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La fede di Enzo Jannacci

Sulla fede di Enzo Jannacci avevamo già avuto modo di riflettere qualche mese fa, e già in quell’occasione eravamo rimasti piacevolmente sorpresi sulla sua sensibilità per la figura di Gesù.

Ora, in un’intervista ad Avvenire, il medico cantautore parla a tutto campo delle origini e degli sviluppi della sua ricerca spirituale: scrive Paolo Viana, che lo ha intervistato, che Jannacci «A settantaquattro anni è un uomo che parla con Cristo, che lo cerca ogni giorno, perché – ci dice – ne ha “un gran bisogno”», e se «non ha ritrovato la fede» è «semplicemente perché non l’ha mai perduta: “Credo molto in Dio, ci parlo e non sono mai stato ateo“».

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Figurine mancanti

Un sito Internet, Reporter.it, parla delle comunità religiose presenti a Firenze: un bel numero di realtà innervano il capoluogo toscano, tanto che, scrivono in un’inchiesta Francesca Puliti e Roberta Salvucci,

L’area fiorentina è un po’ una “Babele delle religioni”: ospita la comunità ebraica, quella musulmana, quella valdese, la Chiesa Ortodossa Russa e quella Rumena. Poi ci sono i Metodisti e i Battisti, ma anche i Testimoni di Geova e gli Hare Krishna. La comunità musulmana è talmente cresciuta che per entrare in moschea si fanno i turni.

Va premesso che Firenze non è la città che conta il maggior numero di realtà religiose: anche lasciando perdere Roma, in testa per intuibili motivi, c’è quantomeno Trieste – imbattibile nel rapporto tra numero di abitanti e numero di denominazioni -, e anche Torino non scherza.

La cosa che stupisce, nell’articolo del Reporter, è un’assenza quantomeno sorprendente: nessun accenno alle chiese evangeliche di area non storica. E dire che in pieno centro, in via della Vigna Vecchia, ha la sua sede una chiesa “dei fratelli” presente in città già nell’Ottocento, storico luogo di incontro dei pionieri del movimento.

Non ci saremmo stupiti se avessimo trovato un elenco sommario in qualche articolo che cita en passant la varietà di gruppi religiosi in quel di Firenze. Ma qui l’articolo è incentrato proprio sul tema.

Sovviene il commento Umberto Eco, che nello spiegare “Come si fa una tesi di laurea”, raccomandava di fare un “lavoro serio”:

Si può fare in modo serio anche una raccolta di figurine: basta fissare l’argomento della raccolta, i criteri di catalogazione, i limiti storici della raccolta. Se si decide di non risalire indietro oltre il 1960, benissimo, purché dal ’60 a oggi le figurine ci siano tutte.

Qui, a quanto pare, qualche figurina decisamente manca, e la catalogazione non è delle più lineari: non ci sono varie chiese di Firenze, ma compare la comunità Hare Krishna della Val di Pesa; mentre, sempre in Val di Pesa, non viene segnalato il comprensorio di Poggio Ubertini.

E dire che sarebbe bastato consultare un banale elenco