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Abbracci e responsabilità

«Baci e abbracci in culla contro il futuro stress: le coccole di mamma fanno adulti più forti. L’affetto materno è un’arma fondamentale per divenire adulti capaci di resistere alle tensioni quotidiane, più sicuri di sé, meno ansiosi e ostili», scrive La Repubblica.

Una paziente ricerca finlandese «ha selezionato 482 bebè e li ha seguiti nella crescita fino all’età di 34 anni. Gli psicologi hanno valutato il grado di affettività e di attaccamento materno quando il piccolo aveva solo otto mesi. Poi, a distanza di anni, con questionari ad hoc, hanno misurato il livello di sicuri e forti, capaci di vincere gli stress della vita. Tali soggetti mostrano livelli di ansia e ostilità fino a sette punti inferiori a quelli mostrati dai loro coetanei le cui mamme non hanno instaurato coi figli ancora in fasce un legame altrettanto affettuoso. L’affetto materno, dunque, è un’ottima risorsa per crescere pronti ad affrontare la vita».
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Noia mortale

A metà marzo tre quattordicenni dalla situazione familiare disagiata hanno rubato un’auto per lanciarsi a tutta velocità contromano a fari spenti sulle strade del milanese: le loro scorribande sono andate avanti per sette notti consecutive, fino a quando i Carabinieri non li hanno fermati.

Ieri a Genova un gruppetto di ragazzi (e ragazze) dai 13 ai 16 anni ha deciso di trascorrere la serata attraversando a piedi l’autostrada, fino a quando la Polizia non li ha scoperti e portati in Questura.
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Congelamenti e prospettive

«Ovuli congelati per diventare mamme a 40 anni», titola il Corriere. È «la sfida delle donne in carriera: tremila euro per allungare il periodo di fertilità. La tecnica è stata finora utilizzata da donne con seri problemi di salute, oggi anche da chi è senza compagno a 40 anni».

«La tecnica – si spiega – è stata finora utilizzata da donne con seri problemi di salute che volevano conservare la possibilità di diventare mamme. Oggi c’è una novità. “Sempre più donne chiedono il congelamento degli ovuli semplicemente perché, alla soglia dei quarant’ anni e senza un partner, rischiano di veder sfumare il loro sogno di maternità”».

«Non si tratta di atti di egoismo ma del disperato tentativo di realizzare una parte fondamentale di se», precisa Sabina Guancia, presidente dell’associazione per la famiglia; più critica Eleonora Porcu, del centro di procreazione assistita Sant’Orsola di Bologna: «Mi lasci dire una cosa prima di tutto: congelare gli ovuli per poter fare figli più tardi è una sconfitta».

Il ricorso al congelamento degli ovuli è la sconfitta, decisamente.

La sconfitta di una società che ci ha illuso di poter avere tutto e in qualsiasi momento.

Ma è anche la sconfitta di chi ha creduto in questa chimera, preferendo lasciarsi sedurre dal mito (poco scientifico) dell’onnipotenza.

Il congelamento degli ovuli è, in fondo, la mossa estrema di chi non si rassegna, e crede ancora di poter piegare la natura ai propri comodi. Procreare fuori tempo massimo, magari senza un compagno, ma procreare.

«Non è egoismo», si puntualizza. Ma se non è egoismo, poco ci manca. Certamente non è altruismo, o sensibilità nei confronti del nascituro. Forse anzi bisognerebbe chiedersi se è davvero a lui che si tiene tanto, o se prevalga il semplice desiderio di essere madre a tutti i costi e a prescindere dalle conseguenze.

Sia chiaro: ben venga il lavoro femminile. Tanto più oggi, quando risulta pressoché essenziale per far quadrare i bilanci familiari. E ben venga anche la richiesta di uno stato sociale più attento alle esigenze di chi a un certo punto rischia di perdere il lavoro a causa di una gravidanza (e succede ancora in troppi casi).

Ma allo stesso tempo è necessario crescere e confrontarsi con la realtà. Una realtà che richiede, ogni giorno, scelte grandi e piccole. E sarà sempre così, in un modo o nell’altro. Potrà migliorare, ma nella vita dovremo sempre e comunque decidere cosa vogliamo fare.

E allora è necessario, prima di tutto, dare un senso alla vita, cercare un progetto, una direzione, una prospettiva che renda le nostre scelte convincenti.

Fatalmente, quindi, si torna alle classiche domande che l’essere umano si pone da sempre: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo.

Ineludibili e onnipresenti, ci corrono dietro in ogni epoca e in ogni questione. Forse è il caso di fermarsi e trovare una risposta.