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L’amore alla prova del fuoco

Il Dove World Outreach Center di Gainesville, in Florida – che nel sito ufficiale si definisce “una Chiesa neotestamentaria basata sulla Bibbia, la Parola di Dio” -, per ricordare l’11 settembre lancia la giornata internazionale “Brucia una copia del Corano”: «l’11 settembre – spiegano su Facebook -, dalle 18 alle 21, bruceremo il Corano in ricordo delle vittime e per opporci pubblicamente alla malvagità dell’islam. L’islam è diabolico!».

Nella pagina (che ha ottenuto l’apprezzamento di oltre cinquemila persone) si registra un serrato confronto tra sostenitori e detrattori dell’iniziativa (sono questi ultimi, a onor del vero, a proporre gli interventi più arguti), e da qui a settembre probabilmente i toni si accenderanno ulteriormente (che poi, forse, è l’obiettivo cui mirano gli organizzatori dell’iniziativa).
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Se la guerra è finita

Il Magazine di questa settimana parla del cambio di rotta che ha caratterizzato il movimento evangelico USA in questi ultimi tempi: Ennio Caretto, nel descrivere la novità, conia la definizione di cristiani obamiani, che puntano “su clima, crisi e sanità per tutti”.

Naturalmente non perdono il loro nerbo i classici conservatori – su tutti l’inflessibile decano dei tele e radiopredicatori, James Dobson -, ma si avverte una nuova sensibilità, oltre che l’esigenza di cambiare e capire una realtà sempre più complessa, che si adatta meno che mai al consunto schema manicheo del confronto tra bene e male.

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Il finale della storia

Che sberleffo, per noi poveri esseri umani: alla fine ha preceduto tutti.

Ha preceduto i politici. Si sono impegnati, i nostri rappresentanti, lavorando perfino in notturna, in una corsa contro il tempo per approvare una legge. L’iperattività del Parlamento sarebbe già una notizia di per sé, ma lo è ancora di più considerando che sul tema in questione, fino a ieri, nessuno voleva esprimersi seriamente andando oltre gli slogan.
Alla notizia della dipartita, i senatori hanno sospeso i lavori per due settimane “per consentire una riflessione approfondita”, facendo sospettare seriamente che, in questi giorni, fossero ancora a digiuno sulla problematica affrontata e stessero discutendo per schemi ideologici più che in base a una ragionevole competenza.

Ha preceduto i giudici. Una sentenza ha stabilito per legge il diritto di sospendere l’alimentazione e l’idratazione a un essere umano. C’è chi ha parlato di disumanità e chi di passo avanti. Potremmo già accontentarci se non diventasse un precedente su una strada che ci porterebbe indietro di settant’anni.

Ha preceduto i benpensanti, che si sono stracciati le vesti quando il governo ha deciso di intervenire con un provvedimento (“la politica ne resti fuori!”), ma hanno ritenuto assolutamente normale che a interferire fosse un giudice.

Ha preceduto chi voleva a tutti i costi “la fine di un incubo”, quando fino a ieri il suo incubo peggiore era proprio la morte.

Ha preceduto chi ha accettato di dare corso alla sentenza, ignorando i segnali di vita di una donna immobile e assente, ma che respirava, deglutiva, espletava le sue funzioni fisiologiche.

Ha preceduto chi l’aveva data per sana al mattino (“prima di giovedì non ci saranno novità”), e l’ha vista mancare alla sera. Spero di non dovemi mai affidare a quel medico per una diagnosi seria.

Sì: l’Onnipotente ha preceduto tutti. Spiazzandoci, e ponendo fine a una questione tutta umana, dove purtroppo si respirava davvero poca umanità.

Eluana è spirata quando ha deciso Lui. Come al solito non ha dato retta a manifestazioni, appelli, programmi televisivi.

Ha dimostrato l’insipienza di chi garantiva baldante sui tempi del decesso, e ci ha insinuato qualche ombra sulle altre “certezze”, ragionevoli e scientifiche che gli esperti hanno tentato di ammanirci in queste settimane: che Eluana non c’era già più, che era di fatto già morta, che non avrebbe sofferto.

Ha confermato che le certezze mediche non sono assolute, e che la vita non dipende da un familiare, dal medico, dal legislatore, dal giudice.

È stato vicino a Eluana, Lui solo, nei suoi ultimi istanti di vita. Medici, infermieri, volontari, genitori non c’erano. Lui sì. Come sempre.

La religione della ragione

In Spagna il crocifisso non avrà più spazio nelle scuole: lo ha sentenziato il tribunale di Castilla-Leon, che ha accolto il ricorso dell’Associazione culturale scuola laica (Acel).

La corte, riporta La Stampa, ha «decretato che il crocifisso e altri simboli cattolici dovranno essere tolti dalla scuola pubblica Macias Picave di Valladolid», ma pare che la decisione verrà applicata a tutte le scuole della regione: secondo la portavoce socialista della città, «è l’unica forma di tutela per le famiglie che non professano il cattolicesimo».

Niente simboli, quindi, nelle scuole, per sancire l’equidistanza dello Stato di fronte alle confessioni religiose: tutto sommato una sentenza ragionevole, molto più ragionevole delle dichiarazioni dell’Acel dopo la pubblicazione della sentenza. Il portavoce dell’associazione ha parlato – così almeno riferisce La Stampa – di «Trionfo dell’igiene democratica».

Proprio così. Non avrebbe parlato di passo avanti, di progresso, o – volendo esagerare – di decisione storica, ma di “trionfo dell’igiene democratica”.

Parole che, a pensarci bene, provocano un brivido: una violenza verbale per un giudizio tranchant che rievoca altri tempi, altri confronti, altre ideologie. Alludere alla scarsa igiene democratica dell’avversario comporta la sua delegittimazione: in quest’ottica la religione, qualunque religione, è diventa un’anomalia fisiologica che viene tollerata malvolentieri, e non una diversità che arricchisce il tessuto sociale.

Eppure i conti, ancora una volta, non tornano. Le certezze granitiche non sono dei democratici e dei liberali, degli intellettuali e dei pensatori, che sono disposti ad ammettere i loro errori, i loro dubbi, un pensiero migliorabile attraverso il confronto.

La solidità di un pensiero inscalfibile è, piuttosto, di una religione. In questo caso, la religione laicista. Con una differenza non da poco: i credenti ammettono serenamente le loro certezze e le loro soluzioni per l’uomo, la società, il mondo.

I laicisti, invece, ammantano la loro religiosità per la ragione con una glassa di scientificità e neutralità che punta a farla apparire qualcosa di ineludibile. Un pensiero unico e irrefutabile che non è possibile contestare senza essere canzonati per la propria creduloneria, tacciati di eresia antidemocratica e messi al bando dalla “società civile”.

Un quadro angosciante. A più di due secoli dagli sproloqui spirituali degli illuministi, il rischio di una dittatura della ragione resta alto.