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Parole stonate

Questa è la storia di una di noi. C’era una volta un’artista famosa per la sua voce e il suo talento; un’artista dal passato tormentato, protagonista di un percorso umano e spirituale variegato e complicato, che un giorno ha trovato la risposta alle sue domande, e la soluzione ai suoi problemi, nella fede nel messaggio del vangelo. Come molti di noi, certo: ma, se è vero che siamo tutti uguali davanti a Dio, è altrettanto vero che le scelte di vita di un personaggio famoso fanno più rumore, nel bene e nel male.

Aveva cominciato bene il suo percorso: silenziosa, per molti addirittura troppo, teneva per sé, nella sfera più intima, la sua nuova fede, apprezzata in questo suo approccio da chi conosce la vacuità delle dichiarazioni a effetto, e criticata da chi avrebbe preferito sentir gridare ai quattro venti una “testimonianza” ancora giovane, debole, difficile da conservare in mezzo ai marosi di un ambiente ostile come il mondo dello spettacolo.
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Buoni maestri

Ricomincia la scuola. Tornano in aula otto milioni di ragazzi e 700 mila docenti, e si apre con i consueti problemi: strutture inadeguate, precari senza certezze, regole poco certe e una certa dose di disinformazione su cause e rimedi, proposte e riforme.

Eppure, nonostante gli acciacchi e i rattoppi, malgrado in troppi la vedano come un parcheggio per i figli o un diplomificio, una sorta di Facebook non virtuale o una palestra di bravate, la scuola resta un pilastro nella nostra società.
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I due fronti dell’etica

Da agosto tutte le aziende dovranno adeguarsi a una normativa che, se verrà presa sul serio, provocherà più di qualche grattacapo: il testo unico 81/2008, infatti, prevede che in ogni luogo di lavoro venga effettuata una “valutazione dello stress-lavoro correlato e gli interventi per ridurne le cause”.

Se la maggior parte delle imprese si trova probabilmente in ritardo su questo versante, ce n’è una che – segnala il Gazzettino – è in anticipo di sette anni: si tratta di un’azienda vinicola di Altavilla Vicentina, dove Matteo Cielo già nel 2003 ha deciso di «misurare il grado di soddisfazione dei propri dipendenti, una trentina in tutto, sottoponendo loro dei questionari”, per capire “come vedevano l’azienda in cui lavoravano”».

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Se la guerra è finita

Il Magazine di questa settimana parla del cambio di rotta che ha caratterizzato il movimento evangelico USA in questi ultimi tempi: Ennio Caretto, nel descrivere la novità, conia la definizione di cristiani obamiani, che puntano “su clima, crisi e sanità per tutti”.

Naturalmente non perdono il loro nerbo i classici conservatori – su tutti l’inflessibile decano dei tele e radiopredicatori, James Dobson -, ma si avverte una nuova sensibilità, oltre che l’esigenza di cambiare e capire una realtà sempre più complessa, che si adatta meno che mai al consunto schema manicheo del confronto tra bene e male.

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Pillole di tenerezza

Negli Stati Uniti spopolano i “Cuddle Parties”, feste a base di coccole: una dozzina di persone pagano tra i 20 e i 40 dollari per incontrarsi e scambiarsi tenerezze. Al bando la passione e le cattive intenzioni: i partecipanti desiderano dare e ricevere solo affetto.

«E’ un’idea carina ma nasconde un sistema fuorviante – spiega la sessuologa Francesca Romana Tiberi – e può avere solo un effetto placebo. Il sollievo è transitorio, un po’ come se si prendesse un ansiolitico, e una volta passato il momento ci si sente ancora più soli».

Insomma: cercare affetto puntando su formule anomale è solo una conseguenza di un approccio sbagliato ma diffuso, e gli americani – al solito – hanno semplicemente monetizzato la tendenza. Però rende bene l’idea dell’epoca disperata che stiamo vivendo.

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Vita (poco) intelligente,

Qual è stato l’anno più importante della storia?

Non si tratta di un quiz ma una domanda posta qualche settimana fa da Intelligent Life, supplemento dell’Economist. Qualche malizioso potrebbe concludere che l’inserto in questione non deve essere poi così intelligente se perde tempo con domande così oziose, ma – nonostante l’obiezione non sia insensata – bisogna spezzare una lancia nei confronti del periodico: si tratta di una domanda tipicamente estiva, quando le notizie scarseggiano e i giornali di tutto il mondo si buttano sul “colore” o su inchieste senza troppo mordente.

E insomma: qual è stato l’anno che ha cambiato il mondo? «Gli esperti consultati dalla rivista – racconta Repubblica – naturalmente non raggiungono un accordo. Al massimo, in una discussione del genere, ciascuno può dire la sua».

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Dalle parole ai fatti

Un’associazione britannica ha trovato un modo interessante per richiamare l’attenzione nei confronti della sua raccolta fondi per la lotta contro il cancro: ha chiesto agli utenti di esprimersi sulla felicità.

Le prime risposte arrivano da alcuni vip: al quesito “cosa vi rende felici?” «Lo scrittore Alexander McCall Smith, ha risposto: “Il modo più sicuro di essere felici è causare felicità al prossimo, e poi goderne i frutti”. L’imprenditore Charles Dunstone, re dei telefonini, ha risposto: “Il mio consiglio per sentirsi felici è credere che tutti possano dare il meglio”. David Cameron, leader del partito conservatore (e secondo i sondaggi prossimo primo ministro), ha detto: “Per me la felicità è qualcosa di molto distante dal mondo della politica. Nuotare all’alba davanti a una deserta spiaggia della Cornovaglia, per esempio”».

La felicità è un tema semplice e tuttavia complesso: tutti probabilmente abbiamo un’idea di cosa ci potrebbe rendere felici (un panorama, un risultato, un’esperienza), ma allo stesso tempo ci rendiamo conto che la felicità è qualcosa di diverso, più profondo, impossibile da sublimare in una situazione, un oggetto, un evento. E torniamo a cercare.

Forse una delle domande più imbarazzanti, personali e difficili è proprio “sei felice?”: sarà per questo che non lo si chiede quasi mai, e di solito ci si limita a un più neutro “come stai?”. D’altronde spesso non serve nemmeno chiederlo: dal comportamento, dall’espressione facciale, dal modo di relazionarsi  facile rendersi conto se una persona sia felice o no.

Probabilmente alla domanda “cos’è la felicità?” ogni cristiano ben addestrato risponderà “la felicità è avere Gesù accanto a sé“. Che sia vero non ci sono dubbi. Ma ci crediamo veramente?

Spesso sembrerebbe proprio di no. Perché è facile mettere Dio nelle nostre frasi, illudendosi che basti questo per farci riconoscere come cristiani.

È invece più difficile, molto più difficile, mostrare la propria felicità vivendo e praticando l’amore cristiano nelle piccole cose di ogni giorno: un sorriso, una parola gentile, un gesto di disponibilità.

Nella quotidianità non si può barare, o almeno non lo si può fare a lungo. È un bene e un male. È un male, perché la nostra vita parla per noi, e non possiamo dire di avere qualcosa che non abbiamo senza venir smentiti dai fatti.

Ma è anche un bene, perché se dimostriamo ogni giorno la nostra felicità saranno i nostri vicini e i nostri colleghi, spontaneamente, a chiederci come riceverla a loro volta.

La nostra felicità parla attraverso ciò che siamo, più che attraverso quel che diciamo.