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Un atollo di infelicità

I media avevano dipinto Ben Southall, assistente sociale britannico, come l’uomo più fortunato del pianeta. Alcuni mesi fa, prevalendo tra 34 mila candidati, si era guadagnato “il lavoro più bello del mondo”: sei mesi come ospite su un atollo australiano, la classica incantevole isola deserta, con l’unico impegno di promuovere la località in chiave turistica attraverso il web, a fronte di un compenso di 85 mila euro.

Quando la notizia ha fatto il giro del mondo, lo hanno invidiato un po’ tutti: sei mesi di puro relax da trascorrere tra giornate su spiagge da sogno, notti in una villa da due milioni e mezzo di euro, campo da golf per battere la noia. E una paga da favola (oltre 14 mila euro al mese).

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A contatto con la realtà

Duecento euro per i genitori modello: quelli che nutrono in maniera sana i loro pargoli, li vaccinano come si deve e li introducono al sano piacere della lettura. È la soluzione escogitata dal governo britannico per invertire la tendenza dopo l’infausta parentesi thatcheriana, che avrebbe rovinato un’intera generazione facendole smarrire nientemeno che la speranza.

Certo, da quando la Thatcher si è ritirata a vita privata sono passati quasi vent’anni, e dieci di questi li ha coperti il governo del predecessore di Brown stesso, ma si sa: quando un danno è fatto, mica è facile rimediare.

E così, bel belli, gli eroi laburisti – in piena crisi di consensi – si inventano un premio per i genitori. Niente di che, 200 euro all’anno, ossia 16 euro al mese: nemmeno quanto basta per la paghetta del pargolo. Che poi non si sa bene come verrà stabilito a chi assegnare il premio e a chi no: si valuterà il peso dei figli per verificare se siano stati nutriti bene? Si predisporrà un piccolo esame per vedere se leggono, quanto leggono, cosa leggono?

Qualcuno obietterà che la facile ironia è fuori luogo, perché questa decisione è un segno, il segno di un’attenzione ritrovata, di una strategia innovativa. Come quella che un paio di anni fa, con l’obiettivo di diminuire drasticamente le gravidanze delle adolescenti inglesi, finì per aumentarle: si era deciso di adottare sistemi illuminati, senza far leva su valori ridicoli come la moralità o concetti demodé come la fede. D’altronde in Gran Bretagna, oggi, sono più i musulmani dei cristiani praticanti, e questo la dice lunga sull’efficacia di considerare Dio come “uno dei tanti”.

Solo i nostalgici possono pensare che il passato fosse davvero migliore: regole, leggi e consuetudini venivano imposte talvolta senza logica, sempre senza elasticità, e la scarsa lungimiranza di una società arroccata a valori diventati semplici feticci ha portato a una inevitabile contestazione. Che però, una volta al potere, non è stata in grado di esprimere valori alternativi, e si è limitata a demolire la struttura per poi ricostruire qua e là senza una linea di fondo coerente, ignorando bellamente alcuni aspetti essenziali dell’esperienza umana.

Sì, perché l’uomo deve confrontarsi con un fastidio chiamato realtà. E attenzione, non si sta parlando di “normalità”, concetto ormai desueto più del buonsenso.
Parliamo di realtà. Una realtà che ci vede egoisti e tentati da ciò che è male. Questa realtà ci dice tra l’altro che non possiamo volare, vedere al buio, riprodurci senza un certo procedimento biologico. Ci dice anche che le strutture sociali hanno una loro logica: che va compresa e certamente innovata con il passare delle generazioni, ma senza dimenticare l’impianto di fondo, se non ci si vuole trovare a combattere contro l’essenza stessa della nostra umanità.

Rifiutare i cambiamenti per principio è anacronistico. Prendere decisioni senza tenere in considerazione la realtà, però, è folkloristico. Se la politica è una cosa seria, bisognerebbe tenerne conto.