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Abbracci e responsabilità

«Baci e abbracci in culla contro il futuro stress: le coccole di mamma fanno adulti più forti. L’affetto materno è un’arma fondamentale per divenire adulti capaci di resistere alle tensioni quotidiane, più sicuri di sé, meno ansiosi e ostili», scrive La Repubblica.

Una paziente ricerca finlandese «ha selezionato 482 bebè e li ha seguiti nella crescita fino all’età di 34 anni. Gli psicologi hanno valutato il grado di affettività e di attaccamento materno quando il piccolo aveva solo otto mesi. Poi, a distanza di anni, con questionari ad hoc, hanno misurato il livello di sicuri e forti, capaci di vincere gli stress della vita. Tali soggetti mostrano livelli di ansia e ostilità fino a sette punti inferiori a quelli mostrati dai loro coetanei le cui mamme non hanno instaurato coi figli ancora in fasce un legame altrettanto affettuoso. L’affetto materno, dunque, è un’ottima risorsa per crescere pronti ad affrontare la vita».
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La Casa degli altri

Sabato pomeriggio è stata inaugurata la nuova sede torinese di Casa della Bibbia: la nota libreria cristiana – nonché casa editrice e agenzia editoriale – lascia i locali di via Botticelli per spostarsi in via Massari.

Una posizione più decentrata, ma dove la struttura può avvalersi di 1300 metri quadri di cui 100 di esposizione libraria aperta al pubblico, cui si aggiungono due sale conferenze, uffici, un ampio deposito: una scelta di comodità per gli utenti, anche perché – come spiegavano i responsabili – nella zona sono presenti una decina di chiese evangeliche.
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Vera passione

La Stampa racconta l’originale vicenda di una tifoseria tedesca, quella del 1. FC Union di Berlino.

Con lo stadio inagibile e le istituzioni pubbliche latitanti in quanto a fondi, gli ultrà si sono organizzati: dallo scorso giugno ogni giorno alle 6.30 un gruppo di irriducibili si incontra allo stadio e comincia a trafficare tra cazzuole, impalcature, carriole per rimettere in sesto la struttura. Lo fanno gratuitamente, per pura passione: unica consolazione concreta, nel pomeriggio passano alcune sostenitrici con un vassoio di dolci e del tè caldo.

«Nessuno si è pentito di aver preso questa decisione – dice la coordinatrice del gruppo -: la 1. FC Union è come una grande famiglia e ora i tifosi sono ancora più uniti».

Non si tratta (solo) di sfaccendati, naturalmente: ci sono persone che vengono solo per brevi periodi, altre che sono arrivate dal nord della Germania per un giorno solo, qualcuno addirittura prende ferie per poter dare una mano.

Risultato? A febbraio i lavori saranno conclusi e lo stadio sarà a norma, oltre a poter contare sulla copertura di tutte le tribune.

È una storia che sorprende e insegna molto. I tifosi della 1. FC Union non si sono scoraggiati, non hanno organizzato cortei o manifestazioni di piazza per chiedere a “Berlino ladrona” (se tutto il mondo è paese, i sentimenti saranno simili a ogni latitudine) i finanziamenti per rimettere a nuovo il glorioso stadio. Non hanno nemmeno archiviato la questione con un sospiro e un’alzata di spalle.

Sulle spalle, invece, hanno caricato mattoni, sacchi di cemento, attrezzature. Si sono rimboccati le maniche e, giorno dopo giorno, si sono messi al lavoro con un obiettivo. Ognuno lo ha fatto quando e come ha potuto. Senza crogiolarsi sotto il sole, senza scoraggiarsi davanti alla pioggia.

E i risultati sono arrivati.

I tifosi sono così. Spendono tutto quel che possono, pur di seguire la loro squadra; si identificano, sono orgogliosi della loro identità, sfruttano il tempo libero durante la settimana per organizzare il sostegno domenicale con cori e striscioni.

Lo fanno con pazienza, senza cambiare idea alle prime difficoltà, e non vengono meno alla loro fede (calcistica) nemmeno di fronte alle delusioni più cocenti.

Qualcuno obietterà che si tratta di un impegno eccessivo per il contesto effimero cui viene applicato.

Sia come sia, il paragone con i cristiani e le loro chiese è quantomeno impietoso.