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Le responsabilità della libertà

Ormai era nell’aria e, nonostante le contestazioni dell’ultimo minuto e le manovre di qualche pio illuso, non poteva che finire così: il Sinodo valdese, riunito a Torre Pellice, ha votato sì al riconoscimento della benedizione per le coppie gay.

Una decisione che un gruppetto minoritario aveva tentato di evitare nelle ultime settimane, con un appello pubblico al Sinodo affinché ritrovasse la fedeltà alla secolare Confessione di fede valdese e, per quanto possa sembrare scontato, al vangelo, evitando decisioni destinate ad allontanare i valdesi dalle altre realtà evangeliche.
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L’uomo nella rete

Non ci sono molti dubbi sul fatto che Internet, e la tecnologia in generale, ci stanno cambiando la vita: i tempi si accorciano, le opportunità aumentano, i contatti si estendono, le informazioni si diffondono su scala globale con ritmi e dimensioni impensabili fino ad appena vent’anni fa. Questi sono i “pro”; ci sono, poi, i “contro”, che un articolo sulla Stampa di oggi riassume in una domanda angosciata: “Internet ci rende stupidi?”.

Citando lo studioso americano Nicholas Carr, il quotidiano torinese avvisa che «nell’arco di pochi anni saremo tutti superficiali, incapaci di concentrarci per più di qualche minuto o di distinguere una informazione importante da quelle irrilevanti».

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Un figlio in solitaria

Alla clinica Mangiagalli di Milano aumenta il numero di neonati senza padre: “nell’ultimo anno – segnala il Corriere – oltre 500 neomamme non hanno dichiarato il partner”.

«È il terzo tabù che cade a Milano nel giro di pochi anni – ricorda Simona Ravizza -: nel 2006 c’è stato il sorpasso storico dei single sulle famiglie… nel 2008 una donna su tre ha partorito senza indossare l’anello al dito… adesso l’ultima novità: fare un figlio in totale autonomia». Per un neonato su dieci non viene riconosciuta la paternità.

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Dieci anni dopo

Risulta sempre un po’ retorico, e piuttosto pericoloso, parlare di decenni: come esseri umani facciamo difficoltà a ricordare i fatti dell’ultima settimana, e con fatica mettiamo insieme gli avvenimenti dell’anno, figurarsi il senso di inadeguatezza e l’angoscia nell’affrontare un periodo dieci volte più ampio.

Eppure, con il 31 dicembre 2009, si chiude il primo decennio del nuovo secolo, o – absit iniuria verbis – del terzo millennio. Un decennio è già un lasso di tempo che perde di vista la quotidianità per tendere alle unità di misura adottate dalla storia: in un decennio – specie in un decennio di un’epoca come questa – il mondo cambia significativamente.

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Rick Warren è sbarcato in Europa

Ieri, giovedì 3 dicembre, sul Foglio è uscito un mio articolo di analisi sul fenomeno Warren; il contributo inaugura la mia collaborazione con il quotidiano di Giuliano Ferrara. Ve lo ripropongo qui, e resto in attesa dei vostri commenti.

IL PASTORE CHE HA BENEDETTO LA PRESIDENZA OBAMA È SBARCATO IN EUROPA

Il grande pubblico ha scoperto Rick Warren il 20 gennaio scorso, quando davanti a Capitol Hill ha innalzato la tradizionale preghiera di benedizione per l’insediamento di Barack Obama: la paciosa e rassicurante sagoma del pastore che trent’anni fa ha fondato in California la Saddleback Church di Lake Forest rappresenta un cambiamento di forma e di sostanza che non è sfuggito agli esperti.

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Un mondo di volontari

I volontari marciano su Roma: domani e sabato 40 mila associazioni, in rappresentanza di sei milioni di italiani, si riuniscono nella Capitale per confrontarsi e farsi ascoltare.

Riferisce il Corriere che non hanno colore politico ma, rilevano, per portare avanti il loro lavoro non possono limitarsi al ruolo di osservatori. Domani parleranno al Capo dello Stato e, idealmente ma non troppo, rivolgeranno un appello a un Paese che non dimostra di apprezzarli come in effetti meriterebbero, e talvolta nemmeno li mette in condizione di operare. E dire che è proprio il no profit a rendere possibili servizi sociali che, senza il tempo e le energie di tanti cittadini di buona volontà, non potrebbero proseguire. E non parliamo solo di cultura e spettacoli, ma anche di mense per poveri, servizi ai bisognosi, conforto a chi soffre, personale che garantisce un numero sempre più adeguato di ambulanze.

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Dietro ai principi

Il caso di Abano Terme ormai lo conoscono tutti: una mamma italofinlandese si è opposta alla presenza di crocifissi nella scuola frequentata dai figli, ottenendo soddisfazione da parte della Corte europea per i diritti dell’uomo.

Meno nota è la vicenda di un insegnante di Vallio Terme (Brescia), che nel lontano 1991 ebbe da ridire sui simboli presenti nelle aule della scuola elementare, sollevando una vibrata reazione degli altri insegnanti e dei genitori.

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Il fattore costanza

“Dimagrire senza fatica? Ecco perché non serve”. Il Corriere fa strage di illusioni: «Oggi – scrive il quotidiano – vengono proposte molte soluzioni per dimagrire in fretta: pastiglie, preparati vari o diete che farebbero ritrovare la linea con poca (talvolta nessuna) fatica. Ma funzionano davvero? “Se si vuole dimagrire senza far nulla si è sulla strada sbagliata“, spiega Andrea Ghiselli, nutrizionista dell’Inran (Istituto Nazionale Ricerca Alimenti e Nutrizione) di Roma».

D’accordo, è solo una conferma di cose che sapevamo già tutti, anche se ancora in molti si illudono che una pillola, una panciera, una dieta “a zona” possano dare al fisico la tonicità di un olimpionico. Invece per la fisica – e per il fisico – dal nulla non nasce nulla, e ogni risultato richiede uno sforzo.

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A ruoli invertiti

Si chiama Roberto Wagner, ha 44 anni e un passato intenso – elicotterista, pilota di go-kart, produttore discografico – e un presente meno emozionante ma non meno impegnativo: fa la mamma a tempo pieno. O meglio, come si definisce lui stesso, il “mammo”. Tutto è cominciato nell’estate del 2000, quando in Grecia ha incontrato Robyanne, che sarebbe diventata presto sua moglie; sono venuti a vivere a Milano e, nel mettere su famiglia hanno dovuto prendere delle decisioni su come gestire la famiglia.

Se infatti il lavoro di Roberto non era monotono, la professione di Robyanne è totalizzante: assistente di volo su linee aeree internazionali, quei ruoli che ti tengono lontano da casa per settimane.

Qualcuno avrebbe dovuto fare un passo indietro, per badare ai figli senza sballottarli tra una tata e un asilo, novelli orfani virtuali cresciuti per procura.

A passare la mano è stato il papà: «Ho pensato che avrei potuto provare a stare io con i piccoli. Lei ama il suo lavoro, è ancora giovane. Io ho avuto una vita piena, sono stato elicotterista, ho vissuto intensamente il lavoro in discografia, ho girato il mondo, non mi spaventa cambiare e ricominciare». Eccolo così a preparare colazioni, accompagnare i piccoli a scuola, chiacchierare con le mamme dei compagni, cambiare pannolini, curare i raffreddori e così via.

Racconta che «stare con i bambini è il lavoro più bello e faticoso del mondo» e riflette: «Forse le donne sono predisposte, geneticamente programmate, a loro viene più naturale».

Mero maschilismo di ritorno? Suonerebbe strano, vista la ammirevole scelta di vita del “mammo”. Forse allora il concetto merita una riflessione più profonda, lontana dai luoghi comuni più alla moda.

In fondo l’esperienza del “mammo” è qualcosa di più profondo rispetto alle belle parole dei terapeuti di coppia: un’esperienza testata sul campo, che dimostra come la semplice buona volontà di venirsi incontro – che, in questo caso, certo non manca – non sempre basti.

E allora chissà. Magari dovremmo rivedere quella generica parità di ruoli che viene predicata dai facili profeti di modernità, quell’intercambiabilità facile da vivere solo se si resta in superficie, ma che rischia di compromettere gli equilibri se dalla teoria si passa alla pratica.

Roberto ammette che “Il ribaltamento di ruoli… comporta qualche problema di coppia“: «Il mammo entra in un terreno minato. Un conto è la moglie che ti lascia il pupo e ti dice cosa fare, un conto il contrario. Mica facile per la donna accettare questa invasione di campo».

Se per un papà è difficile fare la mamma, per una mamma è altrettanto arduo accettare un ridimensionamento del proprio ruolo. Non è impossibile, ma ci vuole una massiccia dose di buona volontà: per quanto moderna e anticonformista possa essere una coppia, portare avanti scelte così controcorrente è un impegno dentro l’impegno.

Questo non significa, naturalmente, che sia impossibile: ogni coppia può decidere in autonomia la strada da seguire, l’importante è che a prevalere siano le esigenze dei figli, non l’affermazione di un principio o di una ragione.

Va da sé che poi, qualunque sia stata la scelta, nello sviluppo del progetto di vita comune non devono mai mancare maturità, buonsenso, responsabilità. E coerenza rispetto alle decisioni intraprese: i ruoli nella coppia si possono invertire, ma non si possono improvvisare.

Parametri d'infelicità

Ora è ufficiale anche per la statistica: le famiglie italiane sono in sofferenza. Lo rivela – casomai ce ne fosse stato bisogno – l’Istat, che nei giorni scorsi ha pubblicato l’indagine sulla spesa delle famiglie italiane nel 2007.

Curiosamente negli ultimi anni la statistica ha subito un effetto comune anche alla temperatura, con una scollatura tra dati ufficiali e realtà percepita: gli esperti rassicuravano su un’inflazione bassa, e noi vedevamo crescere settimana dopo settimana il costo della spesa. A quanto pare, quindi, alla fine anche la statistica è tornata con i piedi per terra e si è allineata alle impressioni generali.

La deprimente situazione emersa dall’indagine, secondo gli esperti, fa emergere dati poco rassicuranti per il futuro: «Dal punto di vista macroeconomico – spiega Pietro Garibaldi sulla Stampa – la diminuzione reale dei consumi è uno dei fenomeni più preoccupanti, poiché nel lungo periodo il livello dei consumi è un indicatore chiave dello standard di vita».

Di fronte a una frase come questa, inserita quasi en passant tra dati e analisi, sorge un dubbio. Viene da chiedersi se la qualità della vita sia davvero così intimamente legata al livello dei consumi. Sarebbe sciocco negare che esistano delle esigenze primarie (come nutrirsi, vestirsi, abitare) sotto le quali la situazione umana si fa critica. Ma, allo stesso tempo, sarebbe forse il caso di chiedersi se, nella cultura occidentale, cercando una definizione del concetto di felicità non abbiamo dato troppo peso al parametro economico, alla soddisfazione materiale, al possesso.

Forse un momento di crisi come quello attuale, tra i tanti disagi che comporta, potrebbe avere il pregio di farci capire che la vera ricchezza di un popolo non si misura in playstation o schermi al plasma, e che la felicità non si conserva insieme allo scontrino.