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Lo spezzatino di Verhoeven

Di artisti e intellettuali che hanno provato a riscrivere i vangeli è piena la storia: l’ultimo, in ordine di tempo, è il regista Paul Verhoeven che – segnala Il Giornale – ” passa dalla fantascienza alla teologia” con “un libro spericolato in cui si mescolano Vangeli e gnosticismo”.

Stando al regista, “Il Redentore sarebbe stato soltanto un uomo e per di più travolto dagli eventi”. Un Gesù assolutamente umano, che eredita quasi per caso i suoi discepoli alla morte di Giovanni Battista e solo con il tempo si convince di essere «qualcosa di più di un profeta».

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Quando la vita sfugge

Esperienza da brividi per un giovane operaio turco: sul posto di lavoro è stato investito da un autoarticolato, a sua volta travolto da un treno in corsa.

L’uomo è sopravvissuto all’esperienza, facendo gridare al miracolo la laica Turchia.

«La vita veramente bella – ha dichiarato l’operaio -. Il valore che ha non lo sai finché non provi qualcosa di simile».

A volte ci lamentiamo per le nostre disgrazie e le sventure quotidiane. Ci infastidiamo di fronte alle fatalità che ci complicano la vita, liquidiamo le vicende sgradevoli alla voce “sfortuna”. Nel nostro ostinato desiderio di chiudere il capitolo per aprirne uno più sereno ci dimentichiamo di riflettere, e di dare al nostro vissuto un significato, trovando un perché a quello che influisce sulla nostra vita in maniera non sempre piacevole.

Più di qualcuno, probabilmente, di fronte a una storia come questa si sarebbe affrettato a sfruttare l’onda lunga della popolarità, accettando di buon grado di entrare nel serraglio di fenomeni da baraccone che la televisione ammannisce quotidianamente a piene mani.

L’operaio turco, invece, ha raggiunto una consapevolezza poco trendy e per niente in linea con la superficialità dei nostri giorni: ha riscoperto una verità che richiede troppo impegno, e che per questo preferiamo dimenticare. Il valore positivo della vita, il semplice fatto di esserci ancora, va riscoperto quotidianamente e annaffiato con la gratitudine per Colui che ci ha concesso il privilegio di un altro giorno.

Tra i progetti per il futuro dell’operaio turco c’è quello di sposare la sua fidanzata. «Non voglio perdere altro tempo», ha dichiarato.

Probabilmente qualcuno la considererà un’altra banalità. Il valore del tempo assume un significato pregnante quando ci rendiamo conto di avere un obiettivo da raggiungere. Oppure dopo aver scoperto quanto sia facile vedersi sottrarre il proprio futuro.
Fino a quel momento è solo un annoiato giro di lancette.

Spesso ci stupiamo per il destino di chi, sopravvissuto a morte certa, viene a mancare dopo breve tempo per un secondo incidente. Ci angoscia l’anomalia di una statistica non rispettata, che – implicitamente – fa sentire anche noi meno sicuri del nostro futuro.

Forse per rasserenarci dovremmo fare come quell’operaio turco: fermarci a ripensare alla nostra vita riscoprendo il suo significato più profondo. E, una volta raggiunta una conclusione onesta e convincente, ripartire.

Ripartire in fretta e con intensità: non c’è tempo per annoiarsi, malignare, recriminare. Il tempo da perdere è davvero poco.