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Oltre i carboni ardenti

La vita di una celebrità è strana: a volte ci si prepara coscienziosamente per anni, si attraversano tutti i gradi del cursus honorum, dalla gavetta al nome in cartellone, e poi si finisce per venir ricordati per qualcosa di anomalo, talvolta perfino di poco attinente con la propria specializzazione.

I quotidiani, in questi giorni, ci ricordano che qualcosa di simile è successo a Mino Damato: giornalista, persona colta e di gran cuore, che i più ricordano per aver camminato sui carboni ardenti in una lontana edizione di Domenica In (quando Elisabetta Gardini non era un parlamentare della Repubblica, ma una giovane conduttrice televisiva).
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Quelle Porte aperte sul dramma

Una volta all’anno, il convegno di Porte Aperte fa bene.

Fa bene, perché è organizzato bene: abbastanza denso da dare informazioni precise sulla condizione dei cristiani perseguitati, ma sufficientemente leggero da permettere l’interazione tra i presenti (quest’anno a Rimini erano oltre trecento: meno dello scorso anno, ma comunque un numero ragguardevole in tempi di crisi) e la riflessione sul nostro ruolo di cristiani occidentali, privilegiati da una condizione di libertà e da diritti impensabili fuori dal nostro continente.
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Stragi nel silenzio

Nella notte tra mercoledì e giovedì, in Egitto, si è consumata una strage: nove persone sono state uccise all’uscita di una chiesa, dove avevano celebrato il natale copto.

Una notizia agghiacciante che merita attenzione per la gravità del fatto e per la scossa che una vicenda simile inevitabilmente porta nei rapporti tra comunità religiose e le ripercussioni che potrebbe avere anche in Europa.

Evidentemente, però, la pensiamo così quasi solo noi.
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Anche questa è vita

Anche il XXI secolo riesce talvolta a tirar fuori storie da libro Cuore. Come quella del ragazzo di Rovereto, un diciassettenne che ha deciso di abbandonare la scuola per sostenere la famiglia dopo che il padre aveva perso il lavoro.

«La mamma ha ancora un impiego – spiega la preside dell’istituto che frequentava – e avrebbero fatto sacrifici, pur di vederlo studiare, però il ragazzo si è sentito un po’ l’uomo di famiglia, con la responsabilità di contribuire al bilancio. Un vero peccato perché era bravo, con la media del 7».

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Un Cuore da bollino rosso

Sadico: l’hanno definito sadico. «In un saggio di prossima pubblicazione – scrive il Corriere – due specialisti, Pino Boero e Giovanni Genovesi, sostengono che Cuore non sia “adatto per i ragazzi”… La lettura di Cuore è sconsigliata per il carattere “lacrimevole”, talvolta “truculento”, spesso “sadico”».

Del libro Cuore, nel nostro piccolo, avevamo già parlato. A quanto pare, però, non eravamo informati sui fatti.
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Mediamente male

Nella sua semplicità è geniale il sistema messo a punto da due studiosi – un matematico e un informatico – per “misurare la felicità” degli americani.

Hanno creato un sistema di algoritmi capace di prendere in considerazione oltre due milioni di blog e utenti twitter, pescando di volta in volta gli interventi che si aprono con “mi sento…” (“I feel…”).

Poi hanno dato ai vocaboli più comuni un punteggio da 1 a 10: “paradiso” o “trionfo”, per esempio, sfiorano il 9, suicidio è sotto il 2.

In base a questo schema i due studiosi sono stati in grado di misurare l’umore degli utenti, e – visti i numeri – fare una media più o meno verosimile del sentimento comune nella pubblica opinione, almeno quella che naviga in rete.

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L’ultimo spettacolo di Jacko

«Il re del pop deve ora piegare le ginocchia davanti al Re dei re»: così il pastore Lucius Smith ha concluso ieri sera a Los Angeles il memorial dedicato a Michael Jackson.

Niente da dire: in fatto di show gli americani sono maestri, e la cerimonia di commiato dedicata a Jacko è stata sobria, ma allo stesso tempo coinvolgente e a tratti perfino commovente, come si conviene a un addio.

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L'ultimo spettacolo di Jacko

«Il re del pop deve ora piegare le ginocchia davanti al Re dei re»: così il pastore Lucius Smith ha concluso ieri sera a Los Angeles il memorial dedicato a Michael Jackson.

Niente da dire: in fatto di show gli americani sono maestri, e la cerimonia di commiato dedicata a Jacko è stata sobria, ma allo stesso tempo coinvolgente e a tratti perfino commovente, come si conviene a un addio.

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Crisi e coscienza

Quando si leggono certe notizie sale un moto di sconforto e indignazione. “Una famiglia su cinque è in difficoltà”, e “il 6,3% non riesce ad arrivare a fine mese“.

I dettagli sembrano tratti da una rivisitazione del libro Cuore: «Circa 1 milione e 500 mila famiglie (6,3%) denunciano, oltre a seri problemi di bilancio e di spesa quotidiana, più alti rischi di arretrati nel pagamento delle spese dell’affitto e delle bollette, nonchè maggiori limitazioni nella possibilità di riscaldare adeguatamente la casa».

Che la crisi abbia colpito tutti, e soprattutto chi ha meno possibilità, non è una novità. Ma se fosse davvero come scrive il Corriere, la situazione sarebbe drammatica: il riscaldamento è un bisogno primario, come la casa e la fornitura di energia elettrica.

Qualcosa non quadra. Possibile che, nelle nostre città, si vedano sempre e solo le famiglie agiate? Possibile che, anche statisticamente, non capiti mai di dialogare con qualcuno che debba davvero tirare la cinghia? Possibile che, con la crisi che tutti piangono, capiti di venir guardati da eretici pervicaci quando si rivela di non andare in ferie?

Forse la questione allora viene osservata in una prospettiva sbagliata, e il problema non consiste nel “quanto”, ma nel “come”.

Le statistiche dicono che gli italiani sono in crisi, ma continuano a cambiare cellulari, a comprare notebook, a permettersi vacanze low cost, ad acquistare auto nuove (a rate, si intende), a frequentare palestre e solarium, a pagare l’abbonamento alla tv satellitare (lamentandosi però per il famigerato canone).

Certo, la televisione ci ha raccontato che questa è la felicità e che per raggiungerla non dobbiamo badare a spese. E noi, meschini, ci siamo cascati, identificando la qualità della vita con l’esibizione di beni superflui.

Non vogliamo fare i conti in tasca a nessuno ma forse, prima di lamentarci per un bilancio difficile da far quadrare, dovremmo analizzare onestamente il nostro stile di vita, imparando a distinguere il necessario dal velleitario. Proprio come facevano i nostri nonni che, senza saperlo, erano più vicini di noi al “buon amministratore” di biblica memoria.