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Giuramento d’ipocrita

Ippocrate è contro l’aborto, non si giura con quelle parole”: Paolo Gallinaro, ordinario di Ortopedia e presidente di commissione di laurea in Medicina e chirurgia all’università di Torino ha sollevato una polemica sulla formula che, da secoli, segna la fine del percorso di studi per ogni studente di medicina.

Il motivo del rifiuto è contenuto nelle parole della promessa, che a un certo punto recita “… neppure fornirò mai a una donna un mezzo per procurare l’aborto”: «più che il giuramento dei medici, oggi, questa formula suona più come il credo dei medici cattolici», commenta il professore.

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Pugni alla coscienza

Diciott’anni, due pugni e una vita sulla coscienza. Ci si può rovinare l’esistenza anche così, dando in escandescenze per difendere un diritto inesistente e un atto palesemente antisociale.

È successo a Torino dove un settantaseienne è stato preso a pugni in faccia da un giovinastro che insisteva per salire in bicicletta sul bus. L’autista, una donna, non sapeva più quali armi usare per convincerlo a restare a terra, e l’uomo, con un passato da tramviere, è intervenuto per rasserenare il ragazzotto. A onor del vero non sappiamo ancora se l’ictus che ha ucciso l’anziano sia stato una conseguenza diretta dei pugni presi sul bus, anche se la logica e il buonsenso lo suggerirebbero.
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Ai primi sintomi

«I medici ti sottopongono a una serie di esami perché sospettano che tu abbia il cancro alla prostata. La biopsia conferma la diagnosi maligna. E che cosa ti succede il giorno dopo aver ritirato il referto? Che nella buca delle lettere di ritrovi la pubblicità di un’agenzia funebre».

È successo a un cinquantenne torinese, «In un primo momento ha pensato si trattasse di un’informazione pubblicitaria destinata a tutti i condòmini. E invece no».

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Soli in mezzo alla crisi

La preoccupazione primaria per la metà degli italiani, nel 2009, è l’incertezza economica: il 32% teme la precarietà lavorativa, il 18% la caduta del tenore di vita.

Sono i dati che emergono da un sondaggio SWG commissionato dall’Associazione nazionale comuni italiani, resa nota in questi giorni e riportata oggi dalla Stampa.

Dopo la situazione economica, la paura più sentita dagli italiani è la microcriminalità (30%): a seconda della città si teme di più la violenza sessuale (Roma e Bologna), lo spaccio e l’immigrazione clandestina (Torino, Milano, Genova), i furti in casa (Venezia), la criminalità organizzata (Napoli).

Nel servizio della Stampa viene invece citata solo di sfuggita la terza paura degli italiani: il 12% teme l’angoscia della solitudine.

Più di un italiano su dieci, quindi, lascia in secondo piano la gravità della situazione economica e non si preoccupa principalmente nemmeno per la microcriminalità. La paura principale è quella di restare da solo.

Forse si tratta di persone anziane: andando avanti avanti con gli anni si assume una sensibilità sempre più accentuata nei confronti delle piccole cose e dei rapporti umani; più passa il tempo e più si teme di vedere venir meno la propria capacità relazionale. Se a qualcuno potrebbe sembrare un vantaggio, per i più anziani è un vero dramma.

Ma probabilmente in quel 12% non ci sono solo persone di una certa età. E forse le persone che hanno definito la solitudine la loro principale paura non sono immuni delle altre paure: anzi, forse le hanno vissute. Magari si tratta di giovani rampanti che hanno vissuto sulla propria pelle il tracollo di un’azienda che consideravano inaffondabile. O forse si tratta di manager che, fino a ieri, pensavano di poter dare un prezzo a qualsiasi cosa, anche ai rapporti umani: nel momento in cui la crisi si affaccia alla porta, si rendono conto che mercificando le relazioni le hanno compromesse, perdendo il senso dell’amicizia e della solidarietà. Dopo che per dieci anni o più hanno sacrificato famiglia e affetti alla carriera, il lavoro è diventato per loro l’unico strumento di relazione: una volta persa questa coperta di Linus, si ritrovano disorientati e incapaci di ricostruire una vita normale.

Come cristiani possiamo fare ben poco per risolvere la crisi o dare una soluzione al problema della microcriminalità. Ma possiamo fare molto per chi soffre di questa angosciosa solitudine, per chi ha visto crollare i propri riferimenti, per chi deve ritrovare una direzione di vita, per chi tenta di ricucire addosso alla coscienza un’etica e una morale convincente.

Non lasciamoli soli.

Figurine mancanti

Un sito Internet, Reporter.it, parla delle comunità religiose presenti a Firenze: un bel numero di realtà innervano il capoluogo toscano, tanto che, scrivono in un’inchiesta Francesca Puliti e Roberta Salvucci,

L’area fiorentina è un po’ una “Babele delle religioni”: ospita la comunità ebraica, quella musulmana, quella valdese, la Chiesa Ortodossa Russa e quella Rumena. Poi ci sono i Metodisti e i Battisti, ma anche i Testimoni di Geova e gli Hare Krishna. La comunità musulmana è talmente cresciuta che per entrare in moschea si fanno i turni.

Va premesso che Firenze non è la città che conta il maggior numero di realtà religiose: anche lasciando perdere Roma, in testa per intuibili motivi, c’è quantomeno Trieste – imbattibile nel rapporto tra numero di abitanti e numero di denominazioni -, e anche Torino non scherza.

La cosa che stupisce, nell’articolo del Reporter, è un’assenza quantomeno sorprendente: nessun accenno alle chiese evangeliche di area non storica. E dire che in pieno centro, in via della Vigna Vecchia, ha la sua sede una chiesa “dei fratelli” presente in città già nell’Ottocento, storico luogo di incontro dei pionieri del movimento.

Non ci saremmo stupiti se avessimo trovato un elenco sommario in qualche articolo che cita en passant la varietà di gruppi religiosi in quel di Firenze. Ma qui l’articolo è incentrato proprio sul tema.

Sovviene il commento Umberto Eco, che nello spiegare “Come si fa una tesi di laurea”, raccomandava di fare un “lavoro serio”:

Si può fare in modo serio anche una raccolta di figurine: basta fissare l’argomento della raccolta, i criteri di catalogazione, i limiti storici della raccolta. Se si decide di non risalire indietro oltre il 1960, benissimo, purché dal ’60 a oggi le figurine ci siano tutte.

Qui, a quanto pare, qualche figurina decisamente manca, e la catalogazione non è delle più lineari: non ci sono varie chiese di Firenze, ma compare la comunità Hare Krishna della Val di Pesa; mentre, sempre in Val di Pesa, non viene segnalato il comprensorio di Poggio Ubertini.

E dire che sarebbe bastato consultare un banale elenco