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Se mille vi sembran pochi

Eppure, se succede, un motivo c’è.

I giornali hanno segnalato il caso di un sessantenne romano che avrebbe irretito almeno venti donne, estorcendo denaro e abusando delle loro figlie preadolescenti, con la scusa che doveva «modificare il karma delle bambine e trasmettere a tale scopo il suo Dna sano e curativo che avrebbe impedito il compimento del negativo destino e risparmiato alla madre le  sofferenze altrimenti inevitabili». Una storia che andava avanti dagli anni Novanta.

Il personaggio in questione, arrestato nei giorni scorsi, è il “guru” di una setta dal nome esotico, che si dedica allo yoga e a terapie orientali e – stando ai giornali – avrebbe qualcosa come mille adepti.

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Stragi nel silenzio

Nella notte tra mercoledì e giovedì, in Egitto, si è consumata una strage: nove persone sono state uccise all’uscita di una chiesa, dove avevano celebrato il natale copto.

Una notizia agghiacciante che merita attenzione per la gravità del fatto e per la scossa che una vicenda simile inevitabilmente porta nei rapporti tra comunità religiose e le ripercussioni che potrebbe avere anche in Europa.

Evidentemente, però, la pensiamo così quasi solo noi.
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La giusta cornice

Capita, ogni tanto, di registrare un programma sbagliato. In questo caso, al posto di un telefilm, un programma di approfondimento. Capita di dargli un’occhiata, prima di cancellarlo, e di trovarci un servizio che non si sarebbe voluto vedere, se non riguardasse una vicenda vera.

Si parla di Africa e di stregoneria. Si parla di bambini lasciati alla mercè di stregoni: considerati per qualche motivo specioso portatori di maledizioni di ogni genere, molte famiglie affidano a persone di dubbia serietà uno dei figli, nella speranza che serva a liberare la famiglia dal malocchio.
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Tra l'India e le Maldive

Nei giorni scorsi abbiamo apprezzato – e non poteva essere altrimenti – l’intervento del ministro degli esteri, Franco Frattini, a difesa dei cristiani in India: una protesta di carattere diplomatico, espressa attraverso la convocazione dell’ambasciatore indiano, auspicando «una forte reazione della polizia federale indiana contro questi estremisti che hanno purtroppo torturato e ucciso cristiani in India».

Ha fatto bene, Frattini, e onore al merito per il fatto di essere stato il primo ministro europeo a muoversi in questa direzione: l’ondata di violenza indù che ha investito scuole, chiese, missionari e credenti aveva bisogno di un intervento politico presso le sedi opportune; naturalmente le violenze non sono cessate solo per questo, ma crediamo che l’interessamento della Farnesina non sia caduto nel vuoto presso le autorità indiane.

Un unico dettaglio sporca il quadro. Come la autoproclamata fidanzata del ministro ha fatto presente, Frattini era in vacanza insieme a lei (e sia chiaro, insieme a lei: non sia mai che esistano questioni più importanti di questo chiarimento, nella vita del suo compagno) alle Maldive.

Proprio in quelle Maldive che risultano ormai da anni ai primi posti nella lista nera dei paesi dove i diritti umani sono più calpestati, dove non è permesso esprimere una fede diversa da quella islamica, dove i cristiani vengono perseguitati senza troppi scrupoli.

Una situazione che non è destinata a cambiare, dato che nella nuova Costituzione maldiviana, promulgata due settimane fa. Come segnalava il Corriere, «”Un non musulmano non può diventare un nostro cittadino”, recita il punto (d) dell’ articolo 9, aggiunto ex novo rispetto alla vecchia Carta del 1998. Un principio che non solo impedirà di ottenere la cittadinanza ai non musulmani ma ne provocherà la perdita anche da parte di chi si converte o è figlio di un non islamico. Le persone colpite dalla revoca potranno restare nel Paese, ma solo per lavorare, e perderanno diritti fondamentali come quello di parola e di spostamento».

Ironia della sorte, la costituzione è stata ratificata lo scorso 7 agosto, proprio nei giorni in cui alle Maldive si svolgeva la vacanza del nostro ministro.
Difficile credere che proprio Frattini, capo della nostra diplomazia, non sia venuto al corrente della questione.

Viene da pensare che se il ministro avesse espresso il suo rammarico, o se addirittura avesse deciso di soprassedere alla continuazione della vacanza, avrebbe raggiunto un triplice obiettivo anche a prescindere dalla questione georgiana.

Sul piano diplomatico l’Italia sarebbe stata il primo Paese, e forse l’unico, a muovere l’obiezione: nemmeno le istituzioni internazionali risulta abbiano ritenuto di intervenire sulla questione, che pure non pare secondaria.

Sul piano politico il ministro – uomo di centrodestra – avrebbe spiazzato i paladini dei diritti umani e i pacifisti, che sollevano volentieri la voce di fronte alle ingiustizie ma in questo caso sono risultati inspiegabilmente taciturni.

Sul piano umano, infine, avrebbe dato un buon esempio a quell’ampia schiera di credenti che a parole difende volentieri il diritto dei cristiani sparsi per il mondo, ma poi nei fatti smarrisce le proprie convinzioni per non rinunciare a una spiaggia. Che di paradisiaco, oggi, ha davvero poco.

Tra l’India e le Maldive

Nei giorni scorsi abbiamo apprezzato – e non poteva essere altrimenti – l’intervento del ministro degli esteri, Franco Frattini, a difesa dei cristiani in India: una protesta di carattere diplomatico, espressa attraverso la convocazione dell’ambasciatore indiano, auspicando «una forte reazione della polizia federale indiana contro questi estremisti che hanno purtroppo torturato e ucciso cristiani in India».

Ha fatto bene, Frattini, e onore al merito per il fatto di essere stato il primo ministro europeo a muoversi in questa direzione: l’ondata di violenza indù che ha investito scuole, chiese, missionari e credenti aveva bisogno di un intervento politico presso le sedi opportune; naturalmente le violenze non sono cessate solo per questo, ma crediamo che l’interessamento della Farnesina non sia caduto nel vuoto presso le autorità indiane.

Un unico dettaglio sporca il quadro. Come la autoproclamata fidanzata del ministro ha fatto presente, Frattini era in vacanza insieme a lei (e sia chiaro, insieme a lei: non sia mai che esistano questioni più importanti di questo chiarimento, nella vita del suo compagno) alle Maldive.

Proprio in quelle Maldive che risultano ormai da anni ai primi posti nella lista nera dei paesi dove i diritti umani sono più calpestati, dove non è permesso esprimere una fede diversa da quella islamica, dove i cristiani vengono perseguitati senza troppi scrupoli.

Una situazione che non è destinata a cambiare, dato che nella nuova Costituzione maldiviana, promulgata due settimane fa. Come segnalava il Corriere, «”Un non musulmano non può diventare un nostro cittadino”, recita il punto (d) dell’ articolo 9, aggiunto ex novo rispetto alla vecchia Carta del 1998. Un principio che non solo impedirà di ottenere la cittadinanza ai non musulmani ma ne provocherà la perdita anche da parte di chi si converte o è figlio di un non islamico. Le persone colpite dalla revoca potranno restare nel Paese, ma solo per lavorare, e perderanno diritti fondamentali come quello di parola e di spostamento».

Ironia della sorte, la costituzione è stata ratificata lo scorso 7 agosto, proprio nei giorni in cui alle Maldive si svolgeva la vacanza del nostro ministro.
Difficile credere che proprio Frattini, capo della nostra diplomazia, non sia venuto al corrente della questione.

Viene da pensare che se il ministro avesse espresso il suo rammarico, o se addirittura avesse deciso di soprassedere alla continuazione della vacanza, avrebbe raggiunto un triplice obiettivo anche a prescindere dalla questione georgiana.

Sul piano diplomatico l’Italia sarebbe stata il primo Paese, e forse l’unico, a muovere l’obiezione: nemmeno le istituzioni internazionali risulta abbiano ritenuto di intervenire sulla questione, che pure non pare secondaria.

Sul piano politico il ministro – uomo di centrodestra – avrebbe spiazzato i paladini dei diritti umani e i pacifisti, che sollevano volentieri la voce di fronte alle ingiustizie ma in questo caso sono risultati inspiegabilmente taciturni.

Sul piano umano, infine, avrebbe dato un buon esempio a quell’ampia schiera di credenti che a parole difende volentieri il diritto dei cristiani sparsi per il mondo, ma poi nei fatti smarrisce le proprie convinzioni per non rinunciare a una spiaggia. Che di paradisiaco, oggi, ha davvero poco.