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Quello status di troppo

«Sono contrario a qualsiasi forma di esibizionismo, sia omo che eterosessuale»: la frase del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, mi è tornata in mente leggendo una notizia di Panorama, che segnala “il reality per chi non porta la taglia 42“.

«Signore e signorine grandi forme di tutt’Italia – scrive il settimanale sul suo sito – uscite dall’ombra: è arrivato il momento del riscatto. Lo ha deciso Italia Uno che ha mandato in onda, ieri sera in prima serata, la puntata pilota di un nuovo reality show dal titolo significativo: Ciccia è bella».

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A breve conservazione

La Cassazione ha deciso: Eluana può (o deve, ognuno decida quale formula sia più indicata) morire. È lecito che il padre sospenda l’alimentazione, dopo sedici anni di coma (per lei) e di calvario (per lui).

Qualche mese fa imperversava la battaglia sulle sorti di Eluana: l’opinione pubblica dibatteva attenta e partecipe, i programmi televisivi ne parlavano (e straparlavano), i talk show discutevano sulla liceità, i diritti, i doveri, i significati di termini come vita e morte.

Negli stessi giorni Giuliano Ferrara lanciava una campagna di sostegno alla sopravvivenza di Eluana chiedendo un gesto piccolo ma significativo: portare una bottiglia d’acqua sul sagrato del Duomo di Milano.

Le bottiglie di plastica sono diventate presto cinque, dieci, venti, cento. Una piccola distesa.
Ci sono passato davanti una domenica pomeriggio, e non ho potuto evitare di soffermarmi davanti a quell’improvvisato monumento alla vita.

Sono rimasto a contemplare l’iniziativa – bottiglie, ma anche biglietti, disegni, articoli di giornale – per qualche minuto. Più di qualche passante ha fatto lo stesso. Un minuto di raccoglimento di fronte al mistero della vita e alla grande frontiera della morte, un gesto di affetto per Eluana. Forse una preghiera. Più di qualche sospiro.

Una straniera spiegava in spagnolo al suo accompagnatore che quelle bottiglie erano lì “per la ragazza che sta morendo”, o qualcosa di simile. Ma Eluana non stava morendo, e fermarsi davanti a quella testimonianza di simpatia non era una commemorazione.

Domenica scorsa, pochi giorni prima della sentenza, sono tornato a Milano. Le bottiglie non c’erano più. Ci era sfuggita la notizia della rimozione, o forse non se n’è parlato.

Scomparse alla spiccia, in silenzio, senza formalità. Resta il rumore amaro di una solidarietà che oggi pare di maniera, l’eco sordo di un caso che è stato solo uno spunto di discussione come tanti altri in un paese che non vive senza il pane quotidiano della contrapposizione. Un paese pronto ad accendersi, ma che non ha la costanza, l’interesse, l’urgenza di fissare l’attenzione sui valori, e si accontenta di indignarsi durante la pubblicità per non perdersi il reality di una vita sempre più disorientata.

E allora, se questi siamo noi, forse sì: la decisione della Corte si poteva intuire.

Le bottiglie per Eluana sul sagrato del Duomo

Le bottiglie per Eluana sul sagrato del Duomo