Archivi Blog

Una flottiglia di dubbi

Chissà se mai sapremo davvero quel che è successo l’altra notte sulla Mavi Marmaris, la nave della “Flotilla” pacifista diretta a Gaza per “portare aiuti umanitari”.

Chissà se ha ragione la deputata arabo-israeliana Hanin Zuabi quando sostiene che a bordo non c’erano armi, o i filmati che girano insistentemente in rete e testimoniano il sequestro di casse di munizioni, missili e altro. Chissà se sono vere o se si tratta di un banale montaggio video tra immagini della nave sotto accusa e riprese più datate (ma non per questo false).

Leggi il resto di questa voce

Annunci

Indignazione a senso unico

Sosta breve per Geert Wilders in Gran Bretagna: «A Londra non è stato che poche ore. Appena sbarcato all’aeroporto di Heatrow, Geert Wilders, il deputato di estrema destra olandese sotto processo nel suo Paese per dichiarazioni giudicate offensive nei confronti dell’Islam, è stato riaccompagnato alle partenze da due funzionari del servizio immigrazione e fatto salire sul primo volo per Amsterdam».

Era stato invitato da un parlamentare inglese per assistere alla proezione del suo film-documentario, Fitna, che da quando è uscito (poco meno di un anno fa) non ha smesso di creargli problemi: d’altronde, come spiega Repubblica, «Con lo short movie “Fitna” (in arabo “scontro”), della durata di 17 minuti, prodotto in proprio dal deputato olandese e diffuso su internet, Wilders aveva denunciato la natura violenta del Corano, esprimendo il concetto che il mondo musulmano è intollerante e violento e rappresenta una minaccia per la civiltà occidentale. Il film paragona il libro sacro dell’Islam al “Mein Kampf” di Adolf Hitler».

Un film a sostegno di tesi scomode, che sono costate al parlamentare «l’incriminazione per odio religioso da parte del tribunale olandese, l’atto di insofferenza del governo inglese, gli strali dell’Onu e le proteste del mondo islamico, così come avvenne dopo la diffusione in Danimarca delle vignette su Maometto».

Se il film sia valido, documentato, serio o solo un’accozzaglia di luoghi comuni accostati in maniera fuorviante alla Michael Moore, non possiamo dirlo. Però fa riflettere che un paese di tradizioni liberali come la Gran Bretagna respinga alle frontiere una persona – un rappresentante del popolo olandese, se vogliamo dirla in maniera pomposa – per una questione che riguarda solo pensieri e opinioni.

Certamente nell’accogliere un personaggio controverso c’era da aspettarsi problemi di ordine pubblico; probabilmente si sarebbero viste manifestazioni di protesta, e magari si sarebbe rischiato anche qualche atto estremo da parte di fanatici che con la libertà hanno poca familiarità.

Tutto questo era da mettere in conto, certo; se però il rischio è tanto forte da comportare una limitazione così clamorosa della libertà di parola, forse è il caso di chiedersi se la legge, oggi, sia ancora uguale per tutti.

Pare infatti che, in Gran Bretagna come in Italia e in tutta Europa ci siano particolari categorie, gruppi, confessioni che possono permettersi di minacciare e zittire gli altri, con il benestare di chi dovrebbe affrontare il problema ma preferisce non farlo.

Sarebbe fin troppo facile far presente che nessuna autorità europea blocca i film, i libri, i pensieri che criticano la cristianità, e speriamo vivamente che nessuno pensi seriamente di chiederlo; il problema, però, è che di fronte a queste vicende non è concesso nemmeno il diritto di indignarsi senza venir bollati come fondamentalisti liberticidi, mentre sull’altro fronte una banale vignetta su Maometto (in Danimarca) o un semplice commento storico (a Ratisbona) vengono considerati alla stregua di una “grave provocazione”, e giustificano a mettere sottosopra mezzo mondo.

Tolleranza, libertà, democrazia, solidarietà sono concetti cardine nella nostra cultura. Continuare a esercitarli a senso unico, però, potrebbe rivelarsi l’inizio della loro fine.

La politica del paradosso

Geniale, il sindaco di una cittadina in provincia di Vercelli. Riferisce la Stampa che «chi si sposerà nel comune di Varallo… riceverà in regalo un “manuale pratico di separazione e divorzio”, Il curioso dono nuziale è frutto della creatività del primo cittadino del Comune piemontese, Gianluca Buonanno. “L’obiettivo – spiega il sindaco – è fornire ai futuri sposi tutte le informazioni utili nell’eventualità, non auspicata, ma purtroppo sempre più frequente, di una separazione».

Va detto che il sindaco «non è nuovo a trovate estrose, sulle pagine dei giornali erano già finite altre “imprese” estive, come il “sindaco spazzino” e il “deputato a domicilio”».

E, bontà sua, «forse per mettere le mani avanti rispetto a eventuali polemiche, Buonanno spiega che il suo provvedimento altro non è che “un modo semplice, ma efficace, per far capire che il matrimonio è una cosa seria”».

Geniale, dicevamo. Per far capire che il matrimonio è una cosa seria, cosa si inventa il sindaco? Un corso prematrimoniale civile, come hanno fatto con successo alcuni sui colleghi (di centrosinistra, tra l’altro)? Un discorso spiazzante nell’ambito della cerimonia nuziale, come il parroco del film “Casomai”? Un libretto-ricordo dove segnare anno dopo anno i momenti topici della vita familiare, come si usa fare in alcuni comuni? O magari un rito che sancisca in maniera significativa, oltre allo scambio delle fedi e alle classiche firme, l’impegno matrimoniale?

Ma no, ci mancherebbe: un sindaco che si è già distinto per le sue doti di spazzino e che ha parificato il ruolo di parlamentare a quello di piazzista a domicilio non poteva essere così banale.

E quindi, via: un bel manuale per la separazione e il divorzio da regalare agli sposi al momento del “sì”. Ma sia chiaro, mica per agevolare da subito intenzioni poco raccomandabili: anzi, per “far capire che il matrimonio è una cosa seria”.

Consolidare il matrimonio regalando le istruzioni per farlo fallire senza troppi disagi burocratici. La speranza è che sia solo una provocazione, ma non ne siamo così certi.

Per questo tremiamo pensando a quali potranno essere le prossime iniziative legate all’estro del sindaco. Chissà se, dopo il manuale per il divorzio facile donato agli sposi, si inventerà un manuale sulle onoranze funebri da donare ai neo papà all’atto dell’iscrizione del pargolo all’anagrafe.

Certo, spiegherà poi il sindaco di fronte alle polemiche, mica è per augurare loro di morire giovani: però si sa che è meglio essere pronti, dato che la morte è una spiacevole eventualità in cui si imbattono molti.

A scanso di equivoci: Gianluca Buonanno non milita in qualche partito della diaspora comunista, non gioca ai girotondi, non è un discepolo markusiano, non teorizza la fine dei valori. È un parlamentare della Lega nord.
Segno che non è mai il caso di fermarsi ai luoghi comuni.