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La “cosa giusta” che ci manca

«Come mai in Italia l’espressione “fare la cosa giusta“, di tutte quelle importate dagli Stati Uniti, è l’unica che non ha avuto alcun successo, o almeno non è entrata nella lingua parlata?», si chiede Filippo La Porta oggi sul Corriere.

Mentre Obama ha rilanciato la formula proprio di recente citando Lincoln, e nonostante da noi un film l’abbia introdotta nel linguaggio parlato già nel 1989, questa «locuzione dal sapore evangelico-coscienziale molto diffusa oltreoceano» non trova estimatori dalle nostre parti, al contrario di esclamazioni come “alla grande!” o frasi fruste come “fare la differenza”.

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Usi e costumi

In una piscina di Verona compare il burkini, ed è subito polemica: l’anomalo costume da mare indossato da una donna islamica osservante – una sorta di muta da sub, che copre il corpo dai capelli alle caviglie – ha sollevato le proteste delle mamme che, in una tranquilla giornata di afa, non si aspettavano di veder comparire in piscina una donna così bardata.

«Spaventa i nostri bambini», hanno lamentato. A quanto pare il regolamento della piscina prevede un dress code preciso: pantaloncino o slip per l’uomo, costume intero per le donne. Niente burkini o caffettano, quindi, ma nemmeno smoking per lui o topless per lei.

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Finché non costa niente

I gestori dei locali notturni di Jesolo hanno deciso di lamentarsi per i troppi controlli che le forze dell’ordine stanno effettuando, in questa estate 2009, controlli che «danneggiano l’immagine turistica della città».

La polizia, per bocca del suo portavoce, risponde quasi incredula alle proteste: «Ci dicano loro cosa dobbiamo fare. Senza questi controlli non ci può essere sicurezza, altrimenti si rischia di fare solo propaganda fine a se stessa».

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