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La cosa giusta

Qual è la cosa giusta? Nella vita o su un campo di calcio non è facile individuarla. E quando si pensa di averla trovata, il contesto finisce per metterla in discussione.

Ne sa qualcosa Bepi Pillon, allenatore dell’Ascoli, da sabato soprannominato “mister correttezza” per un gesto senza precedenti. La sua squadra ha segnato un gol con un avversario a terra, e quindi senza rispettare il patto tra gentiluomini di solito osservato in questi casi; Pillon – dice lui “d’accordo con la squadra” – ha ordinato ai suoi di fermarsi e di lasciar segnare gli avversari per ristabilire la parità e ripartire con il gioco ad armi pari.
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Cambiamenti e ravvedimenti

Le cattive ragazze cambiano aria: un articolo della Stampa riferisce che personaggi come Amy Winehouse, Lindsey Lohan, Britney Spears, Paris Hilton hanno abbandonato gli eccessi che avevano fatto la gioia dei giornali scandalistici, e stanno cambiando (faticosamente) strada.

Amy Winehouse alla fine ha accettato di entrare in una clinica per disintossicarsi: ora si apre a un repertorio più romantico e vagheggia l’idea di trovarsi il classico “lavoro serio” aprendo un centro estetico, qualora decidesse di lasciare la musica.

La Lohan, dopo due arresti per guida in stato di ebbrezza (ma la definizione ufficiale, a quanto raccontano le cronache, è eufemistica: era proprio ubriaca fradicia), ha deciso di dire basta ai baccanali e alle nottate in giro per locali; cerca un lavoro “per pagare l’affitto”, dimostrazione che anche i ricchi vivono nel nostro mondo (anche se raramente piangono).

Di Britney Spears si è detto ampiamente: fatta di stupefacenti e cattive compagnie, spendacciona e seminuda (oltreché volgare, ma questo non è un reato), è stata tirata a lucido in una clinica di riabilitazione e ora porta avanti il suo tour mondiale controllata a vista dal padre, che le ha imposto un’ora di lettura biblica al giorno: e chissà se, nella migliore tradizione della scuola domenicale, dopo la lettura ne verifica anche l’apprendimento.

Paris Hilton ha trovato l’amore, ricambiata, e ha quindi smesso i panni della nullafacente metropolitana tutta capricci e leziosità per dedicarsi al suo lui: pensa al matrimonio, e per il personaggio è già tutto dire.

I bimbi crescono, e anche le bad girls, raggiunto un punto di rottura, devono decidere cosa fare. Un cambiamento radicale talvolta è l’unico modo per sopravvivere, specie quando lo stile di vita è più pericoloso di una passeggiata in autostrada.

Ciò che viene da chiedersi se si tratti di un vero cambiamento, o di una pausa tra due eccessi: rinsavire per non morire, prima di rituffarsi nelle vecchie abitudini ritrovando le vecchie compagnie.

Esperienze passate dimostrano che spesso è solo una questione di tempo. Senza una base solida anche il cambiamento più radicale non è destinato a durare. Senza la consapevolezza dei propri limiti, della sporcizia morale, del proprio fallimento interiore, è difficile ricominciare davvero da capo.

Dietro molti di questi cambiamenti sbandierati di fronte ai media non sembra esserci vera motivazione, ma solo una questione di sopravvivenza: cambiare vita per non morire, adottare una condotta salutista senza però toccare l’interiorità di una vita spirituale disastrata, ossia la principale causa di disagio.

Uno stile di vita più sano può aiutare a stare meglio, ma è il cambiamento interiore a portare felicità, serenità, pace.

C’è una bella differenza. La differenza che passa tra sopravvivere e vivere.

La lezione di Modugno

In questi giorni gira per radio un vecchio brano di Domenico Modugno, egregiamente reinterpretato dai Negramaro.

Si intitola Meraviglioso, e propone un testo non indifferente.

Qualcuno, per il fatto di non saper guardare alla vita con la giusta prospettiva, decide di farla finita. Al di là di questi drammatici casi estremi (non rari, purtroppo), vale la pena fermarci a riflettere sulla nostra, di prospettiva. Un cristiano dovrebbe comunicare gioia, e trasmettere anche nei momenti peggiori una serenità capace di distinguerlo dagli altri. Il nostro comportamento, la nostra condotta, il nostro atteggiamento dovrebbero testimoniare per primi, anche senza parole, la validità della nostra scelta di fede. Dovremmo sollevare una sana invidia in chi ci vede, un rovello che lo porti a comprendere quale grande vantaggio diano la fede nella vita quotidiana, un rapporto personale con Dio, la certezza della salvezza.

Invece troppo spesso siamo volti corrucciati in mezzo a tanti altri, viviamo una vita che ci sta stretta o larga, ma mai giusta, diamo per scontato quel che abbiamo e, anziché gustarci quel che ci circonda, mastichiamo insoddisfazione.

Poi, con questa faccia e questo atteggiamento, pretendiamo di convincere le persone che Dio risolve i problemi e dona felicità. Se la fede fosse un prodotto, Dio non ci assumerebbe come testimonial.

E non è questione di crisi, di ristrettezze economiche, di problemi familiari: se per sorridere aspettiamo una vita perfetta, da qui alla nostra dipartita torneremo ben poco utili alla diffusione del messaggio del vangelo.

Mentre noi viviamo così, in attesa di un futuro da Mulino Bianco, una persona non particolarmente credente (secondo i nostri parametri) ha saputo spiegarci quello che avremmo dovuto spiegare noi a lui: che la vita è meravigliosa già oggi. E lo è anche solo a guardarla.

Ma guarda intorno a te
che doni ti hanno fatto
ti hanno inventato il mare
tu dici non ho niente
ti sembra niente il sole
la vita, l’amore, meraviglioso

Di fronte a un’esplosione di lode come questa da parte di un artista che nemmeno consideriamo credente, dovremmo forse vergognarci. Per la nostra poca fede, per la nostra scarsa lungimiranza, per la nostra ingiustificabile ingratitudine.