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Parentesi estive

La Stampa di oggi, citando il poco noto mensile Outside, individua quattro tipi di vacanziero. Si riferisce ai manager, ma in realtà le categorie possono essere applicate a qualsiasi persona che viva nel mondo occidentale, e che – per lavoro, oppure solo per piacere, volontariato o attività legate comunque al tempo libero – si ritrova a dover scandire il proprio tempo con la precisione e l’ansia di un manager: essere manager di se stessi, in fondo, non è meno impegnativo.

La ricerca in questione segnala:
– il “mondano”, che sceglie località alla moda, bazzica locali di tendenza, veste griffato e si connette sempre più per immagine che per necessità;
– l’iperattivo, per il quale la vacanza deve essere sempre e comunque itinerante, sportiva e condita da escursioni estreme: è però organizzatissimo e non “stacca” mai del tutto;
– l’avventuroso, che per “vacanza” intende una full-immersion nella natura selvaggia, senza programmi precisi, con abiti da montanaro trascurato: viaggia da solo perché la sua idea di vacanza corrisponde per gli altri all’idea di tortura;
– il minimalista, che dice vacanza e pensa relax, in un appartamento o in un hotel a due passi dalla spiaggia, senza programmi precisi, con pochi amici fidati e un abbigliamento che bada alla comodità più che all’immagine.

È interessante notare come il concetto di vacanza può differire così radicalmente da persona a persona. Il vocabolo non offre indicazioni precise in merito: unico indizio, il fatto che la radice latina trova origine nel concetto di vuoto, assenza.

Forse anche per questo varrebbe la pena interrogarsi sul senso della vacanza, che non dovrà per forza essere un vuoto pneumatico, ma non dovrebbe comunque perdere il connotato di “variazione” delle attività finalizzato a reperire nuovi stimoli e recuperare energie.

La vacanza non è – non dovrebbe essere – un sogno che diventa realtà, un privilegio che la vita mai ci concederebbe nei ritmi consueti, una emozionante parentesi dell’esistenza quotidiana: è triste pensare a una vita che ha bisogno della vacanza per trovare un senso compiuto.

No, la vacanza non dovrebbe essere vissuta come una corsa al desiderio incompiuto, ma come un momento della vita: un momento certamente diverso dall’ordinario, forse entusiasmante, altrimenti rilassante, ma inserito in un contesto che alimenta le nostre energie, non le nostre frustrazioni.

Un momento che, come gli alcolici, richiede senso di responsabilità, per dare soddisfazione senza provocare spiacevoli conseguenze.

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