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Rimedi per il rientro

E rieccoci alla sindrome da rientro: un italiano su dieci soffrirebbe della tristezza post-vacanza, tanto da ritrovarsi a scontare per qualche settimana emicranie, ansia, mal di gola, difficoltà a digerire, disturbi intestinali.

La Stampa, per venire incontro alle esigenze dei lettori (il dieci per cento, se la statistica citata poco fa è corretta: non pochi, quindi), dedica una pagina ai possibili rimedi: spiccano i consigli del Gruppo Sanitario Policlinico di Monza, che – evidentemente commosso dalla diffusione del disagio – ha stilato «sette regole di auto-aiuto che vanno dalla dieta (frutta, verdura, acqua e addio pizza), al look (“vestite casual i primi giorni, per non avere subito il trauma dell’uniforme giacca-e-cravatta”), dal moto (passeggiate, bicicletta), al piccolo trucco di tornare in città un po’ prima per fare decompressione».
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Allergia alla Bibbia

D’accordo, la Bibbia non è un testo scientifico: non possiamo dare a ogni sua affermazione in campo medico, astronomico, geologico la valenza di un test a doppio cieco, proprio come non possiamo prendere alla lettera, sul piano cronologico, il libro Giudici, e non possiamo dare un peso teologico a una singola affermazione.

Non possiamo farlo, e dobbiamo dirlo a chiare lettere: la Bibbia, d’altronde, è un testo che ha scopi diversi dall’impartire all’uomo una conoscenza enciclopedica, e proprio leggendolo nell’ottica del suo vero significato – la salvezza dell’uomo, non il suo acculturamento – si può fare luce su apparenti stranezze, contraddizioni, profezie oscure.
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Pillole di tenerezza

Negli Stati Uniti spopolano i “Cuddle Parties”, feste a base di coccole: una dozzina di persone pagano tra i 20 e i 40 dollari per incontrarsi e scambiarsi tenerezze. Al bando la passione e le cattive intenzioni: i partecipanti desiderano dare e ricevere solo affetto.

«E’ un’idea carina ma nasconde un sistema fuorviante – spiega la sessuologa Francesca Romana Tiberi – e può avere solo un effetto placebo. Il sollievo è transitorio, un po’ come se si prendesse un ansiolitico, e una volta passato il momento ci si sente ancora più soli».

Insomma: cercare affetto puntando su formule anomale è solo una conseguenza di un approccio sbagliato ma diffuso, e gli americani – al solito – hanno semplicemente monetizzato la tendenza. Però rende bene l’idea dell’epoca disperata che stiamo vivendo.

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Il fattore costanza

“Dimagrire senza fatica? Ecco perché non serve”. Il Corriere fa strage di illusioni: «Oggi – scrive il quotidiano – vengono proposte molte soluzioni per dimagrire in fretta: pastiglie, preparati vari o diete che farebbero ritrovare la linea con poca (talvolta nessuna) fatica. Ma funzionano davvero? “Se si vuole dimagrire senza far nulla si è sulla strada sbagliata“, spiega Andrea Ghiselli, nutrizionista dell’Inran (Istituto Nazionale Ricerca Alimenti e Nutrizione) di Roma».

D’accordo, è solo una conferma di cose che sapevamo già tutti, anche se ancora in molti si illudono che una pillola, una panciera, una dieta “a zona” possano dare al fisico la tonicità di un olimpionico. Invece per la fisica – e per il fisico – dal nulla non nasce nulla, e ogni risultato richiede uno sforzo.

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Diete salutari

Un anno vissuto spendendo una sterlina al giorno: è la sfida che si è imposta una insegnante inglese quarantasettenne. Un po’ per scommessa, un po’ per necessità: doveva fare un regalo di matrimonio a suo fratello, e per questo ha deciso di risparmiare per un anno.

Tolte le spese vive per l’alloggio (affitto, luce, gas) ha stabilito un ruolino di marcia capace di farle risparmiare fino all’estremo, ottimizzando al massimo quel che aveva: pranzi e cene ai buffet gratuiti, acquisti nei mercati all’orario di chiusura (quando i prodotti vengono svenduti) e così via. Ed è riuscita, con un po’ di fantasia, a farsi anche una vacanza.

Alla fine ha raggiunto il suo obiettivo, vivendo per un anno con meno di un euro e mezzo al giorno. Ora, a sfida conclusa, non è tornata alle vecchie abitudini: «Questa esperienza ha completamente cambiato la mia mentalità – ha spiegato – ora non riesco più a provare piacere nello spendere denaro e il mio budget giornaliero continua ad essere molto basso».

A volte dobbiamo privarci di quel che abbiamo, per capire quanto superfluo ci sia nella nostra vita. Certe volte lo facciamo volontariamente, altre volte ci viene imposto dalla vita. In ogni caso può essere istruttivo, se riusciamo ad avere la giusta prospettiva sulle cose.

Tutto sta nell’accettare la situazione: cosa, ovviamente, difficile. Spesso infatti, di fronte alle ristrettezze, tendiamo a dibatterci nel nostro disagio, ostinandoci a carpire i perché e ignorando invece le opportunità che ci si aprono davanti.

Eppure è proprio così: le difficoltà hanno il vantaggio di aprirci gli occhi. Dopo, vediamo tutto in una luce diversa: più realistica, più concreta, più ragionevole.

Forse ogni tanto un digiuno, non solo alimentare, ci farebbe proprio bene: per apprezzare di più quello che abbiamo, per capire gli altri, per crederci meno invincibili, per andare in contro alle necessità del nostro prossimo.