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Slow word

Nel presentare la nuova edizione del Salone del libro, il direttore Ernesto Ferrero sulla Stampa ha voluto riflettere non solo sull’importanza della lettura e sui contenuti, ma anche sul “come”: leggere non è un’attività banale, o almeno non dovrebbe esserlo, e per questo è importante tenere in considerazione i contenuti ma anche il metodo. Ferrero, richiamando la fortunata esperienza di Slow food (presente peraltro al Salone con un suo stand), ha preso in prestito una definizione del massmediologo Derrick De Kerkchove per parlare di “slow word”: parola lenta.

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Il perdono di Erba

Di Carlo Castagna probabilmente pochi ricordano il nome. Molto più noto il volto sofferente che abbiamo visto su tutti i canali televisivi a margine della triste vicenda che, l’11 dicembre 2006, lo ha privato in un colpo solo di moglie, figlia e nipotino.

Sì, Carlo Castagna è la principale vittima della strage di Erba, il frutto della follia di due vicini di mezza età – così almeno ha stabilito il giudizio di primo grado – che in quel dicembre di tre anni fa uccisero quattro persone, misero in fin di vita una quinta e diedero fuoco a un appartamento. Senza plausibili motivi, ammesso ne possano esistere per un gesto simile.

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Mina o Ornella?

Riceviamo una mail da Alberto:

Vi prego di meditare sull’articolo di Mina in allegato e di farmi sapere se lo avevate già letto e se lo avete gradito… La cosa che sinceramente mi lascia scettico riguardo alla presunta conversione di Ornella Vanoni è proprio questo: Mina riesce a far riflettere e mi sono ritrovato in toto in quello che scrive.

La Vanoni con la sua pretesa guarigione divina della sua depressione no, e mi lascia molto scettico ed indifferente… Ornella non può essere, con l’ammissione dei suoi guai, di nessuno stimolo ad una proficua autoanalisi… anche in chi legge…   Mina  è calata nella contemporaneità e fa riflettere.

Ornella ha fatto “outing”… Mina cattolica di nascita come molti italiani, ragazza madre negli anni ‘6o, pubblica peccatrice per la morale del tempo, sicuramente crede in Dio ma non ha fatto nessuna “modifica” come la sua illustre collega… Continuo a preferirla a Ornella anche per questo.

Gentile Alberto,

grazie per la tua mail. Per giudicare le differenze tra Mina e Ornella Vanoni è opportuno tenere in considerazione la diversa estrazione delle due artiste. Probabilmente Mina ha un animo intellettuale e combattivo, Ornella Vanoni un carattere più pensoso, diremmo confidenziale.

Potremmo parlare di utenze diverse: una persona intellettuale si potrà ritrovare più facilmente in Mina, una persona dall’animo più riservato potrà giovarsi delle parole della Vanoni, e magari trarre beneficio dalla sua testimonianza sulla depressione.

Quel che è certo è che l’una non esclude l’altra, e nella diversità ognuno di noi può svolgere un ruolo proficuo per comunicare agli altri la speranza della fede in Dio.

La religione della ragione

In Spagna il crocifisso non avrà più spazio nelle scuole: lo ha sentenziato il tribunale di Castilla-Leon, che ha accolto il ricorso dell’Associazione culturale scuola laica (Acel).

La corte, riporta La Stampa, ha «decretato che il crocifisso e altri simboli cattolici dovranno essere tolti dalla scuola pubblica Macias Picave di Valladolid», ma pare che la decisione verrà applicata a tutte le scuole della regione: secondo la portavoce socialista della città, «è l’unica forma di tutela per le famiglie che non professano il cattolicesimo».

Niente simboli, quindi, nelle scuole, per sancire l’equidistanza dello Stato di fronte alle confessioni religiose: tutto sommato una sentenza ragionevole, molto più ragionevole delle dichiarazioni dell’Acel dopo la pubblicazione della sentenza. Il portavoce dell’associazione ha parlato – così almeno riferisce La Stampa – di «Trionfo dell’igiene democratica».

Proprio così. Non avrebbe parlato di passo avanti, di progresso, o – volendo esagerare – di decisione storica, ma di “trionfo dell’igiene democratica”.

Parole che, a pensarci bene, provocano un brivido: una violenza verbale per un giudizio tranchant che rievoca altri tempi, altri confronti, altre ideologie. Alludere alla scarsa igiene democratica dell’avversario comporta la sua delegittimazione: in quest’ottica la religione, qualunque religione, è diventa un’anomalia fisiologica che viene tollerata malvolentieri, e non una diversità che arricchisce il tessuto sociale.

Eppure i conti, ancora una volta, non tornano. Le certezze granitiche non sono dei democratici e dei liberali, degli intellettuali e dei pensatori, che sono disposti ad ammettere i loro errori, i loro dubbi, un pensiero migliorabile attraverso il confronto.

La solidità di un pensiero inscalfibile è, piuttosto, di una religione. In questo caso, la religione laicista. Con una differenza non da poco: i credenti ammettono serenamente le loro certezze e le loro soluzioni per l’uomo, la società, il mondo.

I laicisti, invece, ammantano la loro religiosità per la ragione con una glassa di scientificità e neutralità che punta a farla apparire qualcosa di ineludibile. Un pensiero unico e irrefutabile che non è possibile contestare senza essere canzonati per la propria creduloneria, tacciati di eresia antidemocratica e messi al bando dalla “società civile”.

Un quadro angosciante. A più di due secoli dagli sproloqui spirituali degli illuministi, il rischio di una dittatura della ragione resta alto.