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I veri ingenui

A volte ci si chiede se l’informazione ci somigli, o viceversa.

Su tutti i giornali, oggi, campeggia una notizia che sa di clamoroso: scrive il Corriere che «È arrivato in rete Cuil, ultimo nato nel settore dei motori di ricerca intenzionati a sfidare sua maestà Google».

Si tratta di un sistema che «sarebbe in grado di mappare una porzione di web molto più vasta rispetto a quanto fa Google. Inoltre, a differenza di quest’ultimo, non assegna rilevanza in base al link (caratteristica cruciale di PageRank, il famoso algoritmo su cui si fonda Google), bensì in base al contenuto delle pagine rispetto alla richiesta lanciata dall’internauta. L’aspirante rivale del motore più famoso della rete tiene quindi in considerazione più i concetti alla base delle ricerche di ciascun utente».

Non bastasse questo a impressionare il lettore, il Corriere rincara la dose: «Al momento le pagine indicizzate da Cuil sono oltre 120 miliardi, quindi circa il triplo di quelle dichiarate dal colosso di Brin e Page», ossia Google.

Unico tallone d’Achille, la prova pratica: «Tentando per esempio una ricerca con termini molto popolari, come “Harry Potter”, Google propone circa 113 milioni di risposte, mentre il nuovo motore ne offre più o meno 30 milioni. Inoltre, al momento le ricerche in un lingua diversa dall’inglese sono assai deboli».

In sostanza il Corriere si accorge del fatto che la pratica smentisce gli annunci, e che con i termini in altre lingue va anche peggio, ma lo relega a un mero dettaglio.

Abbiamo provato anche noi, e si potrebbe dire che nessun motore di ricerca è mai sceso così in basso: decine di pagine civetta senza utilità, di quelle che – giustamente – vengono filtrate dai motori di ricerca seri.

È singolare constatare come nella società dell’informazione globale, dove qualsiasi informazione è verificabile in pochi secondi, basti una fola di annuncio per sollevare un polverone ingiustificato. Ancora più sorprendente notare che questo polverone si rivela capace di trascinarsi dietro anche le testate più serie, che a quanto pare sono disposte a credere ciecamente agli annunci: contro ogni evidenza, verifica e sperimentabilità.

E poi gli ingenui saremmo noi cristiani?