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Oltre i carboni ardenti

La vita di una celebrità è strana: a volte ci si prepara coscienziosamente per anni, si attraversano tutti i gradi del cursus honorum, dalla gavetta al nome in cartellone, e poi si finisce per venir ricordati per qualcosa di anomalo, talvolta perfino di poco attinente con la propria specializzazione.

I quotidiani, in questi giorni, ci ricordano che qualcosa di simile è successo a Mino Damato: giornalista, persona colta e di gran cuore, che i più ricordano per aver camminato sui carboni ardenti in una lontana edizione di Domenica In (quando Elisabetta Gardini non era un parlamentare della Repubblica, ma una giovane conduttrice televisiva).
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La crisi del volontariato

L’altruismo sta morendo. A segnalarlo è Riccardo Bonacina, direttore editoriale di Vita Magazine, che in un intervento sul Corriere della Sera lamenta un dato preoccupante: negli ultimi tre anni il numero di coloro che si dedicano al volontariato è diminuito del 10%.

Un crollo che si spiega con l’assenza di una politica adeguata da parte delle autorità preposte, una linea capace di valorizzare l’impegno di chi dedica il suo tempo ai bisognosi, incoraggiando altri a seguirne l’esempio. Ma non solo.

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La solitudine dell’uomo telematico

A leggere il titolo di Repubblica, pare che sia arrivata l’apocalisse della rete: «Facebook sotto assedio: “Cancelliamoci tutti”».

Al centro delle polemiche c’è il sito più cliccato della rete, dove 400 milioni di internauti hanno creato una propria scheda e interagiscono con amici (veri, presunti o fittizi) raccontando senza riserve gusti, passioni, idee: un catalogo di vizi (molti) e virtù (poche) che ha fatto rabbrividire i garanti della privacy a ogni latitudine.

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Sbagliata fino in fondo

«Ma cosa crede, che a sessant’anni cambio vita, cerco un lavoro e mi metto a pulire i gabinetti?»: non sono le parole di una contessa caduta in disgrazia o di un’operaia licenziata dopo decenni di onorato servizio, ma di una donna di mezza età arrestata a Milano per spaccio di sostanze stupefacenti.

Di lei sappiamo solo le iniziali, C.M.: il nome non è stato reso noto, per quel malinteso senso della privacy che porta le autorità a sottrarre al pubblico ludibrio anche i nomi degli evasori dalla bella vita.

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L’anonimo di Adro

Spesso ciò che conta non è tanto il gesto, quanto le motivazioni. In molti hanno visto con scetticismo l’imprenditore che ha versato diecimila euro al comune di Adro pagando il servizio mensa al posto dei genitori morosi: sarà un riccone in cerca di fama, avrà pensato qualche malizioso, o un radical chic deciso a seppellire l’immagine delle autorità locali (e nazionali), surclassandoli sul fronte della solidarietà ed eclissando un “partito dell’amore” che, per ora, esiste solo nelle parole del suo fondatore.

E invece no: l’identikit del generoso benefattore è molto diverso da quello ipotizzato. A illuminare sul senso della sua azione e sulle sue ragioni è una lettera di due pagine che lo stesso personaggio ha recapitato in municipio: due pagine di sobrietà e di buonsenso, a partire dalla scelta di restare nell’anonimato, firmandosi semplicemente “un cittadino di Adro”. Uno come tanti, verrebbe da sperare, se fosse garanzia di impegno, generosità e basso profilo.

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Rick Warren è sbarcato in Europa

Ieri, giovedì 3 dicembre, sul Foglio è uscito un mio articolo di analisi sul fenomeno Warren; il contributo inaugura la mia collaborazione con il quotidiano di Giuliano Ferrara. Ve lo ripropongo qui, e resto in attesa dei vostri commenti.

IL PASTORE CHE HA BENEDETTO LA PRESIDENZA OBAMA È SBARCATO IN EUROPA

Il grande pubblico ha scoperto Rick Warren il 20 gennaio scorso, quando davanti a Capitol Hill ha innalzato la tradizionale preghiera di benedizione per l’insediamento di Barack Obama: la paciosa e rassicurante sagoma del pastore che trent’anni fa ha fondato in California la Saddleback Church di Lake Forest rappresenta un cambiamento di forma e di sostanza che non è sfuggito agli esperti.

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Un mondo di volontari

I volontari marciano su Roma: domani e sabato 40 mila associazioni, in rappresentanza di sei milioni di italiani, si riuniscono nella Capitale per confrontarsi e farsi ascoltare.

Riferisce il Corriere che non hanno colore politico ma, rilevano, per portare avanti il loro lavoro non possono limitarsi al ruolo di osservatori. Domani parleranno al Capo dello Stato e, idealmente ma non troppo, rivolgeranno un appello a un Paese che non dimostra di apprezzarli come in effetti meriterebbero, e talvolta nemmeno li mette in condizione di operare. E dire che è proprio il no profit a rendere possibili servizi sociali che, senza il tempo e le energie di tanti cittadini di buona volontà, non potrebbero proseguire. E non parliamo solo di cultura e spettacoli, ma anche di mense per poveri, servizi ai bisognosi, conforto a chi soffre, personale che garantisce un numero sempre più adeguato di ambulanze.

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Nebbia di idee

Il prossimo 10 gennaio saranno passati cinque anni da quando entrò in vigore la nota legge antifumo emanata dal ministro per la salute Sirchia, che vietava sigarette, sigari, pipe e affini in tutti i locali pubblici del nostro Paese.

Sembrava una delle tante iniziative legislative destinate a vedere scarsi riscontri pratici e invece, contro tutte le aspettative, da ormai quasi cinque anni la legge Sirchia regge egregiamente: gli italiani, per qualche strano meccanismo mentale e sociale, hanno preso a cuore la normativa, rispettandola e pretendendone il rispetto. Tanto che ormai è raro entrare in un bar e trovarsi avvolti in una coltre di nebbia provocata dalle sigarette degli avventori, situazione comune fino a qualche anno fa.

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La giusta cornice

Capita, ogni tanto, di registrare un programma sbagliato. In questo caso, al posto di un telefilm, un programma di approfondimento. Capita di dargli un’occhiata, prima di cancellarlo, e di trovarci un servizio che non si sarebbe voluto vedere, se non riguardasse una vicenda vera.

Si parla di Africa e di stregoneria. Si parla di bambini lasciati alla mercè di stregoni: considerati per qualche motivo specioso portatori di maledizioni di ogni genere, molte famiglie affidano a persone di dubbia serietà uno dei figli, nella speranza che serva a liberare la famiglia dal malocchio.
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