Archivi Blog

Panorama immoto

Panorama dedica il suo servizio di primo piano a “Come cambia l’Italia che prega”: Paola Ciccioli analizza i nuovi culti con una panoramica che parte dai musulmani, passa per gli ebrei, i copti, gli indù, gli ortodossi e gli evangelici. O meglio, i “pentecostali evangelici”, come vengono definiti: «… in un altro punto della città gli evangelici distribuiscono ai fedeli più indigenti sacchetti bianchi con le provviste raccolte nei supermercati dal Banco alimentare. La loro funzione, con musica, cori, «Gesù, nome al di sopra di ogni altro nome», abbracci e lacrime da trasporto mistico, è guidata dal pastore Roselen Boerner Faccio, brasiliana che dai tre seguaci del 1994 ha portato la Chiesa pentecostale evangelica milanese a 400 convinti praticanti».

È sicuramente apprezzabile che un settimanale di rilievo come Panorama dedichi spazio anche alla realtà evangelica, e di questo bisogna ringraziare l’impegno del Ministero Sabaoth, che è stato capace di guadagnarsi (e guadagnare all’ambiente) una ampia visibilità.

Viene però da chiedersi come mai i principali media, dal Corriere a Panorama, non riescano a scrollarsi di dosso la pigrizia intellettuale di un equivoco, e continuino a confondere una comunità con un intero movimento. Che può essere rappresentativo della realtà evangelica, ma non la inaugura né la conclude.

Gli evangelici – pentecostali e non – sono presenti a Milano da più di un secolo: decine di chiese, missioni, oltre a coordinamenti, strutture formative e umanitarie, case discografiche e studi di registrazione, professionisti noti e meno noti, mass media.

Per scoprirlo basterebbe aprire un elenco telefonico. O anche solo un semplice click.

Tra l'India e le Maldive

Nei giorni scorsi abbiamo apprezzato – e non poteva essere altrimenti – l’intervento del ministro degli esteri, Franco Frattini, a difesa dei cristiani in India: una protesta di carattere diplomatico, espressa attraverso la convocazione dell’ambasciatore indiano, auspicando «una forte reazione della polizia federale indiana contro questi estremisti che hanno purtroppo torturato e ucciso cristiani in India».

Ha fatto bene, Frattini, e onore al merito per il fatto di essere stato il primo ministro europeo a muoversi in questa direzione: l’ondata di violenza indù che ha investito scuole, chiese, missionari e credenti aveva bisogno di un intervento politico presso le sedi opportune; naturalmente le violenze non sono cessate solo per questo, ma crediamo che l’interessamento della Farnesina non sia caduto nel vuoto presso le autorità indiane.

Un unico dettaglio sporca il quadro. Come la autoproclamata fidanzata del ministro ha fatto presente, Frattini era in vacanza insieme a lei (e sia chiaro, insieme a lei: non sia mai che esistano questioni più importanti di questo chiarimento, nella vita del suo compagno) alle Maldive.

Proprio in quelle Maldive che risultano ormai da anni ai primi posti nella lista nera dei paesi dove i diritti umani sono più calpestati, dove non è permesso esprimere una fede diversa da quella islamica, dove i cristiani vengono perseguitati senza troppi scrupoli.

Una situazione che non è destinata a cambiare, dato che nella nuova Costituzione maldiviana, promulgata due settimane fa. Come segnalava il Corriere, «”Un non musulmano non può diventare un nostro cittadino”, recita il punto (d) dell’ articolo 9, aggiunto ex novo rispetto alla vecchia Carta del 1998. Un principio che non solo impedirà di ottenere la cittadinanza ai non musulmani ma ne provocherà la perdita anche da parte di chi si converte o è figlio di un non islamico. Le persone colpite dalla revoca potranno restare nel Paese, ma solo per lavorare, e perderanno diritti fondamentali come quello di parola e di spostamento».

Ironia della sorte, la costituzione è stata ratificata lo scorso 7 agosto, proprio nei giorni in cui alle Maldive si svolgeva la vacanza del nostro ministro.
Difficile credere che proprio Frattini, capo della nostra diplomazia, non sia venuto al corrente della questione.

Viene da pensare che se il ministro avesse espresso il suo rammarico, o se addirittura avesse deciso di soprassedere alla continuazione della vacanza, avrebbe raggiunto un triplice obiettivo anche a prescindere dalla questione georgiana.

Sul piano diplomatico l’Italia sarebbe stata il primo Paese, e forse l’unico, a muovere l’obiezione: nemmeno le istituzioni internazionali risulta abbiano ritenuto di intervenire sulla questione, che pure non pare secondaria.

Sul piano politico il ministro – uomo di centrodestra – avrebbe spiazzato i paladini dei diritti umani e i pacifisti, che sollevano volentieri la voce di fronte alle ingiustizie ma in questo caso sono risultati inspiegabilmente taciturni.

Sul piano umano, infine, avrebbe dato un buon esempio a quell’ampia schiera di credenti che a parole difende volentieri il diritto dei cristiani sparsi per il mondo, ma poi nei fatti smarrisce le proprie convinzioni per non rinunciare a una spiaggia. Che di paradisiaco, oggi, ha davvero poco.

Tra l’India e le Maldive

Nei giorni scorsi abbiamo apprezzato – e non poteva essere altrimenti – l’intervento del ministro degli esteri, Franco Frattini, a difesa dei cristiani in India: una protesta di carattere diplomatico, espressa attraverso la convocazione dell’ambasciatore indiano, auspicando «una forte reazione della polizia federale indiana contro questi estremisti che hanno purtroppo torturato e ucciso cristiani in India».

Ha fatto bene, Frattini, e onore al merito per il fatto di essere stato il primo ministro europeo a muoversi in questa direzione: l’ondata di violenza indù che ha investito scuole, chiese, missionari e credenti aveva bisogno di un intervento politico presso le sedi opportune; naturalmente le violenze non sono cessate solo per questo, ma crediamo che l’interessamento della Farnesina non sia caduto nel vuoto presso le autorità indiane.

Un unico dettaglio sporca il quadro. Come la autoproclamata fidanzata del ministro ha fatto presente, Frattini era in vacanza insieme a lei (e sia chiaro, insieme a lei: non sia mai che esistano questioni più importanti di questo chiarimento, nella vita del suo compagno) alle Maldive.

Proprio in quelle Maldive che risultano ormai da anni ai primi posti nella lista nera dei paesi dove i diritti umani sono più calpestati, dove non è permesso esprimere una fede diversa da quella islamica, dove i cristiani vengono perseguitati senza troppi scrupoli.

Una situazione che non è destinata a cambiare, dato che nella nuova Costituzione maldiviana, promulgata due settimane fa. Come segnalava il Corriere, «”Un non musulmano non può diventare un nostro cittadino”, recita il punto (d) dell’ articolo 9, aggiunto ex novo rispetto alla vecchia Carta del 1998. Un principio che non solo impedirà di ottenere la cittadinanza ai non musulmani ma ne provocherà la perdita anche da parte di chi si converte o è figlio di un non islamico. Le persone colpite dalla revoca potranno restare nel Paese, ma solo per lavorare, e perderanno diritti fondamentali come quello di parola e di spostamento».

Ironia della sorte, la costituzione è stata ratificata lo scorso 7 agosto, proprio nei giorni in cui alle Maldive si svolgeva la vacanza del nostro ministro.
Difficile credere che proprio Frattini, capo della nostra diplomazia, non sia venuto al corrente della questione.

Viene da pensare che se il ministro avesse espresso il suo rammarico, o se addirittura avesse deciso di soprassedere alla continuazione della vacanza, avrebbe raggiunto un triplice obiettivo anche a prescindere dalla questione georgiana.

Sul piano diplomatico l’Italia sarebbe stata il primo Paese, e forse l’unico, a muovere l’obiezione: nemmeno le istituzioni internazionali risulta abbiano ritenuto di intervenire sulla questione, che pure non pare secondaria.

Sul piano politico il ministro – uomo di centrodestra – avrebbe spiazzato i paladini dei diritti umani e i pacifisti, che sollevano volentieri la voce di fronte alle ingiustizie ma in questo caso sono risultati inspiegabilmente taciturni.

Sul piano umano, infine, avrebbe dato un buon esempio a quell’ampia schiera di credenti che a parole difende volentieri il diritto dei cristiani sparsi per il mondo, ma poi nei fatti smarrisce le proprie convinzioni per non rinunciare a una spiaggia. Che di paradisiaco, oggi, ha davvero poco.