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Da Bergamo a Baghdad

Fa impressione il confronto tra due notizie proposte in prima pagina su Repubblica di oggi. Da un lato il reportage di Bernardo Valli su Baghdad, dove le bombe continuano a essere un dramma quotidiano. A fianco, con toni simili, la notizia della protesta degli ultrà atalantini contro il ministro Maroni: quattrocento facinorosi hanno contestato la tessera del tifoso “con fumogeni, petardi e bombe carta”, tra auto date alle fiamme e agenti feriti.

Fa impressione pensare a dove possa arrivare l’essere umano. Da Bergamo a Baghdad, dai tifosi agli integralisti, la violenza viene ancora considerata un linguaggio adeguato a esprimere le proprie ragioni: politiche da un lato, ludiche dall’altro.
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Cartoni e complotti

Fa una certa tristezza vedere il modo in cui i media trattano certi argomenti.

I fatti: l’Unione russa dei cristiani di fede evangelica – una sorta di Alleanza evangelica, a occhio e croce – si indigna per South Park, un cartone animato americano: «South Park deve essere bandito subito — ha detto il leader del gruppo, Konstantin Bendas —. Insulta i sentimenti dei credenti, e incita i giovani all’odio per la religione e la patria. I bambini non dovrebbero poter vedere roba del genere: devono essere difesi». La procura di Mosca ha accolto la protesta, invitando a bandire il cartone animato dalla Russia.

Probabilmente tutti coloro che hanno avuto occasione di dare un’occhiata al cartoon in questione si saranno resi conto della sua corrosività, di una certa volgarità, di uno stile dissacrante al limite del profano (o, per chi crede, del blasfemo): caratteristiche, va peraltro detto, che gli autori non smentiscono, e anzi vantano come titoli di merito.

Non ci dovrebbe quindi essere niente di anomalo nel vedere una istituzione cristiana condannare South Park perché “offende i sentimenti dei credenti”. Forse non incita “all’odio per la religione e la patria”, ma è decisamente poco educativo. Per carità: non tutti i programmi televisivi devono esserlo, ma propinare un certo tipo di prodotto ai giovani (perché sono i giovani il target del cartone animato), allora sarà il caso di non lamentarsi di fronte a una generazione superficiale, irridente, irresponsabile.

Naturalmente si può non condividere questa analisi, e si può anche sospettare di questa improvvisa collaborazione tra procura moscovita e minoranza evangelica, fino a oggi vista con una certa diffidenza dalle autorità russe. Diverso però è cimentarsi in una dietrologia complottista come fa il Corriere, secondo cui «Il nuovo fronte della guerra russa all’Occidente passa attraverso il tubo catodico. Dopo aver occupato intere zone di territorio georgiano e aver sfidato l’Unione Europea e gli Stati Uniti con promesse finora mai mantenute di ritiro, e mentre ancora tiene la mano sul rubinetto del gas, pronta a chiuderlo per farci passare l’inverno al freddo, Mosca ha infatti deciso di prendersela con i cartoni animati del “nemico”».

Nientemeno. Ci permettiamo di suggerire al Corriere qualche approfondimento in merito: notoriamente infatti gli evangelici sono, in tutto il mondo, una quinta colonna statunitense. Come mai proprio loro prendono la parola in Russia per condannare un prodotto made in USA? E il Vaticano, come mai non ha detto nulla né contro il programma tv, né contro gli evangelici? E tutto questo non avrà mica qualche relazione con il lapsus di Barack Obama sulla sua “fede musulmana”?

L’affare decisamente si complica. Più che il taccuino di un giornalista, servirebbe la penna di un giallista.

Tra l'India e le Maldive

Nei giorni scorsi abbiamo apprezzato – e non poteva essere altrimenti – l’intervento del ministro degli esteri, Franco Frattini, a difesa dei cristiani in India: una protesta di carattere diplomatico, espressa attraverso la convocazione dell’ambasciatore indiano, auspicando «una forte reazione della polizia federale indiana contro questi estremisti che hanno purtroppo torturato e ucciso cristiani in India».

Ha fatto bene, Frattini, e onore al merito per il fatto di essere stato il primo ministro europeo a muoversi in questa direzione: l’ondata di violenza indù che ha investito scuole, chiese, missionari e credenti aveva bisogno di un intervento politico presso le sedi opportune; naturalmente le violenze non sono cessate solo per questo, ma crediamo che l’interessamento della Farnesina non sia caduto nel vuoto presso le autorità indiane.

Un unico dettaglio sporca il quadro. Come la autoproclamata fidanzata del ministro ha fatto presente, Frattini era in vacanza insieme a lei (e sia chiaro, insieme a lei: non sia mai che esistano questioni più importanti di questo chiarimento, nella vita del suo compagno) alle Maldive.

Proprio in quelle Maldive che risultano ormai da anni ai primi posti nella lista nera dei paesi dove i diritti umani sono più calpestati, dove non è permesso esprimere una fede diversa da quella islamica, dove i cristiani vengono perseguitati senza troppi scrupoli.

Una situazione che non è destinata a cambiare, dato che nella nuova Costituzione maldiviana, promulgata due settimane fa. Come segnalava il Corriere, «”Un non musulmano non può diventare un nostro cittadino”, recita il punto (d) dell’ articolo 9, aggiunto ex novo rispetto alla vecchia Carta del 1998. Un principio che non solo impedirà di ottenere la cittadinanza ai non musulmani ma ne provocherà la perdita anche da parte di chi si converte o è figlio di un non islamico. Le persone colpite dalla revoca potranno restare nel Paese, ma solo per lavorare, e perderanno diritti fondamentali come quello di parola e di spostamento».

Ironia della sorte, la costituzione è stata ratificata lo scorso 7 agosto, proprio nei giorni in cui alle Maldive si svolgeva la vacanza del nostro ministro.
Difficile credere che proprio Frattini, capo della nostra diplomazia, non sia venuto al corrente della questione.

Viene da pensare che se il ministro avesse espresso il suo rammarico, o se addirittura avesse deciso di soprassedere alla continuazione della vacanza, avrebbe raggiunto un triplice obiettivo anche a prescindere dalla questione georgiana.

Sul piano diplomatico l’Italia sarebbe stata il primo Paese, e forse l’unico, a muovere l’obiezione: nemmeno le istituzioni internazionali risulta abbiano ritenuto di intervenire sulla questione, che pure non pare secondaria.

Sul piano politico il ministro – uomo di centrodestra – avrebbe spiazzato i paladini dei diritti umani e i pacifisti, che sollevano volentieri la voce di fronte alle ingiustizie ma in questo caso sono risultati inspiegabilmente taciturni.

Sul piano umano, infine, avrebbe dato un buon esempio a quell’ampia schiera di credenti che a parole difende volentieri il diritto dei cristiani sparsi per il mondo, ma poi nei fatti smarrisce le proprie convinzioni per non rinunciare a una spiaggia. Che di paradisiaco, oggi, ha davvero poco.

Tra l’India e le Maldive

Nei giorni scorsi abbiamo apprezzato – e non poteva essere altrimenti – l’intervento del ministro degli esteri, Franco Frattini, a difesa dei cristiani in India: una protesta di carattere diplomatico, espressa attraverso la convocazione dell’ambasciatore indiano, auspicando «una forte reazione della polizia federale indiana contro questi estremisti che hanno purtroppo torturato e ucciso cristiani in India».

Ha fatto bene, Frattini, e onore al merito per il fatto di essere stato il primo ministro europeo a muoversi in questa direzione: l’ondata di violenza indù che ha investito scuole, chiese, missionari e credenti aveva bisogno di un intervento politico presso le sedi opportune; naturalmente le violenze non sono cessate solo per questo, ma crediamo che l’interessamento della Farnesina non sia caduto nel vuoto presso le autorità indiane.

Un unico dettaglio sporca il quadro. Come la autoproclamata fidanzata del ministro ha fatto presente, Frattini era in vacanza insieme a lei (e sia chiaro, insieme a lei: non sia mai che esistano questioni più importanti di questo chiarimento, nella vita del suo compagno) alle Maldive.

Proprio in quelle Maldive che risultano ormai da anni ai primi posti nella lista nera dei paesi dove i diritti umani sono più calpestati, dove non è permesso esprimere una fede diversa da quella islamica, dove i cristiani vengono perseguitati senza troppi scrupoli.

Una situazione che non è destinata a cambiare, dato che nella nuova Costituzione maldiviana, promulgata due settimane fa. Come segnalava il Corriere, «”Un non musulmano non può diventare un nostro cittadino”, recita il punto (d) dell’ articolo 9, aggiunto ex novo rispetto alla vecchia Carta del 1998. Un principio che non solo impedirà di ottenere la cittadinanza ai non musulmani ma ne provocherà la perdita anche da parte di chi si converte o è figlio di un non islamico. Le persone colpite dalla revoca potranno restare nel Paese, ma solo per lavorare, e perderanno diritti fondamentali come quello di parola e di spostamento».

Ironia della sorte, la costituzione è stata ratificata lo scorso 7 agosto, proprio nei giorni in cui alle Maldive si svolgeva la vacanza del nostro ministro.
Difficile credere che proprio Frattini, capo della nostra diplomazia, non sia venuto al corrente della questione.

Viene da pensare che se il ministro avesse espresso il suo rammarico, o se addirittura avesse deciso di soprassedere alla continuazione della vacanza, avrebbe raggiunto un triplice obiettivo anche a prescindere dalla questione georgiana.

Sul piano diplomatico l’Italia sarebbe stata il primo Paese, e forse l’unico, a muovere l’obiezione: nemmeno le istituzioni internazionali risulta abbiano ritenuto di intervenire sulla questione, che pure non pare secondaria.

Sul piano politico il ministro – uomo di centrodestra – avrebbe spiazzato i paladini dei diritti umani e i pacifisti, che sollevano volentieri la voce di fronte alle ingiustizie ma in questo caso sono risultati inspiegabilmente taciturni.

Sul piano umano, infine, avrebbe dato un buon esempio a quell’ampia schiera di credenti che a parole difende volentieri il diritto dei cristiani sparsi per il mondo, ma poi nei fatti smarrisce le proprie convinzioni per non rinunciare a una spiaggia. Che di paradisiaco, oggi, ha davvero poco.