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Dovrebbe essere scontato

«I mafiosi e coloro che fanno parte della criminalità organizzata sono automaticamente esclusi dalla Chiesa cattolica: “Non c’è bisogno – ha detto monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei – di comminare esplicite scomuniche perché chi vive nelle organizzazioni criminali è fuori dalla comunione anche se si ammanta di religiosità“».

La conferenza episcopale italiana, nella sua sessantesima assemblea generale, ha aperto un capitolo interessante, toccando un tema annoso: cosa comporta il fatto di essere cristiani?

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Esperienze benefiche

Massimo Gaggi sul Corriere raccontava ieri la storia di un gruppo particolare.

Erano conosciuti come Businessmen, ma non erano un azzimata congrega di professionisti: erano una banda di giovani di colore che negli anni Cinquanta ha cominciato a scorrazzare per la periferia di Los Angeles, contendendosi il territorio con la gang rivale (gli Slausons) e lasciando sul terreno, nelle proprie scorribande, più di qualche morto.

Gli anni sono passati, la banda si è sciolta e ognuno è andato per la sua strada: chi ha trovato la via della criminalità (e del carcere), chi un lavoro serio, chi addirittura una professione di un certo livello.

I superstiti si sono reincontrati per ricordare i cinquant’anni della gang, e hanno preso una decisione: aiutare i ragazzi di oggi a non cadere nei loro stessi errori. Così, in una ideale riedizione della banda, si sono organizzati per creare un centro dove i ragazzi disadattati della “loro” periferia possono entrare in contatto con una realtà diversa, trovando stimoli culturali e pedagogici per uscire da una realtà che, nelle periferie fatte di noia e criminalità, è quasi una strada obbligata per troppi ragazzi, nelle strade della west coast americana come a Scampia.

I Businessmen, come chiosa Gaggi, avrebbero potuto fare altro: incontrarsi per ricordare il passato tra una partita a carte e un drink. Hanno scelto la strada più difficile: ricordare il passato mettendo a frutto la loro dolorosa esperienza. Lontani da inutili autoreferenzialità e vicini ai bisogni di chi, oggi, rivive le stesse vicende e gli stessi pericoli dei giovani di ieri.

Naturalmente non sono i soli a impegnarsi socialmente per i ragazzi di periferia, ma hanno una carta in più rispetto ad altri: possiedono un’esperienza diretta e concreta che permette loro di capire meglio di chiunque altro i bisogni, le frustrazioni e le speranze dei Businessmen di oggi.

Indubbiamente una bella lezione: mica facile avere la il coraggio e la lungimiranza per mettere a frutto le proprie esperienze.

Viene da pensare a tutte le volte in cui, in passato, ci siamo ritrovati ad affrontare situazioni difficili, critiche, magari traumatiche. Ne siamo usciti, ma senza trovare una risposta plausibile alle nostre domande.

Chissà che la risposta ai perché di ieri non stia proprio in quell’esperienza che, oggi, potrebbe aiutare gli altri.