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Valori di rigore

Secondo la maggior parte dei teologi e degli esegeti, la celebre frase di Gesù, «Non sappia la tua sinistra quel che fa la destra», non pare possa venire interpretata come un invito all’incoerenza.

Lo segnaliamo a beneficio dei vertici di una nota squadra di calcio, anzi, della squadra più titolata del nostro malandato Paese, dove il calcio si è affermato come il vero oppio capace di far dimenticare i problemi e i drammi della quotidianità, per lasciarsi cullare dalle gesta di campioni dal piede abile.
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Rosso (al) blasfemo

A volte, a leggere certe notizie, sembra davvero di riscoprire l’acqua calda. La Federazione italiana gioco calcio ha deciso di proibire le bestemmie in campo, che potranno venir sanzionate subito dall’arbitro con l’espulsione del giocatore blasfemo, o nei giorni successivi dalla procura federale sulla base della prova televisiva.

Una norma che viene accolta con soddisfazione dal presidente del Coni, Petrucci, secondo cui «non è una guerra santa ma una questione di rispetto e di etica».

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Telecomandi e telecomandati

Gli adolescenti che esagerano con tv e internet sono più problematici degli altri: lo rivela una ricerca della Società italiana di pediatria, che nei giorni scorsi ha reso pubblici i risultati di un’indagine condotta su 1300 studenti tra i 12 e i 14 anni.

Se Internet, con i suoi social network, i messaggi istantanei e le chat, è ormai un must per i teenager, la tv è tornata in auge dopo un periodo di minore attenzione: i ragazzi navigano in rete e si fanno compagnia con la tv. Ma non, come si potrebbe pensare, mentre chattano con gli amici: la televisione, per la maggior parte di loro, si accende alla sera, a cena. Quando, probabilmente, sono lasciati soli da genitori troppo presi dal lavoro, o sono in loro compagnia ma hanno, evidentemente, poco da dire e all’assordante silenzio di una tavola senza parole preferiscono lo sciapo sottofondo di un programma.

Un quadro sconsolante, che offre alcuni dati interessanti. Internet, ormai, è il mezzo di interazione più gettonato, ma la televisione resta ben presente nel loro immaginario: la guardano a cena, ma anche direttamente sullo schermo del pc, attraverso i filmati che quasi tutti scaricano dalla rete.

Se per loro la rete è il mondo di relazione, la televisione è maestra di vita: attraverso i suoi programmi assorbono valori e trovano battaglie da combattere, atteggiamenti da sostenere, mode da seguire, guru da ascoltare, personaggi da imitare.

Se il consumo resta nella modica quantità, la televisione sarà solo una delle voci, e attraverso il confronto i ragazzi potranno trovare una posizione equilibrata. Quando però la fruizione deborda oltre il buonsenso e la televisione diventa l’unica voce, il suo universo invade l’immaginario dello spettatore: può succederci allora di fare nostri i suoi valori, di chiamare i personaggi televisivi per nome, di scambiare gli amici con i protagonisti dei talk show, di dare credito a chi non lo merita, di crearci un mondo di immagini, egoismi e consumi dove le parole d’ordine sono “prenditi cura di te”, “tutto intorno a te”, “perché io valgo”, e via degradando.

Si fa presto a dire “a me non succede”, “posso smettere quando voglio”. La dipendenza è sempre in agguato e il rischio, ancora più grave in quanto subdolo, non è di perdere la salute, ma la consapevolezza di ciò che conta. Che, a ben guardare, è anche peggio.

Contrappasso natalizio

Se esistesse un premio per il comportamento più laico dell’anno, la scuola elementare Manzoni di Cremona avrebbe buone chance di vincerlo: da diversi anni ha sostituito i festeggiamenti dell’aborrito natale con una più asettica “festa delle luci”, una celebrazione neutrale «per non urtare le altre culture».

Per carità, nessuno dica agli illuminati (mai termine fu più calzante) insegnanti che la definizione scelta non è proprio così equidistante: la “festa delle luci”, nota anche come hannukka, è da secoli una celebrazione ebraica che, guarda il caso, si celebra proprio in questi giorni.

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Il perdono di Erba

Di Carlo Castagna probabilmente pochi ricordano il nome. Molto più noto il volto sofferente che abbiamo visto su tutti i canali televisivi a margine della triste vicenda che, l’11 dicembre 2006, lo ha privato in un colpo solo di moglie, figlia e nipotino.

Sì, Carlo Castagna è la principale vittima della strage di Erba, il frutto della follia di due vicini di mezza età – così almeno ha stabilito il giudizio di primo grado – che in quel dicembre di tre anni fa uccisero quattro persone, misero in fin di vita una quinta e diedero fuoco a un appartamento. Senza plausibili motivi, ammesso ne possano esistere per un gesto simile.

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Un Cuore da bollino rosso

Sadico: l’hanno definito sadico. «In un saggio di prossima pubblicazione – scrive il Corriere – due specialisti, Pino Boero e Giovanni Genovesi, sostengono che Cuore non sia “adatto per i ragazzi”… La lettura di Cuore è sconsigliata per il carattere “lacrimevole”, talvolta “truculento”, spesso “sadico”».

Del libro Cuore, nel nostro piccolo, avevamo già parlato. A quanto pare, però, non eravamo informati sui fatti.
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L’Italia s’è desta

Pensavamo sarebbe passato inosservato in mezzo ai tanti eccessi che sono diventati norma nel nostro acciaccato Paese: e invece no.

Tutto nasce da uno spot televisivo che pubblicizza una nota marca di calze; il video, caratterizzato da colori caldi e toni rassicuranti, viene accompagnato da una versione riveduta e (s)corretta dell’inno nazionale, che diventa – tenendo conto del target femminile cui lo spot è rivolto – “sorelle d’Italia”.
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L'Italia s'è desta

Pensavamo sarebbe passato inosservato in mezzo ai tanti eccessi che sono diventati norma nel nostro acciaccato Paese: e invece no.

Tutto nasce da uno spot televisivo che pubblicizza una nota marca di calze; il video, caratterizzato da colori caldi e toni rassicuranti, viene accompagnato da una versione riveduta e (s)corretta dell’inno nazionale, che diventa – tenendo conto del target femminile cui lo spot è rivolto – “sorelle d’Italia”.
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Quella crisi ricostituente

Che la crisi ci abbia riportato a una maggiore sobrietà è ormai noto: è bastato togliere i soldi dal portafogli di tutti noi per ottenere in pochi mesi ciò che i proclami di un decennio non erano riusciti a fare.

È dagli anni Settanta che abbiamo perso il basso profilo dei nostri genitori, e abbiamo preferito il concessionario all’officina, il negozio al calzolaio, la sartoria al rammendo. Oggi, l’inversione di tendenza: si ripara il possibile, si sostituisce solo l’indispensabile.

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