Archivi Blog

A cominciare dal raccoglimento

«Se si vuole c’è tempo per tutto. A cominciare dal raccoglimento spirituale e dalla preghiera»: parole di Ettore Bernabei, “il signore della televisione”, al vertice della Rai per una generazione e attualmente, alla bella età di 88 anni, produttore televisivo.

Si tratta dunque di una voce autorevole in fatto di lavoro intenso, ritmi ossessivi, impegni debordanti. Bernabei, dopo mezzo secolo abbondante di onorato servizio nel settore pubblico potrebbe starsene comodamente in pensione, e invece continua a portare avanti una sorprendente serie di attività: un manager per vocazione, più che per passione o necessità.

Non ha tempo di annoiarsi, eppure è categorico in relazione alla sua vita spirituale. C’è tempo per tutto, a cominciare dal raccoglimento spirituale.

Sarà un caso, ma nell’intervista dice proprio “a cominciare da”. Sembra quasi paradossale pensare che, molto spesso, quel raccoglimento spirituale che per Bernabei viene “prima di tutto” noi lo mettiamo in fondo. Lo teniamo per le riserve di tempo anche se siamo consapevoli che ci sarà difficile trovare un momento libero ed energie sufficienti alla fine della giornata.

“Non ho tempo”, è una delle scuse più comuni quando si parla di vita spirituale. Una recente catena telematica faceva notare che se maneggiassimo la Bibbia nella misura in cui usiamo il cellulare (fateci caso, ormai è diventato una mania: lo usiamo per telefonare, per inviare messaggi, ma anche per controllare se c’è segnale, per verificare se ci siamo persi qualche chiamata…), la nostra vita spirituale sarebbe molto più ricca.

Anche in un’epoca precedente al boom dei cellulari, un personaggio autorevole (più di Bernabei) rivelava che con il suo raccoglimento spirituale voleva “risvegliare l’alba”, che all’alba cercava Dio, che la sua lode si elevava al mattino. Trattandosi di un capo di stato, viene da pensare che non fosse solo una questione di insonnia, o una particolare predisposizione agli orari mattutini.

Forse quel personaggio aveva capito prima degli altri che la giornata non è mai abbastanza lunga, che la sera arriva troppo presto, che gli imprevisti sono all’ordine del giorno, che lo stress e la fatica non permettono di garantire un dopocena lucido.

Forse proprio in considerazione di tutto questo il re Davide – l’avrete capito, il personaggio è lui – aveva deciso di cominciare la giornata con Dio, prima di tuffarsi nei pressanti impegni di un’agenda che non concede tregua.

Il raccoglimento, la devozione, la preghiera quotidiana non sono optional per la vita del cristiano, e non sono nemmeno una spesa.

Sono, invece, il migliore investimento che un cristiano sensato possa fare per aprire la sua giornata nel migliore dei modi: e, con il tempo, ci sorprenderemo a scoprire che non sarà solo un investimento dal punto di vista spirituale, ma anche sul piano operativo.

Annunci

Un drammatico venerdì

Deve essere stata una scena drammatica, quella che si è presentata ai soccorritori venerdì mattina su quel viadotto della Messina-Palermo. Un’auto accartocciata, poco più di un rottame di cui a stento si riconosce il modello. Due corpi sull’asfalto. Uno proiettato giù dal burrone.

Una scena di guerra in un tratto stradale poco sicuro, che già in passato ha causato vittime, reso ancora più insidioso dalla pioggia caduta abbondante nelle ore precedenti.

In quell’auto c’erano un uomo e quattro donne. Facevano parte di una comunità evangelica tra le più numerose di Messina. Chiariamolo una volta per tutte: ricordare questo dettaglio non è un atto di cinico sciovinismo. Le loro vite certo non contavano più di quelle di altri esseri umani. Ma per noi erano speciali.

Tra di noi ci chiamiamo “fratelli”, e non è un caso: ci unisce un legame forte, che ci fa sentire vicini anche quando ci conosciamo a malapena, o non ci conosciamo affatto: pur provenendo da contesti sociali, culturali, geografici diversi, sappiamo di aver fatto la stessa scelta di vita. La scelta di accettare l’amore di Dio nella nostra vita e di seguire con coerenza, per amore, l’insegnamento di Gesù Cristo nella vita quotidiana, nel comunicare la speranza di una nuova vita, nell’impegno concreto per gli altri.

Era proprio per questo desiderio che i cinque si erano messi in viaggio quella mattina: stavano andando a Palermo per un convegno dedicato alle associazioni di volontariato penitenziario, per focalizzare e approfondire le opportunità di un impegno difficile come quello di stare vicino a chi nella propria vita ha sbagliato, incoraggiandolo a cercare una seconda opportunità.

Nicola Arena è malconcio ma ancora tra noi. Responsabile della Congregazione cristiana evangelica di Messina, è un’anima instancabile: il suo impegno cristiano a tutto tondo, la sua predicazione chiara, competente e senza fronzoli lo hanno fatto apprezzare, nel corso degli anni, in tutta Italia.

Non più tardi di qualche settimana fa era a Pordenone, insieme alla sua amata compagna Grazia, incaricato di portare un messaggio in occasione dei 25 anni della chiesa locale.

In più occasioni abbiamo avuto il piacere di averlo ospite nei nostri programmi, su crc.fm, per parlare di dottrina cristiana. Sempre disponibile, sempre preciso, sempre umile («chiamami Nicolino, ti prego»).

Nicola è ancora tra noi, dicevamo. Non è andata altrettanto bene a sua moglie Grazia, né a Claudia.

Non possiamo sapere perché, né vogliamo aggiungere frasi banali, in un momento di dolore come questo.

Preferiamo stringerci in un silenzioso ma sentito abbraccio a Nicola e ai suoi figli. Ci lega un’ormai antica conoscenza, rinfocolata di quando in quando da occasioni di incontro.

Ma, soprattutto, siamo fratelli. E i fratelli, insieme alla speranza, sanno condividere anche la sofferenza.

La testimonianza di Charles Schultz

Nove anni fa, il 12 febbraio del 2000, moriva Charles Schultz. Disegnatore di successo, era diventato famoso negli anni Cinquanta per i Peanuts, strisce che per cinquant’anni hanno raccontato quotidiamente le avventure di Charlie Brown, Snoopy e la loro compagnia di piccoli amici.

Schultz era un cristiano convinto, e la sua fede si percepiva anche nelle storie che raccontava attraverso i fumetti.

Lo conferma un libro ormai datato ma sempre piacevole, scritto dal teologo Robert L. Short e intitolato “Il vangelo secondo Charlie Brown” (Gribaudi editore). Sì, proprio Charlie Brown, il bambino dalla testa tonda che è al centro delle mille piccole avventure dei Peanuts.

Naturalmente non si tratta di un altro vangelo, né il volume ha intenti canzonatori nei confronti della Bibbia. Anzi.

Nelle piccole storie dei personaggi di Schultz è facile trovare una profonda morale cristiana, spaccati di vita quotidiana vestiti di paradossi e iperboli. Proprio partendo da questa constatazione, Short ha voluto andare in profondità e analizzare in chiave dottrinale e sociologica le “strisce” di Schultz, trovandoci sorprendenti spunti spirituali.

Resterà deluso, però, chi pensa che “Il vangelo secondo Charlie Brown” – ripubblicato numerose volte da Gribaudi – sia una semplice raccolta delle strisce più cristianeggianti nella produzione di Schultz: non è una collezione di fumetti, ma piuttosto un profondo insegnamento.

Da un lato “Il vangelo secondo Charlie Brown” parla a tutti i cristiani talentuosi, a volte incerti sul modo di esprimere la propria arte al servizio di Dio; dall’altro lato parla ai cristiani in generale, stimolandoli a comprendere l’importanza di «imparare a parlare in modo comprensibile agli uomini là dove essi si trovano», per usare appunto le parole dello stesso Schultz.

“Là dove essi si trovano”, e non è solo un modo di dire: all’inizio della sua carriera Schultz ha constatato che buona parte dei lettori di quotidiani si ferma alla pagina dei fumetti, e che questo corposo numero di lettori va raggiunto proprio lì, attraverso gli opportuni talenti.

A nove anni dalla scomparsa, e a quasi sessant’anni dalle prime strisce, il suo appello resta valido, anche se risulta ancora poco ascoltato dai cristiani di tutto il mondo.

Per questo viene da pensare che forse, per noi cristiani, il modo migliore per ricordare Schultz è ricordare questa sua intuizione e farne tesoro.