 20 gennaio scorso, quando davanti a Capitol Hill ha innalzato la tradizionale preghiera di benedizione per l’insediamento di Barack Obama: la paciosa e rassicurante sagoma del pastore che trent’anni fa ha fondato in California la Saddleback Church di Lake Forest rappresenta un cambiamento di forma e di sostanza che non è sfuggito agli esperti.

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I diritti degli invisibili

L’Alta Corte tedesca ha deciso che, dal 2010, di domenica i negozi dovranno restare chiusi: i giudici hanno dato ragione alle chiese cattolica ed evangelica che avevano proposto un ricorso contro una legge secondo la quale gli esercizi commerciali possono aprire per dieci domeniche all’anno.

La Corte, richiamando un articolo contenuto nella Costituzione del 1919, hanno sancito il principio che le feste debbano essere «giorni di riposo dal lavoro e di miglioramento spirituale».
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Roba da chiodi

“Se non tocchi ferro non sarai mai un vip”: sabato scorso Mario Baudino sulla Stampa dedicava un articolo alle superstizioni dei personaggi famosi, raccolte e analizzate nel libro di due antropologi.

Baudino – ispirandosi evidentemente al volume in questione – spiega il motivo per cui, nel tentativo di contrastare la malasorte, si “tocca ferro”: scrive Baudino nel suo articolo che «La Bibbia vieta chiodi di ferro per costruire il Tempio di Gerusalemme; e non è escluso che l’abitudine di toccarlo in circostanze particolari sia nata per dominarne la carica negativa».

Ragionamento invero piuttosto contorto, per quanto la storia dell’umanità non si sviluppi sempre in maniera lineare.

Fatta salva questa premessa, ai lettori più attenti non sarà sfuggita un’incongruenza di fondo: la Bibbia non vieta in alcun luogo l’utilizzo di chiodi di ferro, tanto che – narrano le Cronache – il re Davide «preparò pure ferro in abbondanza per i chiodi dei battenti delle porte e per i ganci».

Il riferimento, semmai, potrebbe riguardare un’altra vicenda, citata in Deuteronomio: quando il popolo di Israele era in procinto di entrare nella terra promessa, Dio diede al suo popolo alcune indicazioni, tra cui «Quando dunque avrete passato il Giordano… edificherai pure un altare al Signore, che è il tuo Dio: un altare di pietre, sulle quali non passerai ferro».

Si tratta però di una storia sconosciuta ai più e, anche per questo, ben lontana dalla possibilità di dare origine a una qualche forma di maledizione.

La Bibbia, si sa, è allergica alla superstizione e lo dice chiaramente. Anche se, forse per un riflesso inconscio, l’autore ha avuto un’intuizione fondamentale: sono stati infatti proprio alcuni chiodi – quelli piantati nelle mani e nei piedi del Figlio di Dio – a cambiare radicalmente, in positivo, la vita di milioni di persone.

Una donna all'improvviso

«Finalmente una donna reale nelle riviste di moda!», esultano le lettrici del mensile americano Glamour. Il merito della rivista? Aver pubblicato, tra le tante immagini di diafane modelle dall’appetito precario, la foto di una donna dalle misure ragionevoli e proporzionate: 180 cm di altezza per ottanta chili.

La foto, piccola e defilata, è diventata subito un’icona e ha fatto impazzire le lettrici, evidentemente stufe di veder presentare le collezioni di moda su modelle che sembrano sempre più appendiabiti semoventi.

Una reazione, quella delle lettrici, che ha spiazzato tutti, in primis la redazione: «Tutto questo mi ha fatto pensare, dobbiamo riconsiderare la scelta delle nostre modelle», riflette il direttore della testata, Cindi Leive.

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Una donna all’improvviso

«Finalmente una donna reale nelle riviste di moda!», esultano le lettrici del mensile americano Glamour. Il merito della rivista? Aver pubblicato, tra le tante immagini di diafane modelle dall’appetito precario, la foto di una donna dalle misure ragionevoli e proporzionate: 180 cm di altezza per ottanta chili.

La foto, piccola e defilata, è diventata subito un’icona e ha fatto impazzire le lettrici, evidentemente stufe di veder presentare le collezioni di moda su modelle che sembrano sempre più appendiabiti semoventi.

Una reazione, quella delle lettrici, che ha spiazzato tutti, in primis la redazione: «Tutto questo mi ha fatto pensare, dobbiamo riconsiderare la scelta delle nostre modelle», riflette il direttore della testata, Cindi Leive.

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Finché non costa niente

I gestori dei locali notturni di Jesolo hanno deciso di lamentarsi per i troppi controlli che le forze dell’ordine stanno effettuando, in questa estate 2009, controlli che «danneggiano l’immagine turistica della città».

La polizia, per bocca del suo portavoce, risponde quasi incredula alle proteste: «Ci dicano loro cosa dobbiamo fare. Senza questi controlli non ci può essere sicurezza, altrimenti si rischia di fare solo propaganda fine a se stessa».

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