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Una flottiglia di dubbi

Chissà se mai sapremo davvero quel che è successo l’altra notte sulla Mavi Marmaris, la nave della “Flotilla” pacifista diretta a Gaza per “portare aiuti umanitari”.

Chissà se ha ragione la deputata arabo-israeliana Hanin Zuabi quando sostiene che a bordo non c’erano armi, o i filmati che girano insistentemente in rete e testimoniano il sequestro di casse di munizioni, missili e altro. Chissà se sono vere o se si tratta di un banale montaggio video tra immagini della nave sotto accusa e riprese più datate (ma non per questo false).

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Una Bibbia per Britney

«Una punizione d’altri tempi per la cantante Britney Spears. La regina del pop dovrà leggere la Bibbia per almeno un’ora al giorno, al fine di rinsaldare i propri traballanti principi morali. La “condanna”, scrive il Daily Mail, le è stata imposta dal padre Jamie, che cura anche gli interessi economici della turbolenta cantante».

Pare che il padre Jamie abbia fissato per Britney «una serie di rigide regole di comportamento ad evitare che prenda una delle solite sbandate nel corso del suo ciclo di esibizioni, il tour “Circus Starring Britney Spears”».

Così «la obbliga a leggere la Bibbia per almeno un’ora prima di andare in scena», oltre ad averle vietato l’accesso al web.

Non vogliamo giudicare la decisione del padre, anche se dobbiamo rilevare che Britney continua a dare prova di un comportamento non proprio cristiano.

Naturalmente la lettura della Bibbia non dovrebbe essere una punizione ma un privilegio. Non va però escluso che, anche da una lettura incoraggiata, possa partire un cambiamento positivo.

Possiamo discutere sull’opportunità del provvedimento, ma certo non possiamo biasimare il padre per aver provato a cambiare la figlia. D’altronde, dopo averla vista coinvolta in una girandola di vicende non troppo felici tra divorzi, cause di affidamento dei figli, frequentazioni poco raccomandabili, dipendenze assortite, recuperi e ricadute, il signor Spears deve aver deciso di riprendere in mano la situazione per evitare che Britney arrivi a un punto di non ritorno.

Forse, nel tornare a fare il padre fuori tempo massimo, sarà stato mosso dalla consapevolezza di un fallimento educativo: in fondo la qualità di un genitore si valuta anche (o soprattutto?) per quel che il figlio diventa da adulto, quando ti lascia per altri lidi e magari rifiuta altri consigli da parte tua. Naturalmente le variabili sono molte, ma al momento dell’emancipazione si misura anche la qualità di un’educazione. Perché nuotare in mare aperto è ben diverso dall’esercitarsi in piscina con un istruttore pronto a riportarti a galla.

Dopo aver lasciato e quasi rinnegato la famiglia, Britney Spears è rimasta a galla decisamente poco. Naturalmente non è colpa sempre e solo dei genitori, anche se è sintomatico che la sorella di Britney, anche lei attrice, sia rimasta incinta ad appena 16 anni.

Non sappiamo se il signor Jamie sia stato un padre permissivo o rigido, né se abbia permesso a malincuore alla figlia di diventare la star di Disney Channel o se sia stato per lui un motivo di orgoglio (come tante mamme che spingono le figlie nel mondo dello spettacolo).

A dire il vero non sappiamo nemmeno quale sia la sua condizione spirituale. Sappiamo solo che sua figlia, nei momenti di lucidità, ha fatto spesso riferimento a valori cristiani («grazie per le vostre preghiere», aveva scritto ai suoi fan uscendo da una delle tante crisi) che rimanderebbero a un’educazione di stampo evangelico.

Sia come sia, nel tentare di riportare la figlia in carreggiata il signor Spears ha fatto una scelta estrema, ma forse l’unica che poteva fare in una situazione così drammatica: farla ripartire da capo. O meglio, dalla Bibbia.

Speriamo che funzioni.

Un drammatico venerdì

Deve essere stata una scena drammatica, quella che si è presentata ai soccorritori venerdì mattina su quel viadotto della Messina-Palermo. Un’auto accartocciata, poco più di un rottame di cui a stento si riconosce il modello. Due corpi sull’asfalto. Uno proiettato giù dal burrone.

Una scena di guerra in un tratto stradale poco sicuro, che già in passato ha causato vittime, reso ancora più insidioso dalla pioggia caduta abbondante nelle ore precedenti.

In quell’auto c’erano un uomo e quattro donne. Facevano parte di una comunità evangelica tra le più numerose di Messina. Chiariamolo una volta per tutte: ricordare questo dettaglio non è un atto di cinico sciovinismo. Le loro vite certo non contavano più di quelle di altri esseri umani. Ma per noi erano speciali.

Tra di noi ci chiamiamo “fratelli”, e non è un caso: ci unisce un legame forte, che ci fa sentire vicini anche quando ci conosciamo a malapena, o non ci conosciamo affatto: pur provenendo da contesti sociali, culturali, geografici diversi, sappiamo di aver fatto la stessa scelta di vita. La scelta di accettare l’amore di Dio nella nostra vita e di seguire con coerenza, per amore, l’insegnamento di Gesù Cristo nella vita quotidiana, nel comunicare la speranza di una nuova vita, nell’impegno concreto per gli altri.

Era proprio per questo desiderio che i cinque si erano messi in viaggio quella mattina: stavano andando a Palermo per un convegno dedicato alle associazioni di volontariato penitenziario, per focalizzare e approfondire le opportunità di un impegno difficile come quello di stare vicino a chi nella propria vita ha sbagliato, incoraggiandolo a cercare una seconda opportunità.

Nicola Arena è malconcio ma ancora tra noi. Responsabile della Congregazione cristiana evangelica di Messina, è un’anima instancabile: il suo impegno cristiano a tutto tondo, la sua predicazione chiara, competente e senza fronzoli lo hanno fatto apprezzare, nel corso degli anni, in tutta Italia.

Non più tardi di qualche settimana fa era a Pordenone, insieme alla sua amata compagna Grazia, incaricato di portare un messaggio in occasione dei 25 anni della chiesa locale.

In più occasioni abbiamo avuto il piacere di averlo ospite nei nostri programmi, su crc.fm, per parlare di dottrina cristiana. Sempre disponibile, sempre preciso, sempre umile («chiamami Nicolino, ti prego»).

Nicola è ancora tra noi, dicevamo. Non è andata altrettanto bene a sua moglie Grazia, né a Claudia.

Non possiamo sapere perché, né vogliamo aggiungere frasi banali, in un momento di dolore come questo.

Preferiamo stringerci in un silenzioso ma sentito abbraccio a Nicola e ai suoi figli. Ci lega un’ormai antica conoscenza, rinfocolata di quando in quando da occasioni di incontro.

Ma, soprattutto, siamo fratelli. E i fratelli, insieme alla speranza, sanno condividere anche la sofferenza.