L’inno che fece marciare il mondo

Julia_Ward_Howe.jpgUno dei brani più noti del movimento evangelico, “Gloria gloria alleluia”, in questi giorni ha avuto grande visibilità: il manoscritto del brano (il titolo ufficiale in realtà è “Battle Hymn of the Republic”) è stato esposto per un paio di giorni a Washington, nell’hotel dove era stato composto oltre 150 anni fa, e tra un anno troverà casa presso l’erigendo Museo della Bibbia della capitale statunitense.

“Gloria gloria alleluia” venne scritto nel periodo della Guerra civile e, raccontano le cronache, la prima volta che lo sentì eseguire Abramo Lincoln si commosse; cento anni dopo, durante le contestazioni degli anni Sessanta, divenne – a ragione o a torto – un inno delle battaglie per i diritti civili, ma quella è un’altra storia.

Una curiosità: l’inno più battagliero del repertorio evangelico è stato composto da una donna, Julia Ward Howe. E d’accordo, è stato cantato (e seguito a passo cadenzato) ovunque e da tutti, dal coro dell’Esercito UsaJohnny Cash, ma per una volta vale la pena di riascoltarlo live interpretato in chiave soul-gospel da un’altra donna, Whitney Houston.

Tra sogni e sacrifici

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È ricominciata la scuola per 7.816.408 studenti. «Sarà un anno di sfide importanti e grandi responsabilità», annuncia il ministro Giannini nel messaggio a studenti e docenti, sfide mirate a «fare della scuola il vero motore del cambiamento».

Forse, più che pensare al cambiamento, sarebbe utile riportare a scuola i principi ormai dimenticati sull’onda di pedagogie senza costrutto: valori come il rispetto per i compagni (e, se non suona troppo retrò, per i professori), l’educazione, l’impegno, la costanza. Tenere presente che le tecnologie sono uno strumento, mentre gli ideali sono il fine.

E la scuola non è solo socializzazione, inclusione, opportunità ma anche spirito di sacrificio. Se vogliamo studenti preparati – al lavoro e alla vita – e capaci di dare un futuro a questa società, presentare la scuola con i toni patinati di una meta turistica, quasi fosse un sogno lungo nove mesi dove l’importante è partecipare, non è decisamente la soluzione migliore.

Un uomo saggio come Qoelet, già tremila anni fa, ricordava che lo studio “è una fatica per il corpo” e, anche se non è garanzia di successo, “la saggezza vale più della forza” (ma anche “più delle grida”, aggiungeva profetico, quando l’era dei talk show era di là da venire).

Insomma: oggi come allora, in ogni campo, la scelta è tra sogni e solide realtà.

Un uomo perbene

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Trent’anni fa, il 15 settembre 1986, Enzo Tortora venne assolto con formula piena dalle infamanti accuse che lo avevano perseguitato per oltre tre anni, accuse infondate ma sufficienti, per i giudici, a portarlo alla sbarra. Per tre anni Tortora, da cittadino innocente, dovette subire il trauma del carcere e l’onta della gogna mediatica. Fino a quando, il 15 settembre di trent’anni fa, da uomo perbene (formula scelta, non a caso, come titolo di un film sua inquietante vicenda) uscì a testa alta dall’incubo di un processo surreale.
La vicenda lasciò il segno sulle sue condizioni di salute (sarebbe morto di tumore due anni più tardi) ma anche nel ricordo di un dramma che era riuscito a superare, diceva, anche grazie a tanta «cara buona gente che mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, e questo non lo dimenticherò mai».

Vale la pena di ricordarlo, come fa Avvenire, per ricordare tutti coloro che, nel loro piccolo o su larga scala, subiscono ingiustamente vessazioni, ingiurie, torti a causa della superficialità, della malvagità, dell’ingiustizia. Ricordando, con Fra Cristoforo di fronte a Don Rodrigo, che “verrà il giorno”. E non vorremmo, quel giorno, nei panni di chi dovrà rendere conto della propria miseria morale.

Guida alla settimana – 3/9/2016

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Com’è andata la settimana?
Breve percorso ragionato
tra fede, valori, morale

«Le acque escono tumultuose dal letto del fiume e tutto travolgono: ma un giorno esse torneranno placate nel loro alveo e ritornerà a splendere il sole. E se, alla fine, voi avrete perso ogni cosa, sarete ancora ricchi se non avrete perso la fede in Dio. Ma chi avrà dubitato della bontà e della giustizia di Dio sarà povero e miserabile anche se avrà salvato ogni sua cosa»: le celebri parole messe in bocca a Don Camillo da Giovanni Guareschi hanno risuonato durante i funerali di Stato per le vittime del sisma. A farle proprie il vescovo D’Ercole, che le ha citate nel suo intervento (per gli estimatori: l’originale, dal film Il ritorno di don Camillo, è qui). Leggi il resto di questa voce

La battaglia della fertilità

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È battaglia sul Fertility day, iniziativa voluta dal ministro Lorenzin e contestata da più parti quando la notizia ha (con calma, va detto) raggiunto l’attenzione dei commentatori da social.

Incoraggiare alla procreazione? Se il ministro continua a difendere la sua scelta, i detrattori più radicali contestano che lo Stato non debba intromettersi nella sfera privata delle persone, mentre i critici più concilianti ritengono che, se si ritiene necessario sostenere la procreazione, vada fatto in termini meno semplicistici. Leggi il resto di questa voce

Guida alla settimana – 27/8/2016

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Com’è andata la settimana?
Breve percorso ragionato
tra fede, valori, morale

Duecentocinquanta morti, 365 feriti, migliaia di sfollati, una decina di paesi annientati: questa volta sono Amatrice e Pescara del Tronto le quinte di una storia di morte e distruzione che si ripete periodicamente, una storia che ogni volta ci trova impotenti e ci lascia basiti. Trovare un senso a un dramma più grande di noi, del resto, è umanamente impossibile. «”Tutto è vanità” verrebbe da dire come il Qoelet – ha commentato Susanna Tamaro sul Corriere -, “nient’altro che vanità” perché del “doman non v’è certezza”. La fragilità, la morte – queste realtà ormai indicibili della nostra esistenza – ci compaiono all’improvviso davanti, quasi allegre, veloci, per dirci: “Via. È ora di andare”… Dovremmo ricordarci che la dignità più profonda delle nostre vite non ci giunge dalla forza, dal potere, dalla tecnica, ma dalla consapevolezza della nostra profonda fragilità». Leggi il resto di questa voce

Guida alla settimana – 20/8/2016

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tra fede, valori, morale

Rieccolo, il Trump delle mille sorprese: al suo ultimo incontro con i pastori evangelici in Florida – lo avevamo preannunciato nello scorso numero – il candidato repubblicano alla Casa Bianca ha dichiarato, con una certa dose di ironia, che essere un buon presidente “è probabilmente l’unico modo che ho per andare in Paradiso”.
Ha poi promesso di dare voce alle chiese, in particolare per consentire loro di parlare di politica abolendo una norma che, di fatto, lo vieta. L’unica speranza è che abbia ragione quel noto telepredicatore, quando ha precisato che Trump è credente, ma la sua fede è “in fasce”. Leggi il resto di questa voce

La commedia del burkini

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Il sindaco francese che ha vietato il burkini sulle spiagge ha dato vita a un dibattito decisamente vario in cui le posizioni si sono rivelate fluide e gli estremi, plasticamente, si sono incontrati. Leggi il resto di questa voce

Vergarolla, la strage dimenticata

Vergarolla.jpgIl 18 agosto di settant’anni fa, su una spiaggia di Pola, un boato squarciò l’allegro pomeriggio di sole, mare e gare di nuoto: l’esplosione a catena di ordigni bellici ufficialmente disinnescati, che ignoti avevano riattivato, provocò oltre ottanta vittime. Il numero esatto non si saprà mai: decine di corpi vennero letteralmente polverizzati da uno scoppio impressionante, percepito a distanza come un terremoto. Leggi il resto di questa voce

Guida alla settimana – 13/8/2016

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tra fede, valori, morale

Guerra di religione sì o no? Si dibatte ancora sulla questione sollevata da Bergoglio. Antonio Polito sul Corriere rileva che «all’interno della più vasta Cristianità… c’è una comunità di princìpi e di valori che affondano le radici nel Cristianesimo ma non si identificano tout court con esso. Questa comunità è l’Occidente, cristiano, laico e secolarizzato». Questo Occidente è «certamente sfidato dal radicalismo islamico in una vera e propria guerra di religione, un conflitto cioè in cui chi uccide lo fa in nome di un credo, e a un dio con blasfemia dedica il sangue che versa». Sfruttando «la duttilità e precisione della lingua italiana – suggerisce ancora Polito – si potrebbe dire che non è in corso una “guerra tra religioni”, ma una “guerra di religione” sì»: del resto, «se quella che abbiamo di fronte non fosse una guerra di religione, che senso avrebbe chiedere agli islamici europei di condannare e isolare i terroristi?». Leggi il resto di questa voce